Sondaggio Usa boccia la guerra in Iran, cala il consenso per Trump. Funerale di Khamenei a Qom e attacco missilistico a Hormuz

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La maggioranza degli elettori americani, stando a quanto emerge da un sondaggio realizzato per conto del Financial Times da Focaldata tra il 26 e il 30 giugno su un campione di 1.795 elettori registrati, ritiene che la guerra contro l'Iran non abbia prodotto risultati commensurabili al costo sostenuto dagli Stati Uniti.

Il conflitto, iniziato con l'offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele lo scorso febbraio, continua a pesare in modo significativo sul consenso del presidente Donald Trump, con un'indice di approvazione sceso al 36%, in flessione di due punti rispetto al mese precedente. Il dato più preoccupante per la Casa Bianca, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, è il crollo del gradimento tra gli elettori indipendenti, dove il consenso è precipitato al 21%.

A fronte di questo scenario, i democratici si trovano in vantaggio di sei punti nelle intenzioni di voto per il Congresso, con il 44% delle preferenze contro il 38% dei repubblicani.

Il giudizio sul conflitto e lo scetticismo sull'accordo

Il sondaggio del Financial Times dipinge un quadro di diffuso scetticismo riguardo alla politica estera dell'amministrazione Trump: il 58% degli intervistati giudica la guerra non giustificata dal prezzo pagato, mentre il 44% afferma che il conflitto ha di fatto indebolito la posizione degli Stati Uniti nei confronti di Teheran, contro il 31% che sostiene il contrario.

In questo contesto, la richiesta della Casa Bianca al Congresso di stanziare ulteriori 67 miliardi di dollari per coprire i costi dell'operazione ha alimentato ulteriori critiche, non solo dall'opposizione ma anche all'interno della stessa base elettorale del presidente.

A pesare sul giudizio degli americani è anche la percezione dell'intesa provvisoria siglata a giugno tra Washington e Teheran per un cessate il fuoco di 60 giorni: circa due terzi degli intervistati ritiene che l'accordo avrà scarso impatto sulla stabilità della regione o che possa addirittura aumentare il rischio di nuovi conflitti, con solo un elettore su cinque convinto che possa favorire la pace.

I funerali di Khamenei tra la folla di Qom e il ricordo del 1989

Mentre il dibattito politico infiamma gli Stati Uniti, in Iran proseguono le solenni cerimonie funebri per l'ayatollah Ali Khamenei, la cui salma è giunta nella città santa di Qom dove si terrà la processione funebre dopo le imponenti celebrazioni di Teheran. La folla, scandendo slogan contro Stati Uniti e Israele, dimostra come il conflitto abbia reso più saldo il regime teocratico, costringendo le voci critiche a rimanere nell'ombra.

Un parallelo storico emerge dalla ricostruzione dell'Associated Press, che ha rievocato i funerali del 1989 di Ruhollah Khomeini, il leader della rivoluzione islamica del 1979, quando una folla immensa invase le strade di Teheran e il corteo degenerò in un caos tale da costringere le autorità a interrompere tutto e rinviare la sepoltura. In quella circostanza, la folla si scagliò contro il feretro strappando il sudario e facendo cadere il corpo, causando una ressa che secondo le prime stime provocò almeno otto morti e migliaia di feriti.

Nuova tensione a Hormuz e prospettive di dialogo

Sullo sfondo di questi eventi, le tensioni nello Stretto di Hormuz restano alte: secondo quanto riportato da Axios, le Guardie della Rivoluzione iraniane avrebbero lanciato missili contro navi commerciali in transito, causando danni significativi ma senza vittime. L'attacco, che ha colpito una nave cisterna, arriva mentre il presidente Trump ha rinnovato la minaccia di un'azione militare dichiarando che gli Stati Uniti raggiungeranno un accordo con l'Iran o "finiranno il lavoro".

Nonostante le ostilità, all'orizzonte si affacciano nuovi possibili negoziati con Washington, che secondo alcune fonti potrebbero tenersi a Islamabad il 14 e 15 luglio, con l'obiettivo di discutere il programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni e la sicurezza regionale.

Un aspetto che emerge con chiarezza dal sondaggio del Financial Times, in un'opinione pubblica americana spaccata, è il sostegno maggioritario alla permanenza degli Stati Uniti nella Nato: il 53% degli elettori è favorevole a restare nell'Alleanza atlantica, mentre solo il 23% sostiene un'uscita, nonostante le ripetute critiche di Trump agli alleati europei per la loro mancata partecipazione alla campagna militare in Iran.

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