Guerra Usa-Iran sospesa, la proposta sullo Stretto di Hormuz apre nuovi scenari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra Usa-Iran entra in una fase di sospensione con una proposta avanzata dall’Oman per ridurre gli effetti della crisi sullo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte per il passaggio di navi cariche di petrolio e altre materie prime. L’Oman ha discusso il piano con gli altri Paesi del Golfo, più colpiti dal blocco dei transiti, e ha presentato all’Iran una soluzione collettiva per consentire il passaggio delle imbarcazioni. Gli sceicchi del petrolio sarebbero disponibili a pagare Teheran per il transito delle loro navi attraverso un meccanismo definito “contributo volontario”, così da evitare di introdurre un precedente indicato come dazio e non creare tensioni con Donald Trump.

La proposta sull’area di Hormuz arriva mentre restano aperti diversi fronti nella crisi tra Stati Uniti e Iran. Se il piano dovesse essere accettato da Teheran e non incontrare l’opposizione di Washington, potrebbe contribuire a ridurre la carenza di carburanti, gas, fertilizzanti e altre materie prime che prima della crisi transitavano attraverso lo stretto. Il tema del traffico marittimo è diventato uno degli elementi centrali del confronto, perché il blocco dei passaggi ha avuto conseguenze sulle forniture e sui collegamenti commerciali legati alla regione.

La sospensione della guerra tra Usa e Iran e il confronto alla Casa Bianca

La guerra tra Usa e Iran è stata sospesa dopo le dichiarazioni di Donald Trump e la posizione comunicata da Teheran. Trump ha parlato di una nuova possibilità per l’Iran, ribadendo allo stesso tempo la disponibilità ad azioni forti e negando che agli Stati Uniti manchino le armi. L’attesa resta concentrata anche sull’incontro alla Casa Bianca con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, arrivato per un confronto diretto dopo le precedenti divergenze sulla gestione della crisi con Teheran.

Durante il confronto alla Casa Bianca, Netanyahu ha definito l’incontro con Trump eccellente e ha ribadito che Israele non vuole che l’Iran disponga dell’atomica. Il portavoce del governo israeliano ha dichiarato che con gli Stati Uniti esiste allineamento e che Israele sostiene qualsiasi strada scelta da Trump. Nello stesso contesto sono state segnalate proteste Pro Pal davanti alla Casa Bianca e a Tel Aviv, mentre il quadro diplomatico resta legato alle decisioni dei principali attori coinvolti.

Le minacce di Teheran e il nodo della risposta iraniana

Nel frattempo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito la posizione di Teheran sulla risposta a eventuali attacchi. Attraverso un messaggio pubblicato su X, Araghchi ha spiegato che la dottrina di difesa iraniana segue il principio “occhio per occhio” e ha avvertito che qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le infrastrutture, provocherebbe una risposta forte e decisa. Le dichiarazioni sono arrivate mentre il confronto militare e diplomatico continua a influenzare le scelte dei Paesi coinvolti.

Araghchi ha inoltre affermato che anche chi contribuisce a un’aggressione contro l’Iran, indipendentemente dal tipo di sostegno fornito, potrebbe essere considerato un obiettivo legittimo. Le sue parole indicano la posizione ufficiale di Teheran in una fase in cui la sospensione dei combattimenti non ha eliminato tutti gli elementi di tensione. Restano infatti sul tavolo il controllo dello Stretto di Hormuz, le condizioni della tregua e il rapporto tra Iran, Stati Uniti e Israele.

Tra gli episodi legati alla fase più recente del conflitto sono stati citati anche missili iraniani contro una base Usa in Giordania. Parallelamente, alla Casa Bianca sono previsti incontri separati tra Trump, Netanyahu e Zelensky, con il premier israeliano protagonista del primo faccia a faccia con il presidente statunitense dopo il periodo segnato dalle divergenze sulla gestione del dossier iraniano. La sospensione della guerra Usa-Iran resta quindi accompagnata da trattative, dichiarazioni ufficiali e decisioni che riguardano direttamente la sicurezza regionale e i flussi di approvvigionamento.

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