Il nome della prima Ferrari elettrica, Luce, finisce al centro di una disputa con Mazda

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La scelta del nome per la prima vettura completamente elettrica nella storia del Cavallino Rampante, un modello il cui debutto mondiale è atteso per il prossimo 25 maggio a Roma, rischia di trasformarsi in un caso legale internazionale. La denominazione prescelta, “Luce”, che in italiano evoca un concetto di illuminazione e chiarezza, si sovrapporrebbe a un marchio depositato e storicamente utilizzato dalla casa giapponese Mazda, aprendo uno scenario complesso per gli uffici legali di Maranello. La vicenda, che vede contrapposte due realtà automobilistiche di primo piano, ruota attorno alla tempistica dei depositi e al valore identitario che un nome porta con sé, specialmente in un mercato globale dove la confusione tra marchi è considerata un rischio giuridico severamente regolamentato.

Secondo le ricostruzioni fornite dalla stampa specializzata, Ferrari avrebbe proceduto a registrare il nome “Luce” all'inizio del 2026, con una pratica depositata in Italia lo scorso 9 febbraio, in preparazione dell'annuncio del suo primo Sport Utility Vehicle a batteria. Poche settimane più tardi, con una mossa a sorpresa che ha colto molti di sorpresa, Mazda ha presentato una domanda di registrazione per il medesimo termine “Luce” presso l’ufficio brevetti nipponico, in data 4 marzo. Questa iniziativa da parte della casa di Hiroshima, se da un lato rappresenta una pratica comune nell'industria automobilistica – dove molte aziende depositano e rinnovano marchi storici al solo scopo di proteggere il proprio patrimonio e impedire che terzi se ne approprino – dall’altro costituisce un ostacolo potenzialmente insormontabile per i piani di espansione della Ferrari, soprattutto nel cruciale mercato asiatico.

L’eredità della Mazda Luce, un modello lungo trent’anni

Il nodo della questione, che vede la casa giapponese pronta a far valere le sue ragioni, risiede nella storia del modello. La Mazda Luce non è infatti un semplice nome accantonato nei polverosi archivi della memoria, ma rappresenta un capitolo fondamentale e longevo per il costruttore nipponico. Prodotta ininterrottamente dal 1966 fino al 1991, la Luce è stata per un quarto di secolo il modello di punta, l’ammiraglia della gamma Mazda, destinata a competere nel segmento delle berline di lusso e conosciuta in molti mercati di esportazione con la denominazione, forse più familiare al grande pubblico, di Mazda 929. Il primo modello, una berlina disegnata dal celebre carrozziere italiano Giorgetto Giugiaro per conto della Bertone, rappresentò all’epoca un salto di qualità stilistico e tecnologico per l'azienda, che successivamente propose anche versioni coupé e station wagon, alcune delle quali equipaggiate con il caratteristico motore rotativo Wankel, come nel caso della Luce Rotary Coupé del 1969.

Il fatto che Mazda, ancora nel 2017, abbia voluto rendere un esplicito omaggio a quel modello con la concept car Vision Coupé, la cui linea evocava proprio le forme della Luce Rotary Coupé, dimostra quanto quel nome sia ancora saldamente ancorato al DNA e all’eredità emotiva del marchio. Non si tratta quindi di una semplice difesa preventiva di un termine generico, ma della tutela di un pezzo di storia aziendale che potrebbe in futuro tornare in auge, magari proprio per un modello di prestigio o per una vettura elettrica che voglia riallacciarsi a quel glorioso passato. La sovrapposizione temporale delle registrazioni, con la casa di Maranello che ha mostrato le sue carte a febbraio e quella giapponese che ha risposto poche settimane dopo, configura un quadro di precisa strategia difensiva.

Tempistiche e procedure al vaglio degli esperti

La cronaca degli eventi, che vede i legali delle due case automobilistiche impegnati a districarsi in un labirinto di normative internazionali sulla proprietà intellettuale, assume contorni quasi da giallo processuale. La domanda che molti esperti di comunicazione, come Annamaria Testa, si pongono riguarda la portata geografica del contenzioso: il deposito di Mazda in Giappone potrebbe impedire a Ferrari di commercializzare la sua “Luce” nell’arcipelago nipponico, ma non necessariamente in Europa o negli Stati Uniti. Tuttavia, in un’economia globalizzata, avere un nome diverso a seconda del mercato rappresenta una complicazione logistica e di marketing non indifferente, oltre che un potenziale danno d’immagine, vanificando gli sforzi di comunicazione globale costruiti attorno a un singolo termine che, per l’occasione, era stato anche scelto per il suo significato evocativo italiano.

La sottigliezza della mossa di Mazda risiede anche nella data del deposito, avvenuto quando ormai il nome della Ferrari elettrica era già stato reso noto al pubblico attraverso le prime immagini degli interni diffuse dalla casa italiana. Questo elemento, se da un lato potrebbe far pensare a una mossa provocatoria, dall’altro dimostra come la protezione del proprio patrimonio industriale sia un'attività continua e tempestiva. La casa di Maranello, che per la sua prima elettrica ha annunciato prestazioni da capogiro – con un’accelerazione 0-100 km/h in 2,5 secondi e un’autonomia di oltre 500 chilometri – si trova ora a dover gestire un imprevisto che nulla ha a che fare con l’ingegneria del veicolo, ma che ne riguarda l’identità più profonda: il nome con cui verrà chiamata dai suoi facoltosi clienti in tutto il mondo.

Precedenti illustri nel mondo dell’auto

La disputa in corso tra il Cavallino Rampante e la casa di Hiroshima non rappresenta certo un unicum nella storia dell’automobile, che è costellata di battaglie legali e cambi di denominazione dell’ultima ora. Il caso che più si avvicina a questo, per tempistica e imbarazzo procurato, è forse quello occorso ad Alfa Romeo appena due anni fa, nel 2024, quando fu costretta a rinominare il suo SUV compatto da “Milano” a “Junior” a seguito di una contestazione del governo italiano, che riteneva il nome ingannevole in quanto il veicolo veniva prodotto in Polonia. Un altro esempio celebre riguarda la Porsche, che negli anni Sessanta dovette trasformare il suo 901 in 911 perché la Peugeot vantava un diritto di esclusiva sui nomi composti da tre cifre con lo zero al centro.

Talvolta, però, le questioni si risolvono in modo più bonario, come nel recente accordo tra BMW e Citroën per l’utilizzo del nome XM, dove le parti sono riuscite a trovare un’intesa che consentisse a entrambe di preservare i propri diritti. Nel caso di “Luce”, la strada verso un accordo stragiudiziale appare in salita, dato che per Mazda non si tratta di un nome qualunque, ma di un tassello identitario del proprio passato. La Ferrari, dal canto suo, dovrà valutare se sia il caso di intraprendere una costosa battaglia legale, magari limitata ad alcuni mercati, o se non sia più saggio, come suggerito da alcuni analisti, tornare al tavolo da disegno per trovare un’alternativa che non comprometta il lancio di un modello così strategico per il suo futuro elettrico.

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