Ferrari Luce, Mazda fa un passo indietro e chiude la partita sul nome

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La genesi della prima elettrica di Maranello, attesa per il mese di maggio, è stata finora seguita con l’attenzione tipica riservata a ogni evento che coinvolge il Cavallino Rampante, sebbene in questo caso particolare la presentazione ufficiale sia ancora di là da venire. Nel frattempo, però, la vettura – che si chiamerà ufficialmente Ferrari Luce – ha già dovuto fare i conti con una vicenda giuridico-commerciale capace di increspare le acque ben prima del suo debutto sulle strade. Si tratta della querelle sul nome, sollevata dopo che i colleghi australiani di CarExpert avevano scoperto come Mazda avesse depositato il marchio “Luce” in Giappone, un’operazione avvenuta a poche settimane di distanza dall’annuncio ufficiale con cui la casa emiliana aveva rivelato la denominazione della sua prima BEV. Una sovrapposizione, quella tra i due colossi, che aveva immediatamente acceso i riflettori su un potenziale conflitto di proprietà intellettuale, gettando un’ombra sulle strategie di branding del nuovo modello.

Una tradizione giapponese e il timore di una battaglia legale

A rendere la faccenda meno scontata era stata la storia stessa della denominazione contesa. Luce, per Mazda, non è un nome qualsiasi: sebbene non sia più in produzione da moltissimo tempo, identificava una berlina premium di un certo prestigio, tanto che la casa nipponica, nel 2017, aveva presentato il concept Vision Coupé definito proprio come un “omaggio rispettoso alla sua tradizione”, con un riferimento esplicito alla Mazda Luce Rotary Coupé del 1969. Il deposito del marchio in Giappone, avvenuto dopo l’annuncio di Maranello, aveva quindi fatto ipotizzare una mossa difensiva da parte di Mazda, o comunque l’intenzione di tutelare un pezzo della propria storia industriale. Dal canto suo, Ferrari aveva fatto sapere di rivendicare il proprio diritto all’uso del nome, dando vita a un tira e molla che rischiava di sfociare in una complessa contesa transnazionale, con esiti tutt’altro che scontati per un’auto che rappresenta una svolta epocale per l’azienda.

Lo spiraglio che arriva dal Giappone

La situazione, però, sembra ora essersi sbloccata verso una soluzione improntata al buon senso reciproco. Mazda, secondo quanto emerso nelle ultime ore, avrebbe infatti scelto di non procedere con un’azione legale, rinunciando a contestare l’uso del nome da parte della Ferrari. Una decisione, quella della casa di Hiroshima, che di fatto rimuove l’ostacolo principale che si parava davanti al lancio commerciale della Luce. L’evoluzione della vicenda lascia intendere come le interlocuzioni tra i due marchi – verosimilmente avvenute in via riservata – abbiano trovato un punto di equilibrio, scongiurando quel braccio di ferro che avrebbe inevitabilmente ritardato o complicato il percorso di avvicinamento al debutto. Per il Cavallino Rampante, si tratta di una boccata d’ossigeno che permette di concentrare nuovamente l’attenzione sul piano tecnico e strategico.

Più che un nome, un manifesto tecnologico

E l’attenzione, d’altronde, non può che rimanere focalizzata su ciò che la Ferrari Luce rappresenta dal punto di vista ingegneristico. Oltre il confine della semplice nomenclatura, la prima elettrica di Maranello si prepara a portare in strada un approccio che sposta decisamente i confini della dinamica di guida: oltre 1.000 cavalli, generati da quattro motori indipendenti, sono solo il dato numerico più appariscente. La vera rivoluzione, infatti, risiede nella gestione della coppia motrice, un lavoro certosino che gli ingegneri della casa emiliana hanno potuto affinare attingendo a dati forniti dalla NASA per mappare con precisione i limiti biologici del sistema nervoso umano. Un livello di approfondimento, questo, che trasforma l’interazione tra pilota e vettura in un’esperienza basata su una reattività calibrata sulla soglia di percezione fisiologica, piuttosto che sulla mera potenza bruta. A completare il quadro, il design affidato a LoveFrom, il collettivo creativo guidato da Sir Jony Ive e Marc Newson, che ha curato le linee di un modello destinato a inaugurare un’era inedita per la storia del marchio, liberato ora anche dall’impasse legale che minacciava di offuscarne l’avvento.

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