Mazda non farà causa a Ferrari per il nome Luce: il nodo della proprietà intellettuale si scioglie tra Tokyo e Maranello

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La querelle sul nome “Luce”, destinata a battezzare la prima auto elettrica del Cavallino Rampante, si chiude senza strascichi legali dopo settimane di attesa e di silenzi carichi di significato. A rompere gli indugi è stata Mazda, la casa giapponese che nei mesi scorsi aveva riaperto i registri di un marchio dal sapore storico, suscitando il timore di un contenzioso internazionale proprio mentre Ferrari si apprestava a svelare il suo modello più atteso. In una nota ufficiale, il costruttore di Hiroshima ha chiarito la propria posizione, dissipando le nubi che si erano addensate attorno alla denominazione della vettura destinata a segnare un’epoca.

Il retroscena della contesa: quando un’ammiraglia d’epoca incontra l’elettrica di Maranello

La vicenda affonda le radici nella memoria storica dell’industria automobilistica giapponese. Il termine “Luce”, che in italiano evoca luminosità e, per estensione colloquiale, energia elettrica, rappresenta per Mazda un pezzo di eredità produttiva tutt’altro che dimenticato. Dal lontano 1966 fino al 1991, la denominazione contraddistinse una berlina di fascia alta commercializzata in Giappone – nota in altri mercati come Mazda 929 – un modello che la casa nipponica ha voluto celebrare anche in tempi recenti, menzionandolo nel 2017 in occasione della presentazione della concept Vision Coupe, definita un omaggio alla tradizione costruttiva della marca. Il riemergere di questo marchio, avvenuto pochi giorni dopo l’annuncio ufficiale di Ferrari avvenuto lo scorso 9 febbraio, aveva fatto scattare l’allarme: l’ufficio brevetti giapponese aveva infatti ricevuto una nuova registrazione del nome “Luce” da parte della casa nipponica, gettando un’ombra sulla possibilità per Ferrari di utilizzare liberamente il nome sul mercato del Sol Levante.

La posizione ufficiale: difesa del patrimonio storico senza intenzione di fare causa

Contrariamente alle previsioni più catastrofiste, che immaginavano lunghe battaglie legali o un rebranding forzato dell’attesissima BEV (Battery Electric Vehicle) di Maranello, Mazda ha scelto la via della chiarezza senza conflitto. L’azienda ha confermato di mantenere attive le registrazioni relative ai nomi dei suoi principali modelli storici – inclusa Luce – con l’intenzione di preservare la possibilità di un loro utilizzo futuro anche in Giappone. Tuttavia, la dichiarazione rilasciata alla stampa ha assunto un tono conciliante: Mazda non intende in alcun modo ostacolare l’adozione del nome “Ferrari Luce” da parte del costruttore italiano, né tantomeno ha in programma di intraprendere azioni legali in merito. Una precisazione che arriva dopo settimane di sostanziale silenzio, durante le quali Ferrari aveva già fatto sapere di aver condotto tutte le ricerche preventive del caso, assicurando che i diritti di terzi non confliggevano con la registrazione internazionale del marchio effettuata presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO) già nel settembre 2025.

Il quadro giuridico: registrazione globale e sovranità territoriale dei marchi

Dietro l’apparente semplicità di un nome, si cela una complessa architettura di diritti di proprietà intellettuale che il settore automobilistico globale conosce bene. Ferrari ha ottenuto la registrazione internazionale del marchio “Ferrari Luce” con validità decennale attraverso il sistema gestito dalla WIPO, che copre oltre cento paesi, e ha provveduto a depositarlo presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) lo stesso giorno della presentazione al pubblico. Tuttavia, il principio di territorialità del diritto dei marchi fa sì che, in ultima istanza, la giurisdizione giapponese – attraverso il Japan Patent Office (JPO) – mantenga la parola definitiva per il mercato interno. È proprio in questo perimetro geografico che si concentrava la potenziale criticità, ora scongiurata dall’atteggiamento non aggressivo di Mazda. La decisione della casa giapponese, dunque, non solo evita un conflitto legale dispendioso, ma lascia aperta la porta a future interpretazioni del nome nell’ambito della propria strategia di brand, senza per questo precludere a Ferrari l’ingresso nel mercato nipponico con la denominazione prescelta.

Precedenti illustri: quando i nomi accendono polemiche nel mondo delle quattro ruote

Il caso “Luce” si inserisce in una lunga tradizione di contese nominali che hanno punteggiato la storia dell’automobile, spesso risolte con accordi extragiudiziali o ridenominazioni last minute. Basti ricordare la vicenda di Alfa Romeo, costretta a trasformare la sua Milano in Junior dopo le rimostranze del governo italiano riguardo alla produzione del modello in Polonia, o la disputa tra Fiat e Renault per la Gingo, divenuta poi Panda per la somiglianza con la Twingo. Anche nel segmento delle vetture ad alte prestazioni non mancano esempi di convivenza pacifica tra denominazioni simili o identiche, come dimostrano i casi di Bentley e Lincoln con “Continental” o di BMW e GAC con “M8”, a testimonianza che la sovrapposizione dei nomi non sempre si traduce in una battaglia legale, ma può trovare una soluzione nell’equilibrio tra differenziazione di mercato e tutela della propria identità storica.

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