Il caso Bisteccherie d’Italia, Miriam Caroccia: “Non ho mai pagato nessuno, Delmastro e gli altri mi hanno ceduto le quote a mia insaputa”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ammessa la complessità della vicenda che avvolge la società “Le 5 Forchette” – la srl legata al ristorante romano Bisteccheria d’Italia – la versione di Miriam Caroccia arriva a scardinare, con la nettezza di una smentita categorica, l’impianto di una ricostruzione che pareva ormai consolidata. La giovane, figlia diciottenne di Mauro Caroccia, quest’ultimo condannato come prestanome del clan camorristico Senese, ha infatti smentito ogni consapevolezza in merito all’operazione societaria che l’ha vista diventare, sulla carta, l’azionista unica della società. A parlare per lei è l’avvocato Fabrizio Gallo, il quale ha dichiarato che la sua assistita non solo non ha mai preso parte agli accordi di cessione delle quote, ma ha appreso la notizia del passaggio di proprietà – avvenuto il 5 marzo 2026 – attraverso le pagine di questo giornale.

L’insaputa e il passaggio di quote tra Delmastro e i soci piemontesi

Al centro del fitto intreccio vi è la posizione dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro, che insieme ad altri esponenti politici biellesi deteneva una quota del 25 per cento della compagine sociale. Secondo quanto emerso, questi soci piemontesi avrebbero ceduto le loro partecipazioni a Miriam Caroccia, la quale però rivendica ora una totale estraneità alla transazione. Il legale della ragazza ha tenuto a precisare che nessun atto è stato sottoscritto dalla sua cliente e che nessun versamento di denaro è stato effettuato per perfezionare l’acquisizione del pacchetto azionario. “Non ho consegnato soldi a nessuno, non ho firmato nessun atto, non sapevo di essere diventata proprietaria del 100 per cento delle quote della società”, ha fatto sapere la diretta interessata attraverso le dichiarazioni del suo difensore, delineando così uno scenario in cui l’intera operazione si sarebbe consumata a sua completa insaputa.

Le verifiche della Dda e il mistero dei flussi finanziari

In questo quadro di ricostruzioni contrastanti, l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma si fa sempre più serrata. Il fascicolo, attualmente in carico ai magistrati Giuseppe Cascini e Lorenzo Del Giudice, è entrato in una fase operativa delicata che vede protagonisti gli accertamenti del nucleo valutario della guardia di finanza. Le verifiche, proseguite anche nella giornata odierna, si concentrano con particolare attenzione sulle operazioni societarie che hanno portato alla costituzione della srl con sede a Biella, nonché sulla gestione effettiva del ristorante situato in via Tuscolana. L’obiettivo degli inquirenti è ora quello di ricostruire con esattezza i flussi di denaro che hanno alimentato la compagine sociale, cercando di tracciare un percorso finanziario che, nelle intenzioni della procura, possa chiarire chi abbia effettivamente messo mano al portafoglio per il trasferimento delle quote.

La posizione di Miriam Caroccia e il nodo delle responsabilità patrimoniali

La versione offerta dalla figlia del prestanome dei Senese – che si tratti di un tentativo di allontanare da sé le ombre di una possibile complicità o della rivelazione di un meccanismo occultatosi dietro la sua figura – rappresenta un elemento dirompente per gli equilibri dell’indagine. Se da un lato l’acquisizione delle quote risulta formalmente perfezionata il 5 marzo, dall’altro la dichiarazione di non aver versato alcun corrispettivo apre uno squarcio sulla reale natura dell’affare. Gli investigatori, in questo senso, stanno vagliando tutti i documenti contabili e bancari collegati sia ai vecchi soci, Delmastro e gli altri esponenti piemontesi, sia alla stessa società “Le 5 Forchette”, nella convinzione che solo seguendo le tracce del denaro si possa stabilire se dietro la cessione delle quote si celi un’operazione lecita o, al contrario, un ulteriore tassello di un sistema di prestanome già emerso in sede penale. La vicenda, ora al vaglio degli accertamenti valutari della guardia di finanza, non ha ancora restituito una verità definitiva, ma le parole di Miriam Caroccia hanno già avuto l’effetto di spostare l’attenzione su chi, concretamente, abbia disposto del capitale e su quali fossero le reali intenzioni delle parti coinvolte nel trasferimento delle quote.

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