Delmastro e il rebus patrimoniale: la cessione delle quote e l’ombra del reinvestimento illecito
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Redazione Interno
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Un documento depositato, quasi in sordina, nel portale della Camera dei deputati, aggiorna il quadro patrimoniale di Andrea Delmastro. Tra i fabbricati in comproprietà spicca, ora, la tracciabilità analitica di un passaggio cruciale: quello relativo alla cessione delle quote detenute nella “Le 5 Forchette srl”, la società – lo ricordiamo – finita al centro del mirino della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Si tratta di un tassello che, seppur formale, si inserisce con precisione chirurgica nel mosaico investigativo che ruota attorno alla gestione della Bisteccheria d’Italia, il noto ristorante amministrato proprio da quel sodalizio societario.
L’aggiornamento, datato 28 marzo 2026, non si limita a certificare la cessione: arriva mentre gli inquirenti stanno per ascoltare i protagonisti della vicenda, Mauro e Miriam Caroccia, padre e figlia. I due, attesi a metà settimana davanti ai magistrati della procura capitolina, devono rispondere, rispettivamente, di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Ma è il tenore dell’accusa, cristallizzato nell’avviso di fissazione dell’interrogatorio per Miriam Caroccia, a fornire la chiave di lettura più inquietante.
Il meccanismo del reinvestimento secondo la procura
Il passaggio contenuto negli atti, asciutto ma implacabile, parla chiaro: la società “Le 5 Forchette srl” – della quale Miriam Caroccia, appena diciannovenne, figurava come principale azionista – sarebbe stata il canale attraverso il quale Mauro e la figlia avrebbero “trasferito e reinvestito – anche in fase di avviamento – i proventi illeciti del clan Senese”. L’obiettivo dichiarato dagli inquirenti, nel ricostruire il meccanismo, era duplice: da un lato la messa in opera di capitali di dubbia provenienza, dall’altro l’ostacolo sistematico alle possibilità di accertamento della loro origine delittuosa.
In altre parole, secondo la Dda, il ristorante non sarebbe stato solo un’attività imprenditoriale, ma un tassello funzionale a una strategia di riciclaggio più ampia. La “Bisteccheria d’Italia”, con la sua vetrina pubblica e i flussi di cassa, rappresenterebbe così il luogo dove i soldi del clan – quello dei Senese, consorteria camorristica radicata sul territorio – trovavano una patina di legittimità, reinvestiti in un settore, la ristorazione, celebre per la sua opacità nella tracciabilità dei capitali.
Il nodo Delmastro tra ingenuità e interessi
Proprio su questo intreccio societario si è acceso il dibattito, sollevato anche in sede di commento politico-giudiziario. La domanda che circola, e che gli investigatori stanno cercando di sciogliere, è diretta: quale era la natura dell’interesse di Andrea Delmastro nell’entrare in società con i Caroccia? L’interrogativo, emerso durante un confronto pubblico, non ha trovato risposte scontate, ma ha finito per circoscrivere il perimetro dell’indagine. Da un lato si ipotizza un’“ingenuità” politica, dall’altro – e questa è l’ipotesi che gli inquirenti stanno verificando con maggiore attenzione – si sospetta un interesse diretto nell’operazione.
Non si tratta, va detto, di un dettaglio secondario. La scelta di un esponente politico di rilievo di legarsi, seppur indirettamente, alla figlia di un uomo condannato per essere stato prestanome del clan Senese, rappresenta un’anomalia che la procura antimafia ha intenzione di chiarire. Il fatto che la documentazione patrimoniale di Delmastro sia stata aggiornata proprio in queste ore, con l’esplicitazione della cessione delle quote, suggerisce una presa di distanza formale che, tuttavia, per i magistrati non cancella il periodo durante il quale quella comproprietà è esistita.
Le prossime settimane decisive per gli equilibri giudiziari
Con gli interrogatori fissi per la metà della settimana, l’attenzione si sposta ora sulle dichiarazioni che Mauro e Miriam Caroccia renderanno ai pm. Sarà l’occasione per verificare la tenuta delle accuse contenute nel fascicolo, quelle che parlano di un utilizzo della srl come “lavatrice” di denaro proveniente dalle attività illecite del clan. La giovane età di Miriam Caroccia, indicata come azionista di maggioranza, rappresenta un elemento che la procura dovrà valutare con attenzione: un dettaglio che, nelle inchieste di questo tipo, spesso rivela meccanismi di intestazione fittizia volti a schermare la titolarità effettiva dei beni.
Il quadro, in attesa degli sviluppi processuali, resta dunque segnato da un dato di fondo: gli inquirenti ritengono di aver messo le mani su un meccanismo strutturato di riciclaggio, in cui il ristorante e la società che lo amministra avrebbero svolto una funzione centrale. E la parabola patrimoniale di Delmastro, con i suoi aggiornamenti e la sua conclusione con la cessione delle quote, continua a rappresentare un tassello di un puzzle più grande, che la magistratura sta cercando di ricomporre senza lasciare spazi all’ombra.




