Sequestrato il telefono di Mauro Caroccia, la Dda di Roma mette sotto la lente le chat sulla società con Delmastro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Direzione distrettuale antimafia di Roma, come spesso accade in questo tipo di inchieste economiche, ha deciso di varcare la soglia della tecnologia personale per cercare la verità. I magistrati, che da settimane setacciano la genesi della società “Le 5 Forchette”, hanno disposto il sequestro del telefono cellulare di Mauro Caroccia; un dispositivo, quest’ultimo, che gli inquirenti ritengono cruciale per decifrare i contorni di un affare finito sotto i riflettori della cronaca giudiziaria. L’obiettivo dichiarato dell’operazione, coordinata dalla procura, è quello di accedere al contenuto delle chat e dei messaggi in esso custoditi, cercando tracce della nascita della Srl che risale al dicembre del 2024.

L’analisi della memoria digitale, affidata alla Guardia di Finanza, punta a ricostruire i flussi comunicativi tra Caroccia – attualmente detenuto a Viterbo dove sconta una condanna a quattro anni per reati di mafia – e gli altri soggetti coinvolti nella gestione della “Bisteccheria d’Italia”. In questo quadro, non è sfuggita agli inquirenti la posizione di Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia che risulta essere stato azionista della società; una partecipazione, quella dell’esponente politico, finita al centro di un vivace dibattito politico, anche se lui non risulta indagato nel procedimento che vede invece Mauro e la figlia Miriam Caroccia accusati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

La moglie convocata e le dichiarazioni difensive

Mentre i tecnici della procura iniziano a spulciare il telefono sequestrato, il fronte investigativo si allarga a un nuovo testimone chiave. La Guardia di Finanza, come confermato da fonti vicine all’inchiesta, provvederà a sentire nei prossimi giorni la moglie di Mauro Caroccia; un’audizione, questa, che si svolgerà alla presenza del suo legale, l’avvocato Fabrizio Gallo, e che mira a chiarire il ruolo avuto dalla donna nella giornata cruciale della costituzione della società. Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Caroccia durante l’interrogatorio del primo aprile scorso, la moglie era presente insieme alla figlia Miriam nello studio notarile di Biella il 16 dicembre del 2024, quando la “Le 5 Forchette” venne ufficialmente fondata.

Proprio nel corso di quell’interrogatorio di piazzale Clodio, Caroccia ha fornito la sua versione dei rapporti con l’ex sottosegretario, parlando di un incontro fortuito e di un sostegno economico a titolo di “beneficenza”. L’indagato ha raccontato ai pm di avere conosciuto Delmastro tra il 2022 e il 2023, quando quest’ultimo era un semplice cliente del ristorante; un legame, quello tra i due, che sarebbe proseguito con l’aiuto economico per l’apertura del nuovo locale, in un periodo in cui Caroccia sosteneva di essere incensurato a seguito di un’assoluzione in appello.

L’ombra del clan Senese e il movimento di denaro

Sullo sfondo di questa vicenda, che ha assunto anche rilievi politici, si muove l’indagine patrimoniale della Dda che cerca di fare luce sulla presunta infiltrazione mafiosa nell’economia legale. Gli atti dell’accusa, come emerso nelle scorse settimane, ipotizzano che Mauro e Miriam Caroccia abbiano “trasferito e reinvestito” proventi delle attività illecite del clan dei Senese all’interno della Srl; un’operazione, secondo l’impianto accusatorio, finalizzata a permettere al sodalizio camorristico di accrescere il proprio controllo sul territorio attraverso attività economiche apparentemente pulite.

Il legale dei Caroccia, in netta controtendenza rispetto alle ipotesi della procura, ha però respinto con forza questa ricostruzione, sostenendo che non esiste alcuna prova di capitali della criminalità organizzata nell’operazione commerciale. L’avvocato Gallo ha anzi ribaltato la prospettiva, dichiarando che l’ex sottosegretario Delmastro sarebbe stato l’unico a tendere una mano alla famiglia in un momento di difficoltà, contribuendo economicamente all’avvio della “Bisteccheria d’Italia”. Resta ora da vedere se i messaggi e le chat custoditi nel telefono sequestrato potranno confermare o smentire queste opposte versioni, fornendo agli inquirenti le prove dei rapporti intrecciati tra la politica, la ristorazione romana e le trame del clan.

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