Il Consiglio Ue trova l’accordo sui paesi terzi sicuri, verso una svolta su asilo e rimpatri
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Redazione Esteri
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I ventisette ministri degli Interni dell’Unione, riuniti in sede di Consiglio, hanno siglato l’intesa politica su due pilastri fondamentali del nuovo patto europeo su migrazione e asilo, dischiudendo una fase potenzialmente decisiva per la riforma complessiva del sistema. L’accordo, che ha superato le resistenze di alcuni governi come quelli di Spagna e Francia, verte principalmente sulla ridefinizione dei concetti di “paese d’origine sicuro” e “paese terzo sicuro”, oltre che sull’istituzione di una normativa Ue volta a rendere più celere ed efficace l’allontanamento delle persone prive di un Titolo valido per soggiornare negli Stati membri.
Il nodo dell’inammissibilità e la lista dei paesi sicuri
Il testo concordato dai ministri – e che ora attende il negoziato finale con il Parlamento europeo per la stesura di un regolamento vincolante – amplia, come spiegato dal Consiglio, le ipotesi in cui una domanda di protezione internazionale può essere giudicata inammissibile. Una disposizione, questa, che di fatto estende la possibilità per le autorità nazionali di respingere le richieste senza esaminarne nel merito la fondatezza, qualora il richiedente provenga o abbia transitato da nazioni considerate sicure. La lista di tali paesi, che si prevede sarà allargata, costituisce il perno attorno al quale ruota l’intero impianto, poiché condiziona l’avvio stesso della procedura di asilo.
La spinta ai rimpatri e la possibilità degli hub esterni
Parallelamente, i Ventisette hanno finalizzato la loro posizione su un regolamento ad hoc che mira a omogeneizzare e accelerare le procedure di rimpatrio per i migranti irregolari. La normativa introduce obblighi più stringenti per gli interessati e stabilisce meccanismi di cooperazione rafforzata tra i diversi Stati membri, i quali, aspetto di non poco conto, potranno decidere di istituire dei centri di rimpatrio direttamente in paesi terzi. Questi hub, collocati al di fuori dei confini dell’Unione, avrebbero la funzione di snellire le operazioni di allontanamento, sebbene il loro dispiegamento concreto dipenderà dalla stipula di accordi bilaterali con i governi ospitanti.
Le implicazioni operative e il prossimo passo politico
L’intesa raggiunta dal Consiglio, per quanto meramente politica in questa fase, delinea una svolta in senso restrittivo della gestione europea dei flussi migratori, puntando a ridurre – attraverso il filtro dell’inammissibilità e l’accelerazione dei rientri – il numero delle persone che accedono alle procedure di asilo negli Stati membri. Il cosiddetto “pool di solidarietà”, un altro tassello dell’accordo complessivo, rimane sullo sfondo come strumento di ripartizione delle responsabilità. Ora, con la posizione del Consiglio definita, si aprono i negoziati con l’Europarlamento, un passaggio cruciale che dovrà produrre il testo legislativo definitivo, il cui iter potrebbe risentire delle diverse sensibilità politiche che animano l’emiciclo di Strasburgo.




