Venezuelani in festa e sinistra in piazza: il cortocircuito sulla pace
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Redazione Interno
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Mentre i vessilli del Venezuela libero sventolano, portati da chi è fuggito dalla dittatura bolivariana, un sentimento di gioia palpita in alcune piazze italiane, trasformatesi in un palcoscenico inatteso per celebrare una libertà agognata per quasi trent'anni. Coloro che hanno vissuto l'oppressione, e che oggi sperano in un ritorno in patria, trovano spazio accanto a manifestazioni di segno diametralmente opposto, rivelando così una frattura profonda all'interno del campo progressista. Da un lato, infatti, si registra la felicità di chi vede crollare il regime di Maduro, dall'altro si mobilitano forze politiche che, pur dichiarandosi tradizionalmente vicine alle istanze di emancipazione, contestano l'intervento statunitense che ha reso possibile quel cambiamento.
Le doppie fiaccole della protesta
Proprio contro le mosse del presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sono accese, in diverse città, le fiaccole di cortei organizzati dalla sinistra, i cui partecipanti hanno marciato per richiamare l'attenzione sui pericoli di un'escalation militare. A Monza, dove il Partito Democratico ha promosso una sfilata nel centro storico, il segretario provinciale ha parlato di una "straordinaria forza aggregatrice della pace", evidenziando come la partecipazione di duecento persone rappresenti un segnale contro ogni conflitto. Una narrazione, questa, che mira a un pacifismo assoluto, il quale però non distingue tra aggressore e aggredito, finendo per appiattire le responsabilità politiche in un generico rifiuto della guerra.
L’accusa di pirateria internazionale
Il linguaggio si è fatto ancor più aspro a Roma, dove esponenti del centrosinistra hanno definito l'azione di Trump come un atto da "pirata" o "bandito", paragonando l'offensiva in Venezuela a minacce rivolte verso altri Stati sovrani. L’appello, rivolto al governo Meloni, è stato quello di non rimanere in silenzio e di non diventare "vassalla" di una strategia che riscrive gli equilibri globali con la forza delle armi, chiedendo con urgenza una convocazione parlamentare per discutere della posizione italiana. Queste dichiarazioni, per quanto vibranti, sembrano ignorare del tutto le ragioni di chi, in quelle stesse ore, manifestava per la fine di un regime.
Un paradosso difficile da sciogliere
Il cuore del contrasto risiede proprio nella impossibilità di conciliare due narrative che viaggiano su binari paralleli: da una parte il grido di liberazione di un popolo, dall'altra la condotta senza appello di una superpotenza. La sinistra italiana, che storicamente si è schierata contro le dittature di ogni colore, si trova oggi a dover gestire il contraddittorio impulso di condannare una potenza imperialista mentre, al contempo, vede cadere un governo socialista autoritario. Un dilemma che lascia senza parole di fronte ai venezuelani esultanti, e che trasforma le piazze in teatri di un dibattito irrisolto, dove le fiaccole per la pace illuminano un percorso politico ancora tutto da definire.




