Vanina 2, il passo incerto della vicequestore tra il ritorno di Manfredi e l’ombra di Fratta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La terza puntata di “Vanina – Un vicequestore a Catania 2”, andata in onda mercoledì 18 marzo su Canale 5, segna un tentativo di svolta per la protagonista, quella Giovanna Guarrasi detta Vanina – interpretata da Giusy Buscemi – che si trova a dover ricomporre i frammenti di una vita professionale e sentimentale messa a dura prova dagli eventi. Dopo le tensioni dei precedenti episodi, la narrazione si concentra su un lento e cauto riavvicinamento a Manfredi Monterreale, il medico interpretato da Corrado Fortuna, ormai divenuto per lei un punto di riferimento stabile, quasi un amico fidato in un mare di incertezze. Ma la tranquillità, si sa, per un vicequestore della mobile di Catania è sempre un miraggio, e la sceneggiatura, scritta con la collaborazione di Cristina Cassar Scalia da cui sono tratti i romanzi, intreccia abilmente le vicende personali con il peso di un passato che non passa.

La trama del quarto episodio e il peso di una promessa

Parallelamente agli sviluppi del penultimo appuntamento, gli autori gettano lo sguardo in avanti, delineando i contorni del quarto e conclusivo episodio della stagione che andrà in onda il 25 marzo. Il nodo centrale, attorno a cui ruota l’intera architettura narrativa di questa seconda stagione, rimane la figura del magistrato Paolo Malfitano, a cui Giorgio Marchesi presta il volto. È lui ad aver fatto una promessa a Vanina: lasciare il suo posto alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo per voltare pagina insieme a lei, per costruire finalmente un futuro lontano dagli spettri che li hanno perseguitati. Ma c’è una condizione, un vincolo morale prima ancora che professionale, a trattenerlo: non può abbandonare la sua battaglia finché Salvatore Fratta, uno degli esecutori materiali dell’omicidio del padre di Vanina, non sarà assicurato alla giustizia.

Quest’ultimo, ancora latitante, rappresenta il tassello mancante di un dolore antico che non si è mai sopito. È un’ombra minacciosa, una presenza-assenza che si è materializzata nel modo più inquietante possibile quando, nella sua abitazione, venne ritrovato un proiettile lasciato come monito accanto alla fotografia del genitore scomparso. Una minaccia chiara, che ha spinto l’intera squadra della mobile – dall’ispettore capo Carmelo Spanò, fedelissimo interpretato da Claudio Castrogiovanni, fino al “Grande Capo” Tito Macchia – a stringersi in un vero e proprio scudo umano attorno al vicequestore, organizzando una scorta costante per tutelarne l’incolumità.

Segreti inconfessabili e indagini a Catania

Mentre la caccia a Fratta prosegue, tenendo alta la tensione sulla vita privata della protagonista, le giornate di Vanina sono scandite anche da altre urgenze, non meno complesse. C’è la vicenda umana che coinvolge l’amica avvocata Giuli De Rosa, un personaggio interpretato da Dajana Roncione, la quale è costretta a convivere con un segreto che le pesa enormemente, un tacere che riguarda da vicino Adriano Calì, il medico legale amico di Vanina. Proteggere Adriano da una verità potenzialmente devastante diventa per Giuli un fardello sempre più pesante da portare, e la situazione, destinata a degenerare, trova nella quarta puntata il suo momento di maggiore esposizione.

Poi ci sono loro, le indagini, il pane quotidiano della squadra guidata da Vanina. Ogni episodio porta con sé un caso da risolvere, e il finale di stagione non farà eccezione. La scrittura della serie, che ama mescolare il giallo classico con le atmosfere della Sicilia contemporanea, porta sullo schermo delitti che hanno il sapore delle storie di paese e insieme la complessità dei fatti di cronaca nera. Delitti che richiedono alla Guarrasi e ai suoi uomini – la metodica Marta Bonazzoli, il giovane Salvatore Lo Faro, il sovrintendente Mimmo Nunnari – di mettere da parte, almeno per un momento, i personali turbamenti per concentrarsi sul lavoro, su quelle scene del crimine che sono il loro habitat naturale. E sarà proprio in questo contesto che il rapporto con Manfredi, tornato nella sua vita e ora più vicino che mai, dovrà fare i conti con la gelosia di Paolo, creando un triangolo le cui conseguenze si riverbereranno sugli equilibri di tutti.

Un finale che intreccia dovere e sentimento

L’ultimo appuntamento con “Vanina – Un vicequestore a Catania 2” si preannuncia quindi come un crogiuolo di emozioni contrapposte. Da un lato l’azione, la tensione investigativa per chiudere il cerchio attorno a Salvatore Fratta e portare a termine le indagini in corso; dall’altro, la resa dei conti con i sentimenti, con quelle scelte personali che Vanina ha rimandato per troppo tempo. Il magistrato Malfitano si troverà di fronte al bivio tra il senso del dovere e l’amore, mentre Manfredi, con la sua presenza discreta, rappresenta una possibilità diversa, forse più serena, per il futuro della vicequestore.

La serie, prodotta da Palomar per RTI e diretta da Davide Marengo e Riccardo Mosca, ha costruito la sua forza su questo continuo rimando tra pubblico e privato, tra la divisa e la pelle della donna che la indossa. La scrittura, affidata a Leonardo Marini con Debora Alessi e Carlotta Massimi, ha saputo mantenere alta l’attenzione sull’evoluzione dei personaggi, e in particolare su quello di Vanina, una figura complessa, lontana dagli stereotipi dell’eroina senza macchia. Con il ritorno di Manfredi ormai consolidato e la promessa di Paolo in bilico tra mantenimento e inevitabile rottura, il pubblico è chiamato a seguire l’epilogo di una storia che ha saputo raccontare la Sicilia, con le sue luci e le sue ombre, attraverso lo sguardo mai banale di una donna in carriera alle prese con il più difficile dei casi: la propria felicità.

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