Vanina 2, il caso irrisolto e il ritorno di Paolo nel finale amaro della serie con Giusy Buscemi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La seconda stagione di “Vanina – Un vicequestore a Catania” si è conclusa mercoledì 25 marzo in prima serata su Canale 5, lasciando il pubblico, come recitano molti commenti, con “l’amaro in bocca” per un epilogo che sembra negare alla protagonista, interpretata da Giusy Buscemi, quel lieto fine che la narrazione sembrava a tratti promettere. L’ultima puntata, disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity, ha rappresentato il capitolo conclusivo di una serie composta da quattro appuntamenti – suddivisi in otto episodi – che hanno visto la vicequestore Guarrasi navigare tra acque investigative complesse e un tormentato intreccio personale. La produzione, affidata a Palomar per RTI e diretta da Davide Marengo, ha mantenuto quella cifra stilistica asciutta e serrata che caratterizza i romanzi di Cristina Cassar Scalia, da cui la fiction è tratta, ambientandola ancora una volta tra i vicoli e le piazze di una Catania dal fascino cupo e vibrante.
Il filo conduttore di questa seconda annata è stato il confronto di Vanina con il fantasma del passato: l’ultimo assassino di suo padre, Salvatore Fratta, latitante la cui cattura era stata posta come condizione dal magistrato Paolo Malfitano (Giorgio Marchesi) per iniziare una nuova vita insieme a lei. Tuttavia, proprio nell’episodio finale, intitolato “La banda dei carusi”, la tensione accumulata trova uno snodo cruciale in una nuova indagine. Vanina si trova a indagare sulla morte di Thomas Ruscica, un giovane volontario della parrocchia che, nel suo impegno contro la mafia, era riuscito a entrare nel cuore della vicequestore già nelle battute iniziali di questa stagione. È proprio questo caso a costringerla a una collaborazione forzata con Paolo, tornato a Catania dopo un periodo di assenza, riaprendo così ferite che il tempo non aveva rimarginato.
La complessità del caso di omicidio che la protagonista si trova a dover risolvere non è solo un esercizio di tecnica investigativa, ma diventa il riflesso delle sue stesse contraddizioni. Da un lato, la ricerca della verità sulla morte del giovane Ruscica – un ragazzo che si era opposto alla criminalità – si intreccia inestricabilmente con le indagini che Vanina sta portando avanti per stanare Fratta, quasi come se la giustizia da lei amministrata fosse un destino personale oltre che professionale. Dall’altro lato, il ritorno di Paolo non rappresenta soltanto un’ancora di salvezza emotiva, ma un ulteriore elemento di scompiglio in una vita già resa precaria dall’insonnia e dall’ossessione per la caccia all’uomo che le ha spezzato la famiglia. La presenza, mai sopita, del dottor Manfredi Monterreale (Corrado Fortuna), aveva già messo alla prova la relazione tra i due nel corso dei precedenti episodi, rendendo la dinamica del triangolo amoroso uno degli snodi narrativi più seguiti.
Per quanto riguarda il profilo artistico di Giusy Buscemi, la sua interpretazione di Vanina Guarrasi rappresenta uno dei capitoli più recenti di una carriera iniziata ben prima del successo televisivo. La sua popolarità, come noto, esplode nel 2012 con la vittoria a Miss Italia, ma è sul set che l’attrice siciliana ha costruito una filmografia solida. Tra i suoi lavori più celebri spiccano ruoli da protagonista in “Il paradiso delle signore” (tra il 2015 e il 2017) e la partecipazione a serie di successo come “Un passo dal cielo”. Significativa, per il suo percorso, è anche l’esperienza nella miniserie “C’era una volta Studio Uno”, trasmessa tra il 2015 e il 2016 e co-prodotta da Lux Vide e Rai Fiction, nella quale interpretava Elena, una delle tre giovani protagoniste attorno a cui ruotavano le storie professionali e personali legate alla celebre trasmissione televisiva. Un percorso che l’ha portata a diventare il volto di una serie poliziesca che, pur nella sua cornice di genere, richiede una notevole profondità nel tratteggiare il lato più vulnerabile di un personaggio costantemente in bilico tra dovere e passione.




