Kiev al buio per 16 ore dopo un nuovo assalto di missili ipersonici russi
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Redazione Esteri
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Mentre le capitali diplomatiche del mondo si interrogavano sulle possibilità di un negoziato, una nuova, violenta ondata di attacchi ha sferzato l'Ucraina, segnando una brusca escalation che ha lasciato la capitale Kiev al buio per sedici ore al giorno. L'offensiva, giunta a distanza di poche ore da un precedente bombardamento, si è concentrata nella notte sulla città di Kremenchuk, colpita – secondo quanto riferito dalle autorità locali – da missili ipersonici, i vettori più veloci e difficili da intercettare dell'arsenale di Mosca. I danni alle infrastrutture energetiche critiche, già provate da mesi di guerra, sono stati tali da imporre rigidi e prolungati razionamenti dell'elettricità a milioni di cittadini, riportando il Paese indietro nel pieno delle difficoltà invernali.
Una telefonata di due ore e la ghiacciata di Mosca
In quello che appare come un intreccio sempre più complesso tra azione militare e dinamiche politiche, la notizia del raid si è incrociata con il resoconto di un lungo colloquio telefonico tra il presidente Volodymyr Zelensky e due inviati statunitensi. La discussione, durata due ore, avrebbe toccato, secondo fonti ben informate, i nodi più spinosi del conflitto: il futuro dei territori contesi e le garanzie di sicurezza per Kiev, con la parte relativa ai confini definita "difficile". Una complessità che trova un parallelo netto nella posizione russa, la quale, proprio mentre a Miami si tentava di dipanare la matassa, ha di fatto congelato ogni spiraglio di trattativa, accompagnando il gesto con il boato dei suoi missili più avanzati.
Allerta in Polonia e la prospettiva di un abbandono americano
Le esplosioni, udite distintamente non solo a Kiev ma anche a Fastiv e Dnipro, hanno avuto ripercussioni immediate ben oltre il fronte, costringendo la vicina Polonia a far decollare i propri caccia in missione di vigilanza preventiva. Sei regioni ucraine sono rimaste completamente senza energia e il bilancio provvisorio parla di almeno otto feriti, in un mosaico di sofferenza che si amplia giorno dopo giorno. A gettare un'ombra ulteriore sul futuro degli sforzi di pace sono state poi le parole del primogenito del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump jr, il quale, in un forum internazionale, ha sostenuto che suo padre "potrebbe abbandonare" il processo negoziale, riflettendo – a suo dire – uno stato d'animo dell'opinione pubblica americana stanca di "firmare assegni".
La lettura di Mosca e l'incessante martellamento
Una stanchezza che Mosca sembra voler sfruttare a proprio vantaggio, come dimostra l'ultimo comunicato del ministero degli Esteri russo, il quale ha giudicato "positivo" il fatto che gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione, abbiano cessato di definire la Russia una "minaccia". Una valutazione che stride, in maniera quasi surreale, con il bollettino militare ucraino delle ultime ore, il quale elenca, solo nell'ultima notte, l'intercettazione di cinque missili e ben duecentoquarantuno droni d'attacco, a testimonianza di una pressione bellica che non conosce soste e che continua a modellare, con la forza delle armi, una realtà sempre più drammatica sul terreno.




