Aiuti all’Ucraina, l’Occidente ribadisce il sostegno a Kiev
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Redazione Esteri
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Gli aiuti all’Ucraina e il sostegno occidentale a Kiev tornano al centro del confronto mentre la guerra, iniziata quattro anni e mezzo fa, continua a intrecciarsi con la questione dell’indipendenza e dell’autodeterminazione del Paese. I rappresentanti occidentali, presenti nella capitale ucraina oppure collegati online con Volodymyr Zelensky per il summit dei Paesi «Volenterosi», ribadiscono la loro posizione davanti alla visione attribuita a Vladimir Putin, intenzionato a sovvertire il responso seguito al crollo dell’Urss, da lui definito «una catastrofe geopolitica». Il messaggio espresso dall’Occidente è che quel processo storico non può essere rimesso in discussione e che la libertà e l’autodeterminazione dei popoli restano elementi centrali nello scontro in corso.
Ucraina, indipendenza celebrata tra missili, droni e sostegno occidentale
La posizione di Zelensky viene accompagnata da parole nette: «Mai sotto gli stivali di Putin. Lui è mortale, l’Ucraina no». A Kiev, intanto, la quotidianità descritta nelle strade convive con la guerra. Ci sono fiori, camicie ricamate nazionali di fogge e colori diversi, ragazzi seduti ai tavolini dei bar all’aperto sotto i castagni del centro storico e persone che ogni sera si ritrovano ai piedi della gigantesca statua della Madre Patria. La figura, discussa durante l’epoca sovietica, viene ora presentata come un simbolo nazionale molto amato, mentre la capitale continua a mostrare nello stesso spazio i segni dell’identità ucraina e quelli di un conflitto ancora aperto.
Le celebrazioni dell’indipendenza si svolgono infatti sotto missili ed esplosioni, con droni e incendi segnalati nel Paese. Proprio in questa giornata arrivano a Kiev diversi esponenti europei: dal treno scende il presidente del Consiglio europeo Costa, mentre il premier britannico Burnham sceglie la capitale ucraina per il suo primo viaggio ufficiale. Sono presenti anche il lussemburghese Frieden, la moldava Sandu e l’estone Karis. Le immagini descritte sono quelle di rapidi cortei di auto nere e strade liberate per gli spostamenti, mentre il presidente accompagna gli ospiti in una città che celebra l’indipendenza senza essere al riparo dagli attacchi.
Il Cremlino respinge la zona economica franca nei territori contesi
Parallelamente al sostegno occidentale e agli aiuti all’Ucraina, resta aperto il confronto sulle condizioni di un possibile piano di pace. Il Cremlino ha respinto la proposta inserita nel piano elaborato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dagli Stati Uniti, che prevede una «zona economica franca» nei territori contesi, tra cui il Donbass, amministrata da una parte terza. Il portavoce Dmitry Peskov ha definito incompatibile questa ipotesi con la posizione russa, sostenendo che il Donbass sia territorio della Federazione Russa e un suo soggetto. Da questa impostazione deriva il rifiuto dell’idea che una terza parte possa assumere un ruolo di governo nell’area.
Il no del Cremlino riguarda anche il possibile dispiegamento di truppe Nato, indicato come inaccettabile. Le posizioni che emergono restano quindi distanti: da una parte l’Occidente ribadisce a Kiev che il progetto di ricostruire una dimensione imperiale legata alla lettura russa del crollo dell’Urss appartiene a un capitolo considerato chiuso; dall’altra Mosca respinge una delle proposte contenute nel piano di pace sostenendo la propria sovranità sul Donbass. Nel giorno dell’indipendenza ucraina, la presenza dei leader arrivati nella capitale e il summit dei «Volenterosi» si inseriscono così nello stesso scenario segnato da sostegno politico, aiuti, missili e negoziati ancora contrapposti.
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