La polemica di Gassmann sui parenti invitati a Sanremo: "Regole non uguali per tutti"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non è tanto l’esclusione in sé, quanto la disparità di trattamento a far scattare la reazione di Alessandro Gassmann, che ha utilizzato i social come cassa di risonanza per un malcontento maturato osservando quanto accaduto sul palco dell’Ariston nella serata delle cover. La scintilla, inutile negarlo, è stata l’apparizione a sorpresa di Gianni Morandi, il quale ha duettato con il figlio Tredici Pietro regalando al pubblico un momento di intensa commozione familiare; un’esibizione, la loro, che ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione di telespettatori e addetti ai lavori. Eppure, per l’attore, quella stessa possibilità — quella di salire sul palco del Festival in qualità di padre di un cantante in gara — gli era stata preclusa senza troppe spiegazioni, o meglio, con una motivazione che ora, alla luce dei fatti, gli appare quantomeno contraddittoria.
Il nodo della questione, e Gassmann lo sottolinea con una punta di ironia amara nei suoi post, risiede in una presunta applicazione selettiva del regolamento interno alla kermesse. A lui, come racconta, sarebbe stato negato l’accesso alla trasmissione per promuovere la serie “Guerrieri”, in partenza su Rai 1, proprio in ragione della presenza in gara del figlio Leo, quasi si volesse evitare un cortocircuito tra promozione personale e competizione canora del familiare. Una norma che l’attore stesso definisce “senza senso”, ma sulla quale, a suo dire, avrebbe anche potuto sorvolare, se non fosse stato per la performance di Morandi senior che, di fatto, ha smontato la presunta rigidità di quel principio. “Ah… quindi non era vero che quando un cantante è in gara un parente non può partecipare”, scrive, lasciando intendere che la linea di condotta dell’organizzazione sia tutt’altro che lineare e ugualitaria.
A infiammare ulteriormente gli animi, e a contestualizzare il tutto in una cornice più ampia di malumori, ci si mettono anche le scelte registe che hanno caratterizzato la stessa serata. Il clima, del resto, era già teso per via di alcuni stacchi di camera giudicati quantomeno sospetti: il bacio tra Gaia e Levante, così come il successivo avvicinamento tra Aiello e Leo Gassmann, sono stati ripresi in modo tale da ridurne la visibilità, alimentando la sensazione che esistano dei paletti invisibili ma piuttosto stringenti su ciò che può andare in onda. Se per le due artiste si è parlato di una sfortunata coincidenza tecnica, per il figlio di Gassmann l’impressione di molti è stata quella di un’ulteriore, velata forma di contenimento, che nulla ha a che vedere con la qualità artistica ma molto con una certa idea di messa in scena.
Al di là della querelle specifica, ciò che emerge dalle parole dell’attore è la denuncia di un meccanismo che farebbe waterpolo a seconda dei nomi coinvolti e delle situazioni. Gassmann, che non lesina espressioni colloquiali per manifestare il suo disappunto — e in alcuni passaggi non nasconde il proprio fastidio con termini anche piuttosto diretti —, tiene comunque a ribadire il suo sostegno incondizionato al figlio Leo, seguito con attenzione in entrambe le sue esibizioni, nonostante l’impossibilità materiale di essergli fisicamente accanto all’Ariston come avrebbe voluto. La promozione della serie “Guerrieri”, slittata di fatto a dopo il Festival, diventa così lo specchio di una gestione dei rapporti tra Rai e artisti che, a suo avviso, meriterebbe maggiore trasparenza.
La regia e i suoi tagli: un’altra polemica avvolge il Festival
Parallelamente al caso sollevato da Gassmann, la macchina sanremese deve fare i conti con le critiche rivolte alla regia di Maurizio Pagnussat, finito nel mirino per alcune scelte inquadrature che hanno fatto storcere il naso a molti spettatori. Il caso più eclatante rimane quello del bacio tra Gaia e Levante, avvenuto al termine della loro cover di “I maschi” di Gianna Nannini, quando l’inquadratura si è allontanata proprio nel momento clou per poi tornare sulle due artiste che già si abbracciavano. Pagnussat, interpellato dall’Ansa, ha parlato di un “rituale per il cambio di palco” e ha negato qualsiasi intento censurio, ma la spiegazione tecnica non ha convinto del tutto chi, sui social, aveva già gridato allo scandalo.
A rendere il quadro ancora più complesso, e a innestarsi sulla denuncia di disparità di trattamento avanzata da Gassmann, ci sono le modalità con cui è stato ripreso l’avvicinamento tra Aiello e Leo Gassmann, anche in quel caso oggetto di un repentino cambio di prospettiva. L’impressione, per molti commentatori, è che esista una linea guida non scritta, una sorta di filtro applicato con maggiore o minore rigore a seconda dei momenti e dei protagonisti, che finisce per alimentare un clima di sospetto e di malcontento. Tutto questo mentre sul palco si susseguono esibizioni e duetti, in una girandola di note e ospiti che cerca di tenere alta l’attenzione del pubblico, nonostante le ombre che si allungano sulla kermesse.
Il caso Morandi e la replica social di Gassmann
Tornando al fulcro della polemica, la presenza di Gianni Morandi ha rappresentato un autentico colpo di scena, amplificato dalla carica emotiva di un padre e un figlio che condividono la scena sulle note di “Vita”. Un momento bello, intenso, che però ha aperto una falla nel racconto ufficiale dell’organizzazione: se a Morandi è stato permesso di salire sul palco con il figlio, perché ad altri, come Gassmann, è stato impedito anche solo di presentare un progetto professionale estraneo alla gara? La domanda, retorica solo in apparenza, è il cuore dello sfogo social dell’attore, il quale ha voluto rimarcare come la regola, se esiste, debba valere per tutti, senza eccezioni che rischiano di apparire come favoritismi. L’assenza di una replica ufficiale da parte della direzione artistica o della Rai, al momento, lascia la questione in sospeso, con il sospetto che la vicenda possa avere strascichi anche nei prossimi giorni, una volta che i riflettori del Festival si saranno spenti.




