Il post di Gassmann e il duetto di Morandi: «Regole non uguali per tutti» al Festival

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La quarta serata del settantaseiesimo Festival di Sanremo, quella dedicata alle cover e ai duetti, ha regalato al pubblico dell'Ariston e a quello che segue l’evento da casa momenti di indubbia suggestione, ma ha anche innescato, come spesso accade, qualche polemica destinata a tenere banco nelle cronache dei prossimi giorni. Tra gli abbracci in scena e le riunioni familiari a suon di musica, è stato infatti lo sfogo a caldo di Alessandro Gassmann, padre di uno dei big in gara, Leo Gassmann, a catalizzare l’attenzione sui social network, sollevando un interrogativo sulla presunta disparità di trattamento applicata dall’organizzazione della kermesse. L’attore, che avrebbe voluto essere presente sul palco del teatro ligure per promuovere la sua nuova serie televisiva, “Guerrieri”, in partenza il 9 marzo su Rai 1, ha raccontato di aver ricevuto un diniego proprio in virtù della sua relazione di parentela con un concorrente. Poi, però, la visione della performance di Tredici Pietro, figlio di Gianni Morandi, affiancato nientemeno che dal padre durante l’interpretazione di “Vita”, lo ha spinto a rompere gli indugi e a condividere il suo disappunto in un post, poi rimosso ma ampiamente ricondiviso e commentato, nel quale non ha usato mezzi termini.

«Ah… quindi non era vero che quando un cantante è in gara a Sanremo un parente non può partecipare al festival, e sono assolutamente d’accordo, regola senza senso», ha esordito Gassmann, spiegando poi la sua personale vicenda: lui, per l’appunto, non avrebbe potuto mettere piede all’Ariston per presentare la fiction che lo vede protagonista, nonostante ne avesse avuto l’intenzione, proprio in virtù della presenza in gara di suo figlio Leo. «Ma mi hanno detto che non potevo perché padre di un cantante – ha proseguito – vabbè dai, sti cazzi, regole NON uguali per tutti. ci vediamo dal 9 marzo». Una chiosa, quest’ultima, che ha il sapore di un ironico ma fermo richiamo al rispetto di normative che, almeno stando alla ricostruzione dell’attore, sarebbero state applicate in maniera piuttosto elastica. La domanda che aleggia, insomma, è se esista o meno una direttiva precisa che vieti l’accesso alla manifestazione a parenti di artisti in gara, e nel caso, come mai per alcuni questa norma sembri essere stata aggirata o quantomeno interpretata in modo differente.

Il precedente di Gianni Morandi e la risposta di Marco Morandi

La scintilla che ha fatto scoppiare la protesta, va da sé, è stata l’apparizione a sorpresa di Gianni Morandi, il quale, senza essere inserito nel cast ufficiale della serata, ha raggiunto il figlio sul palco regalando al pubblico un momento di commozione collettiva. Al di là della coreografia familiare, però, l’occhio di Gassmann non ha potuto non notare quella che ai suoi occhi appare come una palese contraddizione: da un lato la sua esclusione, motivata da una ragione di opportunità legata alla presenza del figlio, dall’altro la partecipazione attiva di un altro genitore, per giunta in un ruolo da co-protagonista dell’esibizione. L’attore, nella sua replica social, ha voluto anche sottolineare come seguirà il figlio in ogni caso, ma da spettatore, e ha aggiunto un dettaglio quasi scaramantico sull’ordine di uscita, dicendosi presente per sostenerlo anche quando canterà per ultimo, per poi incoraggiarlo con un «fagli vedere chi sei e a testa alta». Non è mancata, tra i commenti al suo post, la replica di Marco Morandi, figlio di Gianni e fratello di Tredici Pietro, che ha cercato di stemperare la situazione con una battuta: «Anch'io credevo fosse così! Pensa che io sono anni che provo ad andare ma ogni volta ci va mio padre per qualche motivo... ora mio fratello. L'anno prossimo ci andiamo insieme?!». Una risposta, la sua, che ha strappato un sorriso, ma che di fatto non ha contribuito a chiarire i termini della vicenda.

I tanti parenti in scena e il silenzio dell’organizzazione

La serata delle cover, del resto, è stata letteralmente costellata di parenti e affetti vari, a testimonianza di come il Festival tenda sempre più a configurarsi come una grande festa popolare nella quale i legami personali diventano parte integrante dello spettacolo. Oltre al già citato Morandi, infatti, hanno calcato il palco anche Paolo Carta, compagno di Laura Pausini, e la figlia di Raf, Bianca Riefoli, presente come ballerina durante l’esibizione del padre con i The Kolors. E ancora, Sayf ha voluto accanto a sé la madre Samia, trasformando il palco in un salotto familiare allargato. Una ridda di presenze che rende ancora più stridente, agli occhi di Gassmann, il diniego ricevuto per la sua partecipazione, che peraltro non avrebbe avuto nulla a che vedere con l’esecuzione di un brano in gara, ma sarebbe stata esclusivamente di natura promozionale per un prodotto televisivo. Al momento, dalla direzione artistica del Festival e dalla Rai non è giunto alcun commento ufficiale in merito alla vicenda, né per confermare l’esistenza di una regola scritta che disciplini la presenza di parenti di concorrenti, né per giustificare le scelte fatte per questa specifica edizione.

Un regolamento flessibile e le interpretazioni del caso

Se si va a sfogliare il regolamento della kermesse, in effetti, non si rinviene una clausola esplicita che vieti a un familiare di un cantante in gara di partecipare al Festival in veste di ospite o presentatore. Le norme, come spesso accade in queste manifestazioni, lasciano un ampio margine di discrezionalità al direttore artistico, Carlo Conti, e alla Rai, i quali hanno facoltà di decidere caso per caso in base a esigenze editoriali, di spettacolo o semplicemente di opportunità. Quello che appare chiaro, leggendo tra le righe della protesta di Gassmann, è che la decisione di escluderlo, comunicatagli a suo dire prima dell’inizio del Festival, deve avergli creato una certa aspettativa di uniformità di trattamento. La comparsa di Morandi, così come la presenza di altri familiari, ha infranto quella tacita intesa, o quanto meno ha messo in luce una gestione delle eccezioni che appare inevitabilmente selettiva. Da qui la sua stoccata finale, quella sul «mi rode il c…», a sottolineare un fastidio personale che, al di là della forma volutamente irriverente, fotografa una situazione di disparità percepita.

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