Carlo Conti e la polemica con Alessandro Gassmann: “Un equivoco, se mi avesse chiesto un duetto con Leo avrei detto subito di sì”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La quiete apparente che segue ogni edizione del Festival di Sanremo, quella sorta di bonaccia dopo le tempeste emotive e canore del Teatro Ariston, è stata quest’anno interrotta quasi sul nascere da una schermaglia a distanza. A sollevare la questione, con la schiettezza che lo contraddistingue, era stato Alessandro Gassmann, il quale, attraverso un post social poi prontamente rimosso, aveva lasciato intendere che le regole d’ingaggio per la serata delle cover non fossero state applicate con eguale misura per tutti i partecipanti. L’oggetto del contendere, com’è noto, era la presenza sul palco di Gianni Morandi, accorso in Riviera per duettare con il figlio Tredici Pietro, un’apparizione che all’attore romano era stata preclusa quando egli stesso aveva proposto di salire all’Ariston per promuovere la fiction “Guerrieri”, in partenza su Rai1, accanto al figlio Leo, in gara tra i Big.

A gettare acqua sul fuoco, nel corso dell’ultima conferenza stampa del Festival, ci ha pensato il direttore artistico Carlo Conti, il quale ha ricostruito con precisione la genesi del fraintendimento. “Il regolamento del Festival non prevede alcun divieto di parentela per salire sul palco”, ha esordito Conti, elencando anzi una serie di esempi concreti che hanno costellato questa edizione: dalla mamma di Sayf alla figlia di Raf, passando per lo zio di LDA e la sorella di Brancale, a dimostrazione che il legame familiare non è mai stato un ostacolo. La radice dell’equivoco, ha spiegato il conduttore, risiede in una scelta produttiva ben precisa: quest’anno, contrariamente al suo stesso interesse, si è deciso di non concedere spazio alle fiction, nessuna delle quali tra l’altro era di produzione Rai, per far fronte all’aumento degli spazi pubblicitari.

La mancata richiesta e l’affetto per i Gassmann

Nel chiarire la posizione della direzione artistica, Conti ha voluto sottolineare come la questione non riguardasse la sfera personale o il talento artistico della famiglia Gassmann, per la quale non ha risparmiato elogi. “Se Alessandro mi avesse chiamato e mi avesse detto ‘voglio fare un duetto con Leo’, gli avrei risposto: ‘subito, tutta la vita’”. Una precisazione non banale, quella del direttore artistico, volta a distinguere tra la volontà di promuovere un prodotto televisivo, in questo caso la serie “Guerrieri”, e il desiderio di condividere un momento artistico e personale sul palco con il proprio figlio. La decisione di non ospitare Gassmann senior, ha ribadito Conti, era legata unicamente alla volontà di non pubblicizzare fiction, una linea applicata con coerenza anche ad altri volti noti come Luca Argentero.

Il rammarico per lo scoppio di questa polemica, alimentata probabilmente da una comunicazione non perfetta, è stato palesato da Conti con toni distesi e concilianti. Nel definire Gassmann “uno dei più straordinari attori italiani”, ha riconosciuto il peso di un cognome, il suo, che è “gigante” e che rappresenta una dinastia, quella partita da Vittorio e arrivata fino a Leo, la quale continua a dimostrare tutto il proprio valore sul palcoscenico e non solo. Il direttore artistico ha dunque voluto riportare i rapporti sul piano della stima reciproca, chiudendo di fatto il capitolo delle recriminazioni prima ancora che potesse allargarsi ulteriormente.

Il punto di vista di Leo e la normalità del festival

Dalla sua postazione di cantante in gara, lontano dalle scaramucce social del padre, Leo Gassmann ha mantenuto un profilo defilato ma dignitoso, concentrandosi sulla sua performance artistica. Interpellato sulla questione, il giovane cantante ha evitato di alimentare lo scontro, limitandosi a dichiarazioni che spostano l’attenzione sul valore più profondo della musica e della partecipazione a Sanremo. “Non siamo da classifica”, ha commentato con una certa filosofia, quasi a voler stemperare la tensione e ricordare che l’essenza del Festival risiede nell’espressione artistica piuttosto che nella competizione o, tantomeno, in polemiche collaterali.

L’intera vicenda, al netto della sua rapida risoluzione, ha offerto uno spaccato interessante sui meccanismi che regolano la macchina sanremese, un complesso ingranaggio in cui esigenze televisive, promozionali e artistiche devono trovare un equilibrio. La scelta di non dare spazio alle fiction, per quanto possa aver deluso le aspettative di Alessandro Gassmann, rientra nelle prerogative della direzione artistica, chiamata a bilanciare i numerosi palinsesti e le richieste che gravitano attorno alla kermesse. La precisazione di Conti, in questo senso, ha avuto il merito di ristabilire la realtà dei fatti, dissipando l’ombra di un presunto trattamento di favore nei confronti di Tredici Pietro e del padre Gianni Morandi.

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