La pianura spaccata dalla sete: viaggio nel "mare a quadretti" tra risaie bruciate e grandi fiumi in ginocchio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il «mare a quadretti» che si stende tra Bellinzago e Cameri, in quella che un tempo era una delle distese agricole più fertili d'Italia, si è trasformato in un deserto a chiazze verdastre, dove quel colore, tutt'altro che rassicurante, indica invece che il campo è bruciato e che per quest'anno non crescerà più nulla.

La terra delle risaie, quasi bianca e percorsa da crepe profonde, racconta una storia di sofferenza idrica che non ha precedenti recenti; l’erba e le sterpaglie, approfittando della debolezza delle colture, stanno lentamente avvolgendo le pochissime piante che ancora resistono alla siccità.

A cascina Valpensa, l’agricoltore Gianfranco, che gestisce in affitto 37 ettari di quelle terre, si trova a combattere una battaglia quotidiana contro un nemico invisibile e implacabile, descrivendo la sua condizione come una guerra tra poveri, dove ogni goccia d'acqua vale più dell'oro e la sopravvivenza dell’annata agraria è appesa a un filo sottilissimo.

Il giorno del picco e il bollino rosso sulle città

Mentre i termometri segnano il giorno del picco di caldo record, con ben 27 città italiane da bollino rosso per le alte temperature, la crisi idrica si manifesta in tutta la sua drammaticità lungo i corsi d'acqua principali. Al Nord non piove ormai da tre mesi, e i pochi temporali estivi, sviluppatisi quasi esclusivamente in montagna, non hanno alleviato minimamente la situazione di grande sofferenza di laghi e fiumi, che continuano a calare giorno dopo giorno senza tregua.

Sul Po, tutte le stazioni di rilevamento sono ormai stabilmente sotto lo zero idrometrico, quel livello convenzionale di riferimento, variabile da luogo a luogo, che misura le oscillazioni del fiume e che oggi segna numeri da record negativo. A Pavia, il Ticino è sprofondato 4 metri e mezzo sotto lo zero idrometrico, mentre il Po a Cremona ha raggiunto la quota allarmante di -8,40 metri, lasciando intravedere ampie distese di sabbia al posto dell'acqua che scorreva fino a pochi mesi fa.

Il satellite fotografa il grande fiume e i suoi affluenti in agonia

Le immagini catturate dal satellite della missione Copernicus Sentinel-2 dell’Agenzia spaziale europea spiegano più chiaramente di mille parole gli effetti del prolungato periodo di siccità che sta interessando quasi tutto il continente europeo, e il Po, specialmente nella zona del Cremonese, appare in grande sofferenza, come del resto la Loira in Francia, il Reno in Germania e il Danubio in Ungheria, tutti accomunati dallo stesso destino di aridità.

Ma non è solo il grande fiume a soffrire: anche i suoi affluenti minori mostrano segni evidenti di collasso, come il Serio, che in alcuni tratti di pianura si è ridotto a un letto di sassi, quasi senz'acqua. A Ghisalba, le fotografie scattate nelle ultime ore ritraggono una realtà sconfortante: un nastro d’acqua sottile che si fa largo a fatica tra distese di ciottoli bianchi, testimoniando un crollo delle portate idriche che mette a rischio non solo l’agricoltura, ma anche gli ecosistemi fluviali e la disponibilità di risorsa per gli usi civili e industriali.

Una guerra tra poveri nella polvere delle risaie

Nel cuore della pianura padana, l’agricoltore Gianfranco, che da anni si dedica con passione alla coltivazione del riso, si trova a osservare impotente la devastazione del suo lavoro, con 37 ettari in affitto che rischiano di non produrre nulla a causa della mancanza d’acqua. La sua espressione, quando parla della situazione, è quella di chi sa di stare combattendo una guerra persa in partenza, una guerra tra poveri dove le risorse idriche disponibili vengono razionate e distribuite a singhiozzo, senza un piano chiaro e senza soluzioni strutturali.

Il lago Maggiore a Sesto Calende, che ormai si attesta a 42,5 centimetri sotto lo zero idrometrico, è prossimo ai minimi storici, e questo non fa che peggiorare il quadro generale, riducendo ulteriormente la capacità di compensazione dei bacini alpini. Le risaie ingiallite dal sole, che un tempo disegnavano un mosaico verde brillante, oggi appaiono come un deserto a chiazze, dove la terra spaccata e la vegetazione spontanea che avanza raccontano una storia di crisi profonda, dalla quale sarà difficile uscire senza un cambio di passo nelle politiche di gestione della risorsa idrica.

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