Anthropic, giudice Usa: illegittima la lista nera del Pentagono. «Ritorsione contro chi critica il governo»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La sicurezza nazionale, nelle intenzioni della giudice Rita F. Lin, non può diventare un alibi per mettere a tacere chi dissente. Con una sentenza che segna un punto di svolta nel complesso rapporto tra intelligenza artificiale e apparato militare statunitense, il Tribunale federale per il Distretto settentrionale della California ha dichiarato illegittima la decisione del Pentagono di inserire Anthropic, l'azienda guidata da Dario Amodei e sviluppatrice dei modelli Claude, nella cosiddetta "lista nera" degli appalti della Difesa.

L'etichetta di "rischio per la catena di approvvigionamento", applicata per la prima volta a una società statunitense, non regge di fronte all'esame dei giudici: non si trattava di una minaccia concreta per i sistemi militari, bensì di una ritorsione per le posizioni pubbliche dell'azienda sull'uso dell'IA in guerra.

La genesi del contenzioso e la posizione di Anthropic

Tutto ha inizio a febbraio, quando il Pentagono, sotto la guida del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha posto un ultimatum ad Anthropic: rimuovere le clausole di salvaguardia che limitano l'uso dei propri modelli di IA e accettare l'impiego per "tutti gli usi legittimi", comprese le operazioni militari e di intelligence più delicate.

Anthropic, che già collaborava con il Dipartimento della Difesa, ha opposto un netto rifiuto, ponendo due paletti invalicabili: niente sorveglianza di massa dei cittadini americani e niente armi completamente autonome, cioè sistemi letali in grado di agire senza un controllo umano diretto.

Una posizione, quella di Amodei, ribadita con fermezza e che si basava sulla convinzione che, in alcuni casi, l'IA possa indebolire i valori democratici anziché difenderli. La risposta dell'amministrazione Trump non si è fatta attendere: a marzo, il Pentagono ha formalmente classificato Anthropic come un rischio per la sicurezza nazionale, impedendo di fatto a qualsiasi contractor militare di utilizzare i suoi prodotti.

Il presidente Donald Trump, intervenendo sulla vicenda, aveva definito l'azienda "woke di estrema sinistra", ribadendo che la sua amministrazione non avrebbe permesso a un'impresa privata di dettare le regole all'esercito americano.

La sentenza e le motivazioni del giudice

La sentenza della giudice Lin, contenuta in un'ordinanza di 59 pagine, ha spazzato via le motivazioni del governo, definendo le misure imposte ad Anthropic "illegali e prive di fondamento". Al centro della decisione, la violazione del Primo Emendamento, che tutela la libertà di espressione, e del Quinto Emendamento, che garantisce il giusto processo legale.

La giudice ha stabilito che le azioni del Pentagono, lungi dal rispondere a un pericolo concreto, erano state mosse dal "desiderio di trasformare Anthropic in un esempio pubblico per punire la sua 'arroganza' nel criticare il governo".

La magistrata ha inoltre evidenziato le contraddizioni interne all'operato del governo, in particolare la dissonanza tra la minaccia del Segretario Hegseth di ricorrere al Defense Production Act, una misura che presuppone l'essenzialità dell'azienda per la sicurezza nazionale, e la successiva designazione di Anthropic come un pericolo da escludere. "Il richiamo infondato alla sicurezza nazionale", ha scritto la giudice Lin, "non costituisce un assegno in bianco per punire e attuare ritorsioni contro i critici del governo".

L'ordinanza annulla formalmente la direttiva di Hegseth che imponeva a tutti gli altri appaltatori del Pentagono di interrompere ogni rapporto con l'azienda, rendendo definitiva la sospensione temporanea delle sanzioni già disposta a marzo.

Le reazioni e gli sviluppi futuri

La vittoria giudiziaria è stata accolta con favore dall'azienda: un portavoce di Anthropic ha dichiarato che la società "rimane concentrata sulla collaborazione produttiva con il governo per sfruttare l'IA a fini di sicurezza nazionale". Il Dipartimento della Difesa e il Dipartimento di Giustizia, che avevano sostenuto la legittimità della decisione definendola una conseguenza del rifiuto di Anthropic di accettare le condizioni contrattuali, non hanno ancora commentato ufficialmente la pronuncia.

La vicenda giudiziaria, tuttavia, non si chiude con questa sentenza. Anthropic ha infatti intentato una seconda causa a Washington, D.C., sulla base di una diversa normativa utilizzata dal Pentagono per giustificare la messa al bando. La corte d'appello del distretto di Columbia deve ancora pronunciarsi su questo secondo procedimento, che potrebbe avere ulteriori implicazioni per i rapporti tra l'azienda e il governo federale.

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