Nel Golfo Persico le petroliere attraccano nel deserto: la guerra invisibile del jamming contro le navi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le forze israeliane e statunitensi portano avanti la loro offensiva contro l'Iran, un altro fronte, silenzioso e altrettanto insidioso, si è aperto nelle acque del Golfo Persico. Le immagini satellitari e i dati di tracciamento marittimo raccontano una realtà surreale: petroliere e navi cargo che sembrano attraccare nel bel mezzo del deserto, imbarcazioni che risultano stazionare nei pressi di una centrale nucleare o che disegnano cerchi perfetti e innaturali in mezzo al mare. Non si tratta di un malfunzionamento banale dei radar o di un errore nelle mappe digitali, bensì della manifestazione tangibile di una guerra elettronica condotta attraverso il disturbo e la manipolazione dei segnali GPS.

Oltre mille navi in tilt in 24 ore tra interferenze e spoofing

Nelle sole ventiquattr'ore successive all'inizio dell'escalation, sono state oltre 1.100 le imbarcazioni che hanno subito interferenze ai propri sistemi di navigazione, con il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, quasi completamente arrestato. Il fenomeno, analizzato da società di intelligence marittima come Windward e Lloyd's List Intelligence, vede l'impiego massiccio di due tecniche principali: il jamming, che satura le frequenze satellitari rendendo indisponibili i dati di posizionamento, e lo spoofing, che inganna i ricevitori inviando segnali falsi e facendo apparire le navi in luoghi inesistenti, talvolta sulla terraferma o all'interno di aeroporti.

La guerra elettronica come arma strategica nel conflitto allargato

Queste interferenze, sebbene non prendano di mira direttamente il traffico commerciale, rappresentano un effetto collaterale devastante di una strategia militare più ampia. Sia le forze in campo che attori non statali utilizzano dispositivi di disturbo, sempre più economici e facilmente reperibili, per neutralizzare droni e missili a guida satellitare. Il problema, come sottolineato da analisi del Wall Street Journal, è che il raggio d'azione di queste armi elettroniche non conosce confini netti, e le cosiddette "zone morte" del GPS si moltiplicano, mettendo a rischio la sicurezza della navigazione in uno dei crocevia marittimi più trafficati e strategicamente sensibili del pianeta. Le navi, private di mappe affidabili, sono costrette a procedere a vista o con strumenti di bordo alternativi, con un conseguente aumento del rischio di collisioni, incagli o disastri ambientali.

I rischi per il commercio globale e i cieli del Medio Oriente

Le conseguenze di questa guerra invisibile non si limitano al caos nelle rotte marittime. Il moltiplicarsi degli episodi di jamming e spoofing nel Golfo Persico sta già rallentando le operazioni delle petroliere, costrette a ridurre la velocità e a procedere con sistemi di navigazione assistita, con un inevitabile aumento dei costi operativi e dei premi assicurativi per il rischio di guerra. Ma il problema si estende anche ai cieli: i vettori aerei dell'area hanno segnalato falsi allarmi e deviazioni di rotta a causa di informazioni errate sull'altitudine o sulla posizione, un ulteriore fattore di destabilizzazione per i trasporti e il commercio in una regione già infiammata dalla crisi.

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