L’escalation nel Golfo: petroliere nel mirino e lo spettro di una guerra energetica totale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’attacco rivendicato dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana ai danni della petroliera Safesea Vishnu, battente bandiera delle Isole Marshall e presa di mira nel porto iracheno di Bassora – azione che ha provocato almeno un morto e la paralisi dei terminal del paese – non rappresenta un episodio isolato, bensì il tassello più cruento di una strategia ben più ampia e articolata. L’obiettivo dichiarato di Teheran, in questa fase del conflitto che la vede contrapposta alle forze statunitensi e israeliane, sembra essere quello di spostare il baricentro dello scontro dal piano puramente militare a quello economico, colpendo il cuore pulsante della fiducia dei mercati. Si tratta, come osservato da chi segue la situazione dal Qatar, di un cambio di passo sostanziale: non si cerca più solo la vittoria sul campo, quanto piuttosto la capacità di innescare un’insicurezza cronica tale da rendere proibitivo il transito marittimo e, di conseguenza, far lievitare i prezzi del greggio in modo potenzialmente incontrollabile.

Il blocco de facto del traffico nello Stretto di Hormuz, vero e proprio collo di bottiglia per una percentuale significativa del petrolio mondiale, ne è la dimostrazione più lampante; ma l’azione dei pasdaran non si limita a questo, estendendosi a macchia d’olio ben oltre le forche caudine dello stretto. I recenti attacchi, che hanno preso di mira non solo le navi in transito ma anche infrastrutture strategiche sulla terraferma – come l’impianto di gas di South Pars, nel settore iraniano del gigantesco giacimento condiviso con il Qatar – delineano una strategia finalizzata a compromettere la catena logistica ed estrattiva nella sua interezza. Colpire gli impianti di Asaluyeh, così come i depositi e le strutture petrolifere degli alleati nella regione, significa inviare un segnale inequivocabile: nessun attore dell’area, a prescindere dalla sua posizione ufficiale di neutralità, può sentirsi al sicuro o pensare di rimanere estraneo al conflitto.

In questo scenario di tensione crescente, il prezzo del greggio ha ovviamente reagito con immediata nervosità. Dopo le notizie degli attacchi, il Wti ha invertito bruscamente la rotta, tornando a salire verso quota novantacinque dollari al barile, mentre il Brent ha superato la soglia psicologica dei cento, un livello che riporta alla mente gli shock energetici del passato. A essere sotto pressione non sono soltanto le quotazioni spot, ma l’intero sistema assicurativo e di trasporto marittimo: le polizze per chiunque osi avventurarsi in quelle acque stanno subendo rincari esponenziali, e diverse compagnie hanno già sospeso le operazioni. È questa, forse, la vittoria più insidiosa per l’Iran: quella di aver trasformato una minaccia intermittente in una certezza di rischio sistemico, capace di tenere sotto scacco l’economia globale senza bisogno di un dominio militare incontrastato dei mari.

La risposta degli Stati Uniti e il ruolo dei pasdaran

L’amministrazione Trump, nel frattempo, si trova a dover gestire una crisi che rischia di ampliarsi a macchia d’olio, coinvolgendo alleati storici come l’Iraq, dove la presenza di milizie filo-iraniane rende il terreno particolarmente scivoloso. L’attacco a Bassora, e la conseguente sospensione delle esportazioni irachene, rappresentano un danno collaterale ma anche un avvertimento preciso a Baghdad affinché non si allinei troppo con le posizioni di Washington. Le milizie sciite, da tempo sostenute da Teheran, hanno intensificato le azioni di disturbo contro gli interessi occidentali, mirando a creare un fronte interno che logori la capacità di resistenza del governo locale. Non si tratta, quindi, solo di uno scontro tra potenze, ma di un conflitto ibrido in cui le forze per procura giocano un ruolo determinante nell’estendere l’ombra della guerra su un territorio sempre più vasto, dagli Emirati Arabi all’Oman, fino al Kuwait, creando una fascia di instabilità che rende ogni impianto energetico un potenziale bersaglio.

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