Pesce spada e posate da tavola, allarme metalli pesanti: mercurio nel surgelato, cromo nelle posate

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non c’è tregua sul fronte della sicurezza alimentare e dei materiali a contatto con gli alimenti, con il Ministero della Salute che ha pubblicato nuovi avvisi di richiamo – due dei quali, significativamente, legati alla presenza di metalli pesanti – mentre sullo sfondo, quasi in sordina, parte una sperimentazione che potrebbe cambiare le carte in tavola per la pesca del pesce spada nel Mediterraneo. L’allerta più immediata riguarda un lotto di pesce spada surgelato, commercializzato con il marchio Surgelati Italpesca, che è stato prontamente ritirato dal mercato a causa di una concentrazione di mercurio superiore ai limiti consentiti dalla normativa vigente. Il prodotto, il cui richiamo è stato segnalato nell’apposita sezione del portale del Ministero, è stato realizzato dall’azienda Italpesca s.a.s. nello stabilimento di Acerra, nella città metropolitana di Napoli, e chiunque lo avesse acquistato farebbe bene a controllare il numero di lotto riportato sulla confezione.

Mercurio nel pesce spada, il lotto da non consumare

Il lotto incriminato, identificato con il numero 81/25, ha una data di scadenza fissata al 1° ottobre 2027 e rappresenta – come spesso accade per i grandi predatori – un caso emblematico di un problema antico quanto complesso: il bioaccumulo. Questi pesci, che si trogano all’apice della catena alimentare marina, tendono ad assorbire e trattenere nel loro organismo il mercurio presente nell’ambiente, concentrandolo in dosi via via maggiori; per questo motivo, quando i livelli superano la soglia di legge, scatta l’allarme. Le autorità sanitarie raccomandano vivamente di non consumare il prodotto – invitando i cittadini a restituirlo al punto vendita d’acquisto – soprattutto per le categorie più esposte ai rischi di questo metallo pesante, come donne in gravidanza, bambini e soggetti particolarmente sensibili.

Posate contaminate, il rischio cromo nei set da tavola

Parallelamente al pesce, un’altra segnalazione ha acceso i riflettori su un pericolo meno consueto ma altrettanto insidioso, che questa volta non riguarda il cibo in sé ma ciò che usiamo per portarlo alla bocca. Il Ministero ha infatti disposto il ritiro dal commercio di un set completo di posate da tavola – coltelli, forchette, cucchiai e cucchiaiani da caffè – commercializzato con il marchio Ma Maison (linea Exagona) e prodotto dalla Abert Spa. Il motivo del richiamo, come si legge nell’avviso ufficiale, risiede in una “migrazione di cromo superiore ai limiti previsti per i materiali a contatto con alimenti (MOCA)”, un fenomeno che si verifica quando i metalli pesanti utilizzati nella lega delle posate (in questo caso il cromo) trasudano letteralmente dal manufatto finendo negli alimenti, con un potenziale rischio per la salute del consumatore. Le analisi di laboratorio, che hanno fatto scattare l’allerta, hanno evidenziato il problema in particolare sui coltelli del lotto in questione, ma a scopo puramente precauzionale il richiamo è stato esteso a tutte le altre posate della stessa linea e dello stesso lotto di produzione.

Trapline, la nuova sfida silenziosa della pesca italiana

C’è però un terzo elemento, in questa ridda di notizie, che rischia di passare in sordina ma che potrebbe avere un peso concreto nel futuro della pesca al pesce spada nel nostro mare. Il Ministero dell’agricoltura ha infatti dato il via libera a una sperimentazione nazionale sull’uso della “trapline”, un attrezzo ancora poco diffuso dai nostri pescatori ma già al centro dell’attenzione scientifica internazionale. Non si tratta di un semplice aggiornamento burocratico, bensì dell’ingresso ufficiale in Italia di un sistema di pesca che verrà osservato, misurato e messo alla prova fino al 2028, con un obiettivo chiaro: capire se questa tecnologia – che nella sua configurazione base si presenta come una struttura composta da anelli concentrici su cui vengono applicati ami ed esche – possa rappresentare un’alternativa credibile (o almeno complementare) agli strumenti oggi utilizzati, spesso criticati proprio per la loro poca selettività. L’introduzione di questa tecnica, che non sostituisce del tutto il palangaro ma si integra ad esso, arriva in un momento storico in cui il settore è chiamato a coniugare la redditività delle imprese con la riduzione della pressione sugli stock ittici, e sarà affidata a un Comitato tecnico-scientifico il compito di analizzare i dati e confrontare i risultati con quelli ottenuti attraverso le attrezzature tradizionali.

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