Il Senato approva il ddl sul pane: addio alle ambiguità tra “fresco” e surgelato
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Redazione Interno
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L’aula di Palazzo Madama ha dato il via libera, con un voto per alzata di mano e l’astensione della gran parte delle opposizioni, al disegno di legge che riscrive le regole per la produzione e la vendita del pane in Italia. Si tratta di un intervento normativo, atteso da anni nel settore, che ora passa all’esame della Camera per il via libera definitivo, e che mira a fare chiarezza in un mercato dove il confine tra il prodotto appena sfornato – quello artigianale per intenderci – e l’equivalente rigenerato in forno dopo un passaggio in cella frigorifera, è sempre stato piuttosto labile e spesso poco trasparente per il consumatore.
La definizione stringente di “pane fresco”
Il cuore della riforma, come emerso anche dai lavori parlamentari, è la definizione legale di “pane fresco”. Secondo il testo approvato, questa dicitura potrà essere applicata solo a quei prodotti ottenuti attraverso un processo produttivo continuo, una filiera cioè che non preveda interruzioni dovute alla surgelazione o al congelamento dell’impasto o di semilavorati. Non solo: il pane così definito dovrà essere commercializzato entro ventiquattro ore dalla fine della cottura. Superato questo limite temporale – che piaccia o meno ai grandi distributori – il prodotto perde automaticamente il diritto a fregiarsi dell’aggettivo “fresco”, indipendentemente dalle modalità di conservazione adottate successivamente.
Questa distinzione non è una mera questione lessicale. Chi produce e vende pane derivante da basi precotte o surgelate, infatti, sarà costretto a indicarlo in modo esplicito in etichetta, informando il compratore sulla reale natura del bene. Per i grissini, ad esempio, la legge introduce una svolta interessante: viene abolito il vecchio obbligo che imponeva la vendita esclusivamente in involucri sigillati. I fornai, quindi, potranno tornare a venderli anche sfusi. Ma attenzione: se un grissino viene prodotto a partire da basi surgelate o messo in vendita oltre le fatidiche ventiquattro ore dalla produzione, perde la qualifica di “fresco” e deve essere etichettato di conseguenza.
Obblighi per i banconi e la separazione della merce
Un altro aspetto centrale della manovra riguarda la vendita fisica nei punti commerciali. La nuova disciplina impone ai panifici e alla grande distribuzione una separazione netta negli scaffali. Da una parte ci sarà il pane fresco, dall’altra quello ottenuto da prodotti intermedi (surgelati o precotti). Non solo, i prodotti senza glutine dovranno essere collocati in spazi separati rispetto al resto, onde evitare contaminazioni incrociate e garantire la sicurezza di chi soffre di specifiche patologie. L’obiettivo – come hanno sottolineato i relatori in Aula – è consentire al cittadino di sapere con esattezza cosa sta portando a tavola, tutelando al contempo l’intera filiera del grano italiano.
Il percorso parlamentare e le polemiche
Il disegno di legge, presentato a suo tempo su iniziativa del senatore Luca De Carlo (Fratelli d’Italia), presidente della Commissione Agricoltura di Palazzo Madama, ha superato il primo scoglio parlamentare senza particolari scossoni, considerando l’astensione delle opposizioni. Tuttavia, durante le dichiarazioni di voto, non sono mancate le critiche. Più di un gruppo di opposizione ha bollato il provvedimento come “parziale” o “poco incisivo”. Chi lo ha definito troppo rigido, chi ha segnalato potenziali effetti distorsivi per la grande distribuzione organizzata; altri ancora hanno sottolineato l’assenza di misure strutturali sulla formazione o sugli incentivi per abbassare il prezzo del pane, mentre i costi delle materie prime continuano a premere sui bilanci dei panificatori. Resta il fatto che, se la Camera darà il suo assenso definitivo, il settore della panificazione italiana si troverà a fare i conti con una normativa molto più precisa e trasparente, in cui la parola “fresco” non potrà più essere usata a sproposito.
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Description: Approvato al Senato il ddl che definisce “pane fresco”. Obblighi di etichettatura per surgelati e separazione degli scaffali per i consumatori.




