: Ponte sullo Stretto, l’iter riparte dal decreto Commissari diventato legge
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Redazione Interno
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La conversione in legge del decreto c.d. “Commissari”, arrivata ieri con il voto definitivo della Camera (160 i favorevoli, 110 i contrari e sette gli astenuti), non rappresenta un punto d’arrivo, bensì la riapertura formale di una partita che sembrava chiusa nei cassetti della Corte dei Conti. Il governo, incassata la fiducia a Montecitorio per la centodecesima volta nel corso di questa legislatura – come hanno prontamente rilevato le opposizioni –, mette ora nero su bianco la strategia per scavalcare i rilievi dei magistrati contabili, senza però cancellare l’incertezza che grava sul futuro dell’infrastruttura. Il provvedimento, che modifica sostanzialmente il piano economico-finanziario e le procedure autorizzative, affida al ministero delle Infrastrutture (Mit) il compito di aggiornare i passaggi contestati, a partire dalla delibera del Cipess che lo scorso autunno era stata bocciata.
La risposta tecnica ai giudici contabili e le nuove nomine
Il cuore della manovra legislativa risiede nel tentativo di fornire una base giuridica più solida a un’opera più volte dichiarata strategica, cercando di rispondere punto su punto alle censure sollevate dalla magistratura contabile. L’impianto del decreto, infatti, recepisce le osservazioni relative alla carenza di istruttoria e alla violazione delle direttive europee – inclusa la normativa Habitat – che avevano bloccato il progetto nei mesi scorsi. Tra le novità più concrete spicca la rimodulazione finanziaria: circa 2,8 miliardi di euro, inizialmente stanziati per il periodo 2026-2029, sono stati slittati in avanti, nel decennio 2030-2034, un segnale inequivocabile del fatto che i cantieri non siano pronti a partire nell’immediato. Sul fronte della governance, il decreto nomina commissari straordinari i vertici di Anas e Rfi (quest’ultimo individuato in Aldo Isi) per la gestione delle opere complementari, sia stradali sia ferroviarie, mentre il Mit trattiene per sé il coordinamento generale, evitando la creazione di una figura di “super commissario” che aveva suscitato più di una perplessità.
Le procedure accelerate e il nodo politico delle elezioni 2027
La legge, che interviene anche su altre infrastrutture nazionali come i trafori del Gran Sasso o la linea C della metropolitana di Roma, introduce procedure in deroga per velocizzare l’acquisizione dei pareri tecnici, affidando i poteri dello “Sblocca cantieri” ai nuovi commissari. Tuttavia, la paralisi non è ancora stata interamente rimossa: l’iter, seppur sbloccato sul piano normativo, dovrà passare nuovamente al vaglio del Cipess e, successivamente, subire un nuovo controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei Conti. A complicare ulteriormente il quadro, si staglia l’orizzonte delle prossime elezioni politiche del 2027; se è vero che l’attuale maggioranza ha spinto per la conversione in legge, è altrettanto vero che una eventuale vittoria del centrosinistra, storicamente critico verso l’opera, potrebbe di fatto svuotare di senso il decreto appena approvato, rinviando sine die (o cancellando del tutto) la realizzazione del collegamento stabile.
Finanziamenti al 2034 e prospettive sulla realizzazione
Nonostante la narrativa istituzionale della “accelerazione”, i tempi tecnici per l’avvio dei lavori restano lunghi, mentre lo slittamento delle risorse al 2034 rappresenta un dato sostanziale più che una mera formalità contabile. La stessa prosecuzione dell’attività amministrativa della società Stretto di Messima, nelle more dell’approvazione dei nuovi atti, appare vincolata al rispetto delle prescrizioni dettate dal Mit per rispondere alle eccezioni europee. Con la legge ora in vigore, il governo ha costruito un ponte (legislativo) per superare l’ostacolo giudiziario, ma il terreno sotto i piedi dell’infrastruttura rimane minato dall’incognita elettorale e dalla complessità di un iter burocratico che richiederà mesi, forse anni, prima di tradursi in un colpo di piccone.




