Garlasco, la difesa di Sempio deposita cinque contro-consulenze e attacca: "L'impronta della scarpa non è la sua"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La partita attorno al delitto di Garlasco si gioca ormai tutta sul terreno della scienza. Mentre si avvicina la possibile richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi, la difesa del 38enne ha annunciato di avere in mano una "prova formidabile" per contestare l'impianto accusatorio. Tra giovedì e venerdì i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia depositeranno cinque contro-consulenze tecniche, elaborate da propri esperti, per smontare le conclusioni dei magistrati.

"Abbiamo una prova formidabile", ha dichiarato Cataliotti in diretta al "Diario del giorno", precisando di essere consapevole che "questa e le altre prove verranno sottoposte al vaglio del contraddittorio".

La sfida sull'impronta della scarpa numero 42

Il cuore dello scontro è l'impronta di scarpa con suola a pallini rinvenuta sulla scena del crimine, attribuita dai consulenti della Procura a una calzatura modello Frau taglia 42. Secondo i pm, le dimensioni di quella scarpa sarebbero compatibili con le misure del piede di Sempio. La difesa ribalta completamente la prospettiva.

"Siamo partiti dalle foto dell'epoca, effettuate dai Ris di Parma, e l'abbiamo riprodotta con uno strumento in 3D; poi ne abbiamo fatto fare un calco in gesso e recuperato quattro scarpe Frau, identiche a quelle utilizzate dall'assassino", ha spiegato Cataliotti, sottolineando che il lavoro è andato "molto oltre" le risultanze della Procura. Il legale ha aggiunto che è stata eseguita anche una verifica radiologica sul piede di Sempio, che oggi calza un 44, per comprendere quanto l'arto possa essere cresciuto nel corso del tempo.

"Per noi, non è il piede di Sempio", ha sentenziato il difensore, rivendicando la "scientificità" degli elaborati depositati.

L'impronta 33 e l'esperimento contestato

Un secondo fronte riguarda la cosiddetta "impronta 33", la traccia palmare rilevata sul muro della scala della villetta di Garlasco, vicino al punto in cui venne trovato il corpo della vittima. Per i consulenti della Procura, la traccia resta attribuibile al 38enne e non si può escludere che la mano che toccò quella parete fosse sporca di sangue. La difesa contesta anche questo passaggio.

Cataliotti ha riferito di aver riprodotto "esattamente lo stesso esperimento" che la Procura asserisce di aver fatto eseguire dal proprio personale, bagnando l'impronta con sangue, sudore e altro materiale biologico. Secondo quanto emerso dalla replica difensiva, "non è assolutamente vera la conclusione che hanno raggiunto le forze di polizia".

Il nodo della consulenza Cattaneo e i tempi della morte

Sullo sfondo resta aperto un fronte procedurale che potrebbe rivelarsi decisivo. La consulenza affidata dalla Procura al medico legale Cristina Cattaneo, incentrata sull'analisi del contenuto gastrico e sulla dinamica dell'aggressione, rischia di essere contestata dai difensori di Sempio. I legali potrebbero sollevare eccezioni sostenendo che la consulenza abbia riguardato attività irripetibili e che, di conseguenza, le parti andassero preventivamente avvisate.

Le nuove indagini immunoistochimiche condotte dal co-consulente Biagio Eugenio Leone hanno fissato la morte di Chiara in un intervallo compreso tra 15 e 30 minuti dopo i colpi ricevuti, con una stima che può estendersi fino a 60 minuti. La difesa avrà tempo fino al 18 ottobre per depositare memorie e consulenze, data entro cui dovrà decidere come rispondere complessivamente agli elementi raccolti dai magistrati pavesi.

Il fronte Stasi e le anticipazioni della difesa

Parallelamente all'inchiesta su Sempio, la difesa di Alberto Stasi continua a premere per una revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva a 16 anni di carcere. L'avvocata Giada Bocellari ha lasciato intendere che le contro-analisi sul campione che rivelò la presenza del Dna di Chiara sui pedali della bici del suo assistito non rappresentano l'ultimo tassello disponibile. "Non è finita", ha detto a "Quarta Repubblica" su Retequattro, anticipando che ci sarebbe "qualcosa di una gravità almeno pari a questa", avvenuta "sempre in quei famosi laboratori" del Ris di Parma.

L'avvocata non ha voluto aggiungere dettagli, limitandosi a garantire che il lavoro di rilettura degli atti procede.

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