Il polso di Alcaraz e il verdetto del dottor Romero: stop fino a sei mesi se l’infiammazione è cronica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’assenza di Carlos Alcaraz dal circuito sta assumendo i contorni di un vero e proprio giallo clinico, destinato a pesare come un macigno sugli equilibri del tennis mondiale. A quasi due settimane dal ritiro durante il primo turno del torneo di Barcellona – dove si è dovuto arrendere al ceco Tomas Machac – il numero due del mondo è riapparso ieri sugli spalti del Mutua Madrid Open, seppur in una veste inedita e decisamente insolita per un fuoriclasse del suo calibro: quella del semplice tifoso venuto a sostenere il fratello minore Jaime, impegnato nel torneo Under 16. E proprio quella immagine, con il tutore ancora saldamente fissato al polso destro, ha aumentato la preoccupazione tra i tifosi e gli addetti ai lavori, alimentando un alone di incertezza che sembra avvolgere completamente i tempi di recupero del campione spagnolo.

Mentre Alcaraz osserva impotente da bordo campo, dall’altra parte della rete il suo principale rivale, Jannik Sinner, continua a macinare record su terra battuta. L’altoatesino, dopo essersi sbarazzato senza troppi patemi del giovane astro nascente Rafael Jodar, si è guadagnato l’accesso alla finale del Masters 1000 di Madrid superando il francese Arthur Fils. Un successo, quello di Sinner, che allunga la striscia di vittorie consecutive e lo proietta verso un nuovo traguardo, in un 2026 che finora lo ha visto imbattuto sulla terra rossa. Sullo sfondo, inevitabilmente, resta l’ombra lunga dell’infortunio del rivale murciano, un’assenza che rischia di svuotare di significato la rincorsa al trono da parte del numero uno.

L’analisi del chirurgo: “Se è cronico, stagione finita”

Il vero scossone, in queste ore, arriva però dalle dichiarazioni rilasciate da un importante specialista. A gettare benzina sul fuoco delle speculazioni è stato il dottor José Luis Martinez Romero, chirurgo specialista spagnolo sentito dal quotidiano Mundo Deportivo. Le sue parole, improntate a una realismo clinico piuttosto che a un facile ottimismo, dipingono uno scenario ben più fosco di quanto finora ipotizzato. La diagnosi, dal punto di vista medico, è infatti quella di una tenosinovite, ovvero un’infiammazione acuta della guaina sinoviale che riveste i tendini del polso, una patologia subdola perché strettamente legata alla ripetitività dei movimenti tipici dello sport della racchetta.

Romero ha voluto distinguere nettamente due possibili evoluzioni della storia clinica del giocatore, una distinzione che fa la differenza tra qualche settimana di stop e l’intera stagione persa. “Se si tratta di una tenosinovite acuta – ha spiegato il medico – la convalescenza è stimata in un periodo di tempo che va dalle quattro alle sei settimane”. Uno scenario che, se confermato, consentirebbe comunque al tennista di rivedere il campo magari in tempo per la stagione sull’erba. C’è però un’altra ipotesi, quella che nessuno vuole nemmeno prendere in considerazione a Murcia, e che lo specialista ha invece ritenuto doveroso esplicitare.

Un’eredità pesante e il precedente Del Potro

“Se l’infortunio viene da lontano – ha proseguito Romero – ed è quindi una questione cronica, allora possiamo parlare di un recupero che va dai tre ai sei mesi”. Un simile lasso di tempo avrebbe una conseguenza drammatica e inevitabile: l’addio definitivo non solo al Roland Garros e a Roma – già ufficialmente saltati – ma molto probabilmente anche a Wimbledon e a gran parte della stagione sul cemento americano. Il polso, si sa, è il cruccio dei grandi tennisti del passato recente e Romero non ha esitato a tracciare un parallelo implicito con quelle carriere – basti pensare a un Juan Martin del Potro o a un Dominic Thiem – che di polso si sono spezzate, non riuscendo più a ritrovare la fluidità necessaria per competere ai massimi livelli.

L’assenza di comunicazioni ufficiali da parte dello staff del giocatore – se si esclude il post social in cui annunciava il forfait per i prossimi impegni – non fa che acuire l’ansia da parte dei media spagnoli. Il fatto che Alcaraz venga mostrato con il tutore in un contesto rilassato come quello dell’accompagnamento del fratello non è infatti sufficiente a fugare i dubbi. Il chirurgo Romero ha infatti ammesso la mancanza di informazioni certe, sottolineando che se non ci sono lesioni degenerative la guarigione sarà completa sebbene lunga, ma non ha escluso complicazioni future che potrebbero costringere il fuoriclasse spagnolo persino a modificare la sua fluidità tecnica nei colpi. In attesa di sapere se l’infiammazione è solo un episodio o un male che covava sotto la cenere da tempo, il tennis resta sospeso, in attesa del verdetto definitivo del polso del numero due.

Meta Description: Polso a rischio per Alcaraz: il chirurgo Romero teme la cronicizzazione dell’infortunio. Se confermato, sei mesi di stop e stagione finita.

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