Alcaraz e quel polso che non dà tregua: il dottor Romero ipotizza uno stop fino a sei mesi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tutore rigido che ancora imbriglia il polso di Carlos Alcaraz, comparso ieri sugli spalti del Mutua Madrid Open per seguire il fratello minore Jaime nel torneo Under 16, non è certo un dettaglio rassicurante. Anzi, quella immagine – diffusa dalle telecamere durante l’incontro – ha riacceso l’ansia attorno alle condizioni del numero due al mondo, già reduce da un forfait che sapeva di giallo più che di semplice precauzione. Sebbene il campione murciano abbia scelto il silenzio più assoluto sulla diagnosi precisa dell’infortunio occorso a Barcellona, la stampa spagnola continua a scandagliare ogni indizio. E l’ultimo, fornito dal chirurgo specialista José Luis Martinez Romero al quotidiano «Mundo Deportivo», suona come una doccia gelata: se la lesione al polso assumesse i contorni di un problema cronico, il rischio concreto è quello di uno stop che potrebbe arrivare fino a sei mesi.

Un’incertezza che diventa peso specifico

Nessun bollettino ufficiale, nessuna conferenza stampa, nessuna data di rientro. L’unico fatto certo è che Alcaraz, dopo il ritiro a Barcellona, si è dileguato dalle competizioni, riapparendo solo in veste di spettatore – per giunta con quel tutore protettivo ben visibile. La mancanza di una comunicazione trasparente alimenta inevitabilmente le voci più fosche, anche perché il polso, si sa, nel tennis moderno è un’articolazione sottoposta a stress estremi: i colpi liftati, le accelerazioni violente e le variazioni di traiettoria ne fanno un punto critico per chi, come Alcaraz, basa il proprio gioco su potenza e fantasia. Il dottor Romero non ha usato mezzi termini, sottolineando che l’evoluzione della patologia dipenderà dalla natura – acuta o degenerativa – della lesione. Nel secondo caso, ha aggiunto, il riposo funzionale non basterebbe e si profilerebbe un’assenza lunga, pesante, forse decisiva per l’intera stagione.

Il vuoto lasciato dal numero due

Con Alcaraz ai box, il circuito maschile ha già cominciato a riorganizzarsi attorno all’altro dominatore, Jannik Sinner. Il numero uno al mondo, fresco del trionfo a Montecarlo, si appresta a giocare la finale di Madrid per poi presentarsi – con il favore dei pronostici – sia al Foro Italico che sulla terra parigina del Roland Garros. Qualcuno, nell’ambiente, si chiede se l’assenza prolungata dello spagnolo non rischi di privare il tour del suo antagonista più rappresentativo, quello capace di reggere il passo dell’altoatesino nei grandi palcoscenici. Una considerazione, questa, che però resta sullo sfondo rispetto all’unico interrogativo che conta oggi: quanto dovrà restare fermo Alcaraz?

La Spagna trema, ma non sa ancora perché

Oltre a Romero, altri esperti intervenuti sui media iberici hanno rilanciato la stessa preoccupazione: l’assenza di una risonanza o di una TAC resa pubblica lascia spazio a ogni tipo di interpretazione, e nessuna è rassicurante. Il fatto che il giocatore stesso non abbia mai specificato la natura dell’infortunio subìto a Barcellona ha alimentato una narrativa parallela, fatta di ipotesi cliniche non verificate. In questo clima di attesa, il tutore al polso diventa il simbolo di una fragilità che lo stesso Alcaraz, abituato a vincere anche con i muscoli e la grinta, non ha mai mostrato prima. La cronaca, in questo caso, si limita a registrare fatti: un’immagine, una dichiarazione chirurgica, un silenzio assordante. Nessuna sentenza, nessuna previsione miracolistica. Solo il conteggio – già cominciato – dei giorni persi, con la spada di un eventuale stop semestrale che pende sulla testa del tennista che doveva ereditare il trono.

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