L’incubo di Alcaraz: stop fino a sei mesi se l’infortunio al polso è cronico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il polso destro di Carlos Alcaraz, quello stesso che gli ha regalato colpi proibiti e accelerazioni furiose, è diventato il suo tallone d’Achille. Il numero due del mondo, che aveva iniziato il 2026 con la vittoria agli Australian Open, ora è costretto a guardare gli altri giocare, immobilizzato da un tutore che ne blocca i movimenti. A gettare benzina sul fuoco delle preoccupazioni, già alimentate dai ritiri ai Masters 1000 di Roma e al Roland Garros, ci ha pensato il dottor José Luis Martínez Romero, specialista spagnolo di chiara fama, il quale ha aperto scenari decisamente inquietanti. In un’intervista rilasciata a 'Mundo Deportivo', Romero – che non ha nulla a che vedere con il casogioco di parole, ma è un chirurgo ortopedico – ha spiegato come la famigerata tenosinovite che affligge il campione di Murcia potrebbe nascondere insidie ben più gravi di una semplice infiammazione passeggera.

Il rischio concreto di una recidiva: quando l’acuto diventa cronico

Il problema, come spesso accade in questi sport usura, risiede nell’origine del male. Se l’infortunio fosse "acuto", ovvero circoscritto nel tempo e riconducibile a un singolo sforzo eccessivo, il recupero sarebbe piuttosto rapido: secondo Romero si parlerebbe di un periodo tra le quattro e le sei settimane. Una prospettiva, quest’ultima, che permetterebbe a Carlitos di rivedere il prato verde di Wimbledon, magari non al meglio della condizione ma almeno in gara per difendere il prestigioso Titolo conquistato nel 2024. Tuttavia, il chirurgo ha voluto mettere in guardia tutti, dai tifosi ai dirigenti, dalla possibilità opposta. Se la tenosinovite fosse invece un problema "cronico", maturato cioè nel tempo e magari trascurato in passato, le lancette dell’orologio del tempo si sposterebbero drammaticamente in avanti.

Lo stop fino a sei mesi: l’intera stagione 2026 a rischio?

Ed è proprio questo lo scenario che fa più paura in queste ore a Murcia e nella federazione spagnola. Il dottor Romero è stato categorico: se si tratta di una condizione cronica, lo stop forzato potrebbe variare dai tre ai quattro mesi, fino a toccare il tetto massimo dei sei mesi di inattività totale. Una finestra temporale, quest’ultima, che di fatto cancellerebbe non solo la stagione sulla terra rossa di Parigi, già archiviata, ma anche l’intera estate sull’erba (dove Alcaraz difende i 500 punti del 'Queen's' e la finale di Wimbledon) e probabilmente buona parte del cemento americano. Per un giocatore della sua età, poco più che ventenne, sei mesi fuori dal circuito significherebbe uscire dai radar del ranking ATP, perdere punti pesantissimi da difendere e, cosa più grave, rischiare di perdere quella micidiale esplosività muscolare che lo contraddistingue.

L’assenza di certezze e il pensiero del rientro anticipato

A rendere l’aria ancora più pesante nella 'Armada' spagnola è l’assenza di news direttamente dal diretto interessato. Dopo il post social in cui annunciava i forfait di Roma e Parigi, il silenzio stampa di Alcaraz è stato tombale. Lo si è visto solo come spettatore al torneo Under 16 di Madrid, a fare il tifo per il fratello minore Jaime, con il polso ancora blindato dal tutore. Non ci sono dichiarazioni sull’andamento della terapia conservativa (ghiaccio, riposo assoluto e immobilizzazione) che lui stesso ha scelto, seguendo le orme di un certain Rafa Nadal. In molti, tra gli addetti ai lavori, sperano che l’allarme lanciato dal medico serva solo a tenere alta la guardia, per evitare che la pressione mediatica o il desiderio di vendicare la finale persa a Monte Carlo contro Jannik Sinner spingano il ragazzo a rientrare prima del dovuto.

Il precedente e la prudenza obbligatoria

Fino a prova contraria, la diagnosi parla di una forte infiammazione della guaina dei tendini, senza lesioni o strappi. Ma è proprio la natura subdola di questa patologia – tipica di chi sollecita il polso in torsione continua per generare topspin – a consigliare la massima calma. Il rischio, come spiegato dallo stesso Romero, è che un rientro troppo affrettato su una articolazione non perfettamente guarita trasformi una tenosinovite banale in una recidiva invalidante, prolungando l’agonia per l’intero 2026. Per ora, Alcaraz è fermo ai box, Jannik Sinner ne approfitta per allungare in classifica e Wimbledon, da sogno a occhi chiusi, è diventato un miraggio da inseguire con la coda dell’occhio.

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