Alcaraz, l’incubo del polso: lo specialista Romero apre allo scenario dei sei mesi di stop

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La lunga agonia del polso destro di Carlos Alcaraz, un’infiammazione che prende il nome di tenosinovite e che lo ha già costretto a rinunciare agli Internazionali di Roma e al Roland Garros, rischia di trasformarsi in una vera e propria condanna a stagione finita. Il numero due del mondo – apparso ieri sugli spalti del Mutua Madrid Open con il tutore ancora saldamente applicato per assistere al match del fratello minore Jaime – sembra essere caduto in un silenzio che, nelle ultime ore, i media spagnoli hanno iniziato a interpretare come il preludio di un bollettino medico ben più grave delle prime, ottimistiche, previsioni.

Il verdetto del chirurgo Romero: dalla tenosinovite acuta alla gestione cronica

A gettare benzina sul fuoco delle preoccupazioni è stata un’analisi clinica rilasciata dal dottor José Luis Martinez Romero, specialista in chirurgia ortopedica, che ha delineato uno scenario a due facce per il fuoriclasse di Murcia. Se da un lato, come si legge nella sua intervista al Mundo Deportivo che ha fatto il giro della penisola, una tenosinovite acuta si risolve generalmente in un arco temporale che varia dalle quattro alle sei settimane, dall’altro lato lo specialista non ha nascosto la possibilità concreta di un recupero estremamente più lungo. “Se l’infortunio arriva da lontano ed è una cosa cronica – ha avvertito Romero – si può parlare di un problema che va dai tre ai quattro mesi fino a toccare i sei mesi di stop”. Una eventualità, quest’ultima, che di fatto cancellerebbe il resto della stagione 2026 del campione spagnolo.

Giudizio sospeso: il forfait sull’erba di Wimbledon non è più solo un’ipotesi

L’incertezza che aleggia sulla reale entità della lesione sta quindi rimodellando il calendario del rientro che, se inizialmente sembrava poter coincidere con i tornei su erba, appare oggi come un obiettivo in bilico. L’obiettivo di vederlo in campo al Queen’s o sui prati di Wimbledon – dove lo scorso anno ha perso una finale epica contro Jannik Sinner – è diventato un miraggio per molti osservatori. I media spagnoli hanno già cominciato a scaldare i motori sul fronte dell’allarme, suggerendo che l’ex campione del torneo londinese potrebbe essere costretto a mettere in cascina anche la racchetta per l’appuntamento più prestigioso sull’erba, considerando la difficoltà di forzare i tempi su una superficie che richiede movimenti particolarmente bruschi e traumatici per il polso.

L’assenza che fa rumore: Sinner continua a macinare vittorie e allunga in classifica

Mentre Alcaraz rimane fermo ai box, l’ecosistema del tennis mondiale continua a girare vorticosamente intorno al suo più acerrimo rivale. Jannik Sinner, l’italiano che lo ha scalzato dalla vetta del ranking, sta infatti approfittando di questa assenza forzata per accumulare un vantaggio sostanziale e incassare titoli su terra battuta, laddove lo spagnolo non riesce invece a difendere gli ingenti punteggi conquistati lo scorso anno. L’epicentro della notizia, tuttavia, rimane l’aspetto medico: la tenosinovite che affligge Alcaraz è una patologia subdola per un tennista, un’infiammazione della guaina che avvolge i tendini, resa subdola dalla sua tendenza a cronicizzare se non affrontata con il massimo del riposo. Del resto, la storia di questo sport è lastricata di talenti immensi – basti pensare a Juan Martín del Potro – la cui carriera è stata pesantemente condizionata o accorciata da problemi analoghi al polso.

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