Delmastro, le chat finiscono in procura. Il partito nel panico: "Imbarazzanti e lo smentiscono"
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Redazione Interno
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La mossa dell'avvocato Fabrizio Gallo, legale di Mauro Caroccia e della figlia Miriam, ha trasformato un venerdì pomeriggio qualunque in un momento di profonda preoccupazione per gli equilibri interni a Fratelli d'Italia. Non tanto per le implicazioni giudiziarie, che pure restano gravissime, quanto per le potenziali ripercussioni politiche di un gesto che scavalca le barriere istituzionali erette dal Parlamento.
Il deposito di una memoria contenente tutte le chat intercorse tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore romano, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l'aggravante dell'agevolazione al clan Senese, rappresenta una tegola che rischia di frantumare la narrativa costruita finora dal partito.
Le chat, poco più di un anno di conversazioni per un centinaio di pagine, sono quelle stesse che la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso di non consegnare ai magistrati di piazzale Clodio, scatenando un vespaio di polemiche e le proteste del Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama. Il diniego, giustificato dalla maggioranza con la "genericità" della richiesta e la tutela delle prerogative parlamentari, è stato immediatamente bollato dall'opposizione come uno "scudo" per proteggere un esponente di peso del partito di maggioranza.
Eppure, proprio mentre l'Aula di Montecitorio si preparava al voto definitivo, è arrivata la mossa del legale di Caroccia: un atto che, di fatto, rende vana la blindatura voluta dal centrodestra e getta nel panico il partito.
La mossa del legale e la reazione di Delmastro
L'avvocato Fabrizio Gallo ha depositato la memoria in Procura con richiesta di "acquisizione immediata" ai fini delle indagini, sostenendo che le conversazioni hanno una "rilevanza fondamentale per dimostrare l'estraneità dei miei assistiti rispetto al reato contestato e fanno risalire a chi sia il vero proprietario dell'attività". Il legale ha inoltre sottolineato come il diniego del Parlamento danneggi gravemente la difesa di Caroccia, creando un conflitto tra il diritto inviolabile alla difesa (art. 24 della Costituzione) e l'immunità parlamentare (art.
68), un conflitto che la Corte Costituzionale, con una sentenza del 2007, ha già risolto a favore del primo. Inaspettatamente, la mossa dell'avvocato ha ricevuto il plauso, o almeno l'apparente benestare, del diretto interessato.
Andrea Delmastro, che non è indagato nel procedimento per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, ha infatti dichiarato di vedere di buon occhio il deposito dei messaggi, convinto che "dimostreranno, finalmente e senza ombra di dubbio, la totale estraneità non solo del sottoscritto, ma anche della attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale".
Tuttavia, a quanto pare, non tutti nel partito condividono questo ottimismo. Fonti interne a Fratelli d'Italia riferiscono che il clima è di forte apprensione e che la decisione del legale di Caroccia è vista come un evento "imbarazzante" che potrebbe smentire le rassicurazioni fornite finora da Delmastro. Le chat, che il deputato ha definito "interlocuzioni di carattere amichevole" con un "ristoratore romano", potrebbero invece rivelare dettagli scomodi sulla natura del rapporto tra il politico e l'uomo già condannato per i suoi legami con il clan dei Senese.
Il contesto dell'inchiesta
La vicenda affonda le radici nell'inchiesta sulla società "Le 5 Forchette", proprietaria del ristorante "Bisteccheria d'Italia" sulla Tuscolana, di cui Delmastro era socio al 25% insieme ad altri esponenti di Fratelli d'Italia e alla figlia di Caroccia. La Dda di Roma ipotizza che la società servisse a riciclare i proventi del clan camorristico dei Senese, un'ipotesi resa ancora più grave dal fatto che Delmastro fosse sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap, una posizione che avrebbe dovuto metterlo al riparo da contatti pericolosi.
L'ex sottosegretario, che si è dimesso a marzo, ha sempre sostenuto di essere stato tratto in inganno e di non aver avuto contezza dei precedenti penali di Caroccia fino alla condanna definitiva, parlando di una "precipitosa fuga dalla società".
Nonostante le parole rassicuranti di Delmastro, il deposito delle chat in Procura rappresenta un punto di non ritorno. La difesa di Caroccia ha ora aperto un varco legale che potrebbe consentire ai magistrati di acquisire elementi ritenuti finora inaccessibili, e il partito teme che da quelle conversazioni possano emergere contraddizioni con la versione dei fatti finora raccontata.
Il nodo dell'utilizzo di questi messaggi resta ancora da sciogliere, e non si esclude che la parola passi nuovamente alla Corte Costituzionale per dirimere il conflitto tra diritto di difesa e prerogative parlamentari. Intanto, però, il danno politico è già stato fatto e la maggioranza si trova a dover gestire le conseguenze di una mossa che ha reso vano il tentativo di blindare il proprio esponente, gettando il partito in una profonda crisi di nervi.
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