Delmastro e le chat con Caroccia, la procura di Roma insiste: "Documenti necessari" a poche ore dal voto alla Camera
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Redazione Interno
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La tensione a Montecitorio è palpabile, in attesa del voto che deciderà se le conversazioni WhatsApp intercettate tra l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Mauro Caroccia – quest'ultimo condannato in via definitiva lo scorso febbraio per intestazione fittizia di beni riconducibili al clan Senese – dovranno essere trasmesse ai pm di Roma.
Il procuratore capo Francesco Lo Voi ha rotto gli indugi e ha scritto una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per ribadire con forza l'assoluta rilevanza di quei file per le indagini sulla cosiddetta "Bisteccheria d'Italia", un fascicolo che già di per sé ha scosso gli equilibri politici e giudiziari.
La missiva, depositata dopo che la difesa di Caroccia ha presentato in procura una memoria contenente le stesse chat, rappresenta un atto dovuto per i magistrati, i quali ritengono che acquisire quelle conversazioni sia un passaggio imprescindibile per ricostruire la fitta rete di relazioni e presunti favori che avrebbero legato l'esponente di Fratelli d'Italia al ristoratore, già finito al centro di un'inchiesta per infiltrazioni mafiose.
Il rischio di uno slittamento in aula e il pressing del M5S
A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé infuocato, arriva la minaccia di un rinvio dei lavori parlamentari. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi, ha annunciato in Aula che il suo gruppo non abbandonerà l'aula fino a quando non si voterà sulla richiesta di acquisizione delle chat, e ha tuonato contro la maggioranza, accusandola di scrivere "gli articoli con i piedi" e di aver bisogno di tempo per "ripristinare le cose", un'affermazione che ha scatenato immediate reazioni sui banchi della maggioranza e che lascia presagire una giornata di scontri istituzionali.
L'ostruzionismo annunciato dai pentastellati potrebbe infatti far slittare il voto stesso, costringendo la Camera a ritornare in giunta o a rimodulare le proprie missioni, in uno scenario di crescente incertezza che tiene banco tra i gruppi.
Nel frattempo, il copione politico si intreccia con le mosse della procura: Lo Voi, nella sua lettera a Fontana, avrebbe delineato con precisione i nessi tra le conversazioni del telefono sequestrato a Caroccia e il filone investigativo che riguarda la gestione della Bisteccheria, rendendo ancora più difficile per la maggioranza opporre un diniego alla consegna senza apparire come un tentativo di proteggere l'ex sottosegretario.
Gli abbracci a Transatlantico e i messaggi a Vannacci
Mentre i legali e i magistrati si confrontano sui paletti della giurisdizione, lo stesso Delmastro non è certo rimasto in disparte nell'anticamera dell'aula, dove i segnali di un'attività diplomatica febbrile sono evidenti.
Il deputato di Fratelli d'Italia è stato visto abbracciare la forzista Annarita Patriarca, con cui ha scambiato pochi ma eloquenti gesti di vicinanza, e si è intrattenuto a lungo in un colloquio fitto e apparentemente confidenziale con il vannacciano Edoardo Ziello, al quale ha rivolto un secco "A buon rendere…" che in molti hanno interpretato come un messaggio di natura politica, forse legato alle alleanze interne o al futuro di una votazione che si preannuncia più incerta del previsto.
Fratelli d'Italia, nel frattempo, ha già annullato alcune missioni istituzionali previste per la giornata di domani, e i gruppi parlamentari sono in pieno fermento: si tratta di una strategia per mantenere compatte le fila, mentre circola la voce di trattative in corso proprio con il generale Roberto Vannacci per mettere a punto un'intesa che eviti un cedimento sul voto segreto, tema delicatissimo in una maggioranza che non può permettersi defezioni clamorose.
Del resto, l'ombra del clan Senese e l'accusa di prestanome che ha già portato a una condanna definitiva per Caroccia rendono il terreno minato, e la richiesta dei pm di Roma non fa che aggiungere pressione su un governo che, a poche ore dal voto, cerca di arginare i danni politici senza cedere sull'ostacolo giudiziario.
I precedenti giudiziari e la posizione di Caroccia
Per comprendere la posta in gioco, occorre ricordare che Mauro Caroccia non è un comparsa: la sua condanna definitiva per intestazione fittizia di beni, maturata lo scorso febbraio, lo ha già reso un elemento chiave nell'inchiesta sulla Bisteccheria d'Italia, un locale che secondo gli inquirenti sarebbe stato utilizzato come copertura per operazioni economiche riconducibili al clan Senese.
Il fatto che i magistrati di Roma, nella persona del procuratore Lo Voi, ritengano le chat con l'ex sottosegretario Delmastro "fondamentali" per l'indagine, suggerisce che quei messaggi potrebbero contenere indizi di un rapporto che andava oltre la semplice conoscenza, toccando eventuali favori, richieste di intervento o informazioni sensibili scambiate tra il politico e il ristoratore.
La lettera inviata a Fontana, quindi, non è un atto formale, ma un passaggio obbligato per ottenere il via libera dalla Camera, che sola può autorizzare l'uso di documenti riguardanti un parlamentare, anche se l'ex sottosegretario non siede più al governo.
È questo il nodo che tiene i gruppi in apprensione: il voto di domani non riguarda solo la consegna dei file, ma la tenuta di un principio – quello dell'immunità parlamentare – di fronte a un'accusa che si fa sempre più stringente e che rischia di allargarsi ad altri ambiti, coinvolgendo la stessa maggioranza in un dibattito che si annuncia aspro e pieno di insidie.
La situazione è destinata a evolversi nelle prossime ore, con il M5S pronto a giocarsi il tutto per tutto per ottenere la votazione, mentre la maggioranza tenta di ricomporre i frammenti di un dialogo interno già provato da recenti scissioni.
La procura di Roma, dal canto suo, attende che la Camera esprima il proprio parere, ben consapevole che senza quelle chat l'inchiesta sulla Bisteccheria potrebbe subire un rallentamento significativo, e che la battaglia sulla loro acquisizione è solo l'ultimo atto di una partita ben più complessa, dove i confini tra politica e giustizia si rivelano, ancora una volta, labili e pericolosamente vicini.
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