Dalla Cisgiordania a Gaza: Israele approva 22 nuove colonie e rilancia lo scontro
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Redazione Esteri
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Il governo israeliano ha formalizzato la creazione di 22 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, includendo anche la legalizzazione di quelli già costruiti abusivamente. L’annuncio, fatto dal ministro della Difesa Israel Katz e dal collega delle Finanze Bezalel Smotrich – leader del movimento dei coloni –, arriva dopo una votazione segreta del gabinetto di sicurezza. «Queste comunità», si legge nella dichiarazione ufficiale, «rispondono a una strategia di lungo periodo per consolidare il controllo israeliano, bloccare la formazione di uno Stato palestinese e assicurare risorse per lo sviluppo futuro».
Katz, in visita a Sa-Nur – insediamento smantellato nel 2005 durante il ritiro da Gaza –, ha definito la decisione «storica» e un «messaggio chiaro» per Emmanuel Macron e altri leader internazionali. «Loro riconosceranno uno Stato palestinese solo sulla carta, noi costruiremo quello ebraico sul campo», ha aggiunto, ribadendo una linea che esclude qualsiasi negoziato basato sulla soluzione dei due Stati.
L’iniziativa, sostenuta con forza da Smotrich, rientra in un piano più ampio che mira a trasformare la demografia dei Territori Occupati, riducendo progressivamente gli spazi destinati ai palestinesi. I nuovi insediamenti, considerati illegali dal diritto internazionale, sorgono su terreni espropriati negli anni, spesso con metodi controversi. L’espansione, giustificata come «riserva strategica», rischia di inasprire ulteriormente le tensioni, già altissime dopo mesi di scontri a Gaza e in Cisgiordania.




