Israele, la tregua a Gaza non ferma l'avanzata in Cisgiordania

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre gli accordi di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, definiti “risultati” dall’amministrazione Trump e dal governo israeliano, sembrano offrire una pausa al conflitto, l’attenzione si sposta inevitabilmente verso la Cisgiordania. Qui, infatti, le operazioni militari e le politiche di insediamento procedono senza soluzione di continuità, delineando una strategia che molti osservatori interpretano come un tentativo di annettere definitivamente quei territori. La distinzione, ormai labile, tra la vita all’interno dello Stato ebraico e quella nei cosiddetti avamposti coloniali si sta progressivamente cancellando, in un processo che appare inarrestabile.

La visione strategica degli insediamenti

Secondo la posizione ufficiale israeliana, che considera la Cisgiordania con i nomi biblici di Giudea e Samaria, gli insediamenti non risponderebbero a un mero impulso ideologico. Essi, piuttosto, costituirebbero un baluardo difensivo essenziale per la sicurezza nazionale, una trincea avanzata contro minacce esterne. Questa dottrina, che ha attraversato trasversalmente diversi governi, giustifica l’espansione di quelle che la Corte internazionale di giustizia ha ripetutamente dichiarato essere installazioni illegali. Tali iniziative, come è noto, comportano sistematicamente sfratti, demolizioni di abitazioni e confische di terreni, azioni che sradicano intere famiglie palestinesi dalle loro case secolari.

Cronaca di una violenza quotidiana

Proprio nelle ore in cui si ratificava la tregua a Gaza, la Cisgiordania è stata teatro di nuovi raid notturni e di una vasta operazione di arresti. Questi episodi, che si susseguono con ritmo incalzante, confermano come la calma in un’area non implichi affatto la fine delle ostilità nell’altra. La brutalità, come la definisce Basel Adra, giornalista e regista di “No Man’s Land”, film che ha documentato le espulsioni forzate nella zona di Masafer Yatta, non sembra conoscere soste. Le sue parole, un appello a non essere abbandonati dalla comunità internazionale, risuonano come una testimonianza diretta di una realtà fatta di sofferenze e di una complicità delle autorità che rende la vita dei palestinesi un calvario senza fine.

Una nuova trincea già scavata

La situazione sul campo dimostra che la linea del fronte si è ormai stabilizzata e consolidata proprio in Cisgiordania. Le operazioni di acquisizione territoriale e di consolidamento degli insediamenti, che procedono parallelamente alle azioni di polizia e all’attivismo dei coloni, stanno disegnando una geografia politica dai confini sempre più netti e irreversibili. Mentre il mondo osserva il dramma di Gaza, qui si consuma, lontano dai riflettori più accesi, un altro capitolo cruciale del conflitto, le cui conseguenze appaiono altrettanto profonde e durature per il futuro dell’intera regione.

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