La disoccupazione cala, ma il lavoro resta fragile: i dati Istat raccontano un mercato diviso
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Redazione Economia
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Mentre il governo Meloni esulta per il tasso di disoccupazione sceso al 5,9% ad aprile – un dato che, per la prima volta, supera la soglia psicologica del 6% – l’Istat dipinge un quadro più sfumato, dove la riduzione dei senza lavoro non si traduce in un reale miglioramento delle condizioni occupazionali. Se è vero che la disoccupazione giovanile si attesta al 19,2%, in calo rispetto ai mesi precedenti, il tasso di inattività, che include chi non cerca più un impiego né studia, balza al 33,2%, segnando un’inversione preoccupante.
"Col governo Meloni il mercato del lavoro si sta rafforzando", ha dichiarato il ministro del Lavoro, citando l’aumento di 280mila occupati su base annua. Ma i numeri, se letti con attenzione, rivelano una realtà diversa: ad aprile, l’occupazione è rimasta stagnante, senza nuovi posti creati, mentre il calo dei disoccupati è stato compensato dall’aumento degli inattivi. Un fenomeno che suggerisce come molti, scoraggiati dalle prospettive incerte, abbiano semplicemente smesso di cercare lavoro, uscendo dalle statistiche ufficiali.
Il confronto con l’Eurozona, dove la disoccupazione media è al 6,2%, potrebbe far apparire l’Italia in una posizione migliore. Tuttavia, il dato nasconde l’espansione del lavoro precario e povero, con contratti a termine e part-time involontari che continuano a dominare, soprattutto tra i giovani. Se da un lato il governo insiste nel presentare i risultati come il frutto di politiche efficaci, dall’altro le critiche sottolineano come la qualità dell’occupazione rimanga un nodo irrisolto.




