Il caso Minetti, la grazia umanitaria e i nodi (uruguaiani) che restano da sciogliere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La firma apposta dal presidente Sergio Mattarella, nel febbraio scorso, sulla grazia concessa a Nicole Minetti sembrava destinata a chiudere definitivamente i capitoli più spinosi della carriera dell’ex consigliera regionale, almeno quelli legati alle condanne per favoreggiamento della prostituzione (il cosiddetto caso Ruby) e peculato. Il provvedimento, che trovava la sua ratio in motivazioni squisitamente umanitarie legate alla necessità di assistere un minore gravemente malato, si è trasformato in pochi giorni in un vero e proprio terremoto politico-giudiziario. A distanza di poche settimane, infatti, non è tanto l’istituto della grazia in sé a finire sul banco degli imputati — essendo questo un potere discrezionale del Capo dello Stato — quanto la veridicità dei fatti che ne hanno costituito il presupposto. E mentre il Quirinale e il ministero della Giustizia, guidato da Carlo Nordio, provano a definire le rispettive competenze (con il primo che ha richiesto verifiche urgenti per escludere “supposte falsità” nella documentazione), la macchina investigativa si è spostata a oltre 11mila chilometri di distanza, precisamente in Uruguay.

Canali Interpol aperti e il giallo della madre biologica

È del primo maggio 2026 la notizia, ripresa dalla stampa uruguaiana e in particolare dal programma *Telenoche*, che dall’Italia è partita una richiesta formale di informazioni inoltrata attraverso i canali dell’Interpol. L’obiettivo di questa rogatoria informale, come viene definita dagli inquirenti, è duplice e piuttosto delicato. Da un lato, si chiede di fare piena luce sull’iter burocratico che ha portato la coppia formata da Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani junior a ottenere l’adozione del piccolo; dall’altro, gli accertamenti si concentrano sulla posizione della madre biologica del minore, una donna la cui scomparsa è stata ufficializzata dalle autorità del dipartimento di Maldonado e il cui nome è stato trasmesso dalla trasmissione Rai “Chi l’ha visto?”. Le ultime tracce della donna risalgono a metà febbraio, un lasso di temporale che coincide curiosamente con i giorni immediatamente successivi alla concessione della grazia. Il sostituto procuratore generale di Milano, Gaetano Brusa, ha confermato che le verifiche procedono con “massima urgenza” e che non si esclude, qualora si incontrassero intoppi, il ricorso a una rogatoria internazionale classica.

Il doppio binario tra cronaca e giudizio: la morte dell’avvocato

Se la scomparsa della madre biologica rappresenta il tassello più immediato del puzzle, a rendere il quadro ancora più fosco è un altro elemento che affiora dal contesto familiare originario del bambino. Nel giugno del 2024, l’avvocata uruguaiana Mercedes Nieto, che assisteva la famiglia biologica del minore, è rimasta uccisa insieme al marito in un incendio divampato nella loro abitazione di Garzón. Se inizialmente le fiamme erano state attribuite a un tragico incidente domestico, le nuove attenzioni mediatiche e giudiziarie sul caso Minetti hanno indotto la procura di Maldonado a riaprire i fascicoli, alla luce di “elementi ritenuti incompatibili con una causa accidentale”. Per la magistratura italiana, che sta vagliando l’autenticità dei documenti sanitari e delle certificazioni allegate alla richiesta di clemenza, questo rappresenta un altro fronte caldo. Si tratta, in sostanza, di accertare se la ricostruzione dello “stato di abbandono” del minore presentata alle autorità italiane fosse veritiera o se invece nascondesse una realtà più complessa, fatta di genitori biologici ancora in vita (sebbene indigenti o con precedenti penali) e di una battaglia legale per la potestà genitoriale.

L’altra faccia dell’adozione: la famiglia esclusa e i soggiorni a Ibiza

Le contraddizioni emerse non riguardano solo i legami di sangue del bambino, ma anche il suo recente passato affettivo. Una coppia di Maldonado, residente nella località di Pan de Azucar, ha raccontato ai media locali di aver frequentato il minore per un biennio, prima che l’adozione venisse poi perfezionata da Minetti e Cipriani. “Gli facevamo le festicciole di compleanno, stava imparando a conoscerci” hanno dichiarato, aggiungendo di aver ricevuto una comunicazione di “respingimento” da parte dell’Inau (l’Istituto nazionale per l’infanzia e l’adolescenza uruguaiano) che li ha esclusi dal percorso adottivo. Questa testimonianza, se da un lato dimostrerebbe che il bambino non fosse completamente privo di relazioni, dall’altro alimenta i dubbi sulla selezione delle famiglie affidatarie. Nel frattempo, il procuratore Brusa ha esteso il mandato dell’Interpol anche alla ricostruzione dei periodi trascorsi dalla coppia a Ibiza, per verificare l’assenza di carichi pendenti o procedimenti in Spagna.

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