Caccia a Elia Del Grande, il killer della strage dei fornai evaso da Castelfranco Emilia
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Redazione Interno
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Elia Del Grande, l'uomo condannato a trent'anni di carcere per aver sterminato la propria famiglia in quella che la cronaca nera ha battezzato come la "strage dei fornai", si è reso latitante, allontanandosi senza autorizzazione dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, dove stava scontando una misura di sicurezza. Le forze dell'ordine, le quali hanno lanciato una caccia in tutta Italia per rintracciarlo, hanno perso le sue tracce, alimentando una massiccia operazione di ricerca che si estende anche in regioni lontane dal luogo della fuga, come la Sardegna. L'individuo, che oggi ha quarantanove anni, era stato giudicato socialmente pericoloso e, per questo motivo, era stato destinatario di un provvedimento che lo obbligava a trascorrere un periodo di sei mesi nella struttura penitenziaria, in attesa di una successiva rivalutazione della sua posizione.
Il massacro di Cadrezzate
La vicenda giudiziaria che lo riguarda affonda le sue radici in una delle pagine più cupe della cronaca locale, risalente al 7 gennaio del 1998, quando Elia Del Grande, all'epoca ventiduenne, portò a compimento un efferato omicidio plurimo nella sua abitazione di Cadrezzate, in Varesotto. In quell'occasione, egli pose fine alle vite del padre, della madre e del fratello maggiore, colpendoli mortalmente con diversi colpi di fucile; un gesto, questo, che sconvolse profondamente l'opinione pubblica e che valse alla tragedia il macabro soprannome di "strage dei fornai", in riferimento all'attività commerciale condotta dalla famiglia.
La fuga e le indagini in corso
La sua evasione dalla casa lavoro, una struttura carceraria a regime semipermissivo, ha di conseguenza riacceso i riflettori su un caso che sembrava ormai archiviato, riportando alla memoria la brutalità di quel triplice delitto. Le indagini, che proseguono senza sosta, sono coordinate dalle procure competenti e si avvalgono di squadre specializzate, le quali stanno setacciando il territorio nazionale sulla base di possibili avvistamenti e di elementi investigativi raccolti. La latitanza dell'uomo, il quale avrebbe dovuto rimanere nella struttura emiliana in osservazione, rappresenta un'evidente violazione delle condizioni imposte dall'autorità giudiziaria, la quale ne aveva disposto il collocamento in un istituto di detenzione non del tutto chiuso proprio in virtù di un percorso di reinserimento, seppur vigilato.
Il profilo giuridico e il rischio
La misura di sicurezza applicata a Del Grande, la quale è prevista dall'ordinamento per i soggetti considerati pericolosi per la collettività anche dopo la condanna, ne limitava la libertà personale, imponendogli di risiedere obbligatoriamente nella casa lavoro per un periodo definito. La sua scomparsa, della quale non si conoscono ancora le dinamistiche precise né i possibili complici, se ve ne siano, ha dunque generato un allarme di notevole entità, data la gravità dei reati per i quali è stato condannato. Le autorità, che stanno agendo con il massimo della discrezione per non compromettere le operazioni, hanno diramato un allertamento a tutti i reparti, intensificando i controlli sui mezzi di trasporto e nelle aree sensibili, nella convinzione che l'evaso possa tentare di spostarsi lontano dalla zona in cui si è reso irreperibile.




