Da Roma a Parigi, lo stesso odio: individuati cinque presunti complici dell’attentato del 1982 alla Sinagoga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Roma ha chiuso il capitolo delle indagini, un lavoro complesso e minuzioso che si è protratto per quattro anni, e ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a cinque persone, tutte di origine palestinese, accusate di aver concorso nell’attentato del 9 ottobre 1982 contro la Sinagoga di Roma. Quella mattina, poco prima di mezzogiorno, mentre all’interno del Tempio Maggiore circa trecento fedeli celebravano lo shabbat e le festività di Shemini Atzeret, un commando armato di bombe a mano e pistole mitragliatrici attaccò i fedeli che stavano uscendo dal cancello secondario su via Catalana. Nell’esplosione e nel successivo raid morì il piccolo Stefano Gaj Tachè, di appena due anni, e rimasero ferite una quarantina di persone.

La svolta nelle indagini, come spiega la Procura capitolina, è arrivata grazie alla cooperazione internazionale con l’Autorità Giudiziaria francese. Già nel febbraio del 2023 era stata istituita una Squadra Investigativa Comune con il polo antiterrorismo di Parigi, dopo che erano emerse evidenti connessioni con un altro sanguinoso attacco, avvenuto poche settimane prima, il 9 agosto del 1982, al ristorante “Jo Goldenberg” nel quartiere ebraico del IV Arrondissement di Parigi. In quel caso, un commando fece irruzione nel locale lanciando una bomba a mano e aprendo il fuoco sui commensali, causando sei morti e una ventina di feriti, tra cui quattro italiani.

Gli accertamenti, condotti dalla Digos e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, hanno riletto e analizzato vecchi fascicoli, atti istruttori e dibattimentali, fonti diplomatiche e documenti d’archivio, sia pubblici che privati. Gli inquirenti hanno così potuto confermare non solo la matrice comune, riconducibile all’organizzazione terroristica fondata da Abu Nidal, ma anche le "convergenze oggettive e soggettive" tra i due attentati, che hanno permesso di individuare i presunti responsabili con diversi ruoli e funzioni, dalla decisione e supervisione, all’organizzazione logistica, fino al contributo operativo.

Cinque nomi e un contesto di tensione internazionale

L’avviso di chiusura indagini riguarda Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68 anni, attualmente detenuto in Francia e già a giudizio per la strage di Parigi; Abed Adra Mahmoud Khader, 71enne residente in Cisgiordania; Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74enne residente in Giordania; Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65enne, anche lui residente in Giordania; e Abu Arkoub Omar Mahid Abdel Rahman, 66enne, di origine palestinese e residente in Giordania. Secondo la Procura, avrebbero agito in concorso anche con altri tre individui, Alhamieda Rashid Mahmoud, Maher Said e Al Awad Yousif, che risultano però deceduti.

L’attentato alla Sinagoga di Roma, il più grave atto di antisemitismo in Italia dal dopoguerra, non fu un episodio isolato. Si inseriva in un contesto di fortissima tensione mediorientale. Solo quattro mesi prima, tra il 4 e il 5 giugno 1982, l’aviazione israeliana aveva bombardato campi profughi palestinesi e obiettivi dell’Olp a Beirut e nel sud del Libano, causando decine di morti. Il 6 giugno successivo, Israele diede il via all’operazione "Pace per la Galilea", invadendo il Libano. Le nuove indagini hanno anche permesso di delineare con maggior precisione la strategia dell’organizzazione di Abu Nidal, nata nel 1974 da una scissione dall’Olp di Arafat nel segno del rifiuto più radicale di qualsiasi dialogo con Israele.

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