Le Borse europee ripartono con slancio, trascinate dall’ottimismo e dal rimbalzo di Wall Street
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Redazione Economia
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L’avvio di giornata per i mercati finanziari europei non lascia spazio a interpretazioni contrastanti, con gli indici principali che si sono subito inseriti in un solco di deciso progresso, proseguendo di fatto quel movimento di accumulo rialzista già messo in atto nelle due sedute precedenti. Alle 09.15, il FTSEMib – il barometro per eccellenza della piazza milanese – si attestava a 45.448 punti, registrando un incremento del 2,57%, stesso identico margine di guadagno che mostrava il FTSE Italia All Share. In scia, anche i comparti delle mid e delle small cap mostravano numeri in territorio positivo: il FTSE Italia Mid Cap segnava un +2,53% mentre il FTSE Italia Star si fermava a un più contenuto, ma pur sempre significativo, +2,02%.
Un sentiment che viene da lontano
La dinamica odierna, per quanto possa apparire repentina, affonda le sue radici in una serie di movimenti già registrati oltreoceano nella giornata di chiusura del 31 marzo. La seduta di Wall Street, in particolare, aveva restituito agli investitori una fiducia che sembrava essersi parzialmente attenuata nelle settimane precedenti. Il Dow Jones 30 aveva archiviato il mese con una performance bruciante, un vero e proprio balzo del 2,49% che, a guardare i dati tecnici, ha permesso al listino di trovare un solido appoggio sull’area di supporto individuata a quota 45.528,9 punti. Se il quadro di medio periodo per l’indice americano conserva ancora tinte decisamente negative – una lettura che gli analisti non smettono di sottolineare – nel brevissimo qualcosa sembra essersi rotto a favore dei compratori. La tenuta di quel livello ha infatti aperto la strada a uno scenario che potrebbe ora puntare verso la resistenza stimata a 46.791,8.
Il trionfo del Nasdaq e l’effetto valanga
A fare da traino all’intero sistema, nella sessione precedente, è stato però il comparto tecnologico. Il Nasdaq, indice che raccoglie le principali aziende dell’innovazione, è risultato il migliore nel giorno di chiusura con un +3,35%, a dimostrazione di come la propensione al rischio, quando riemerge, tenda a concentrarsi proprio sui settori più volatili ma anche dai margini di crescita più elevati. Di conseguenza, l’S&P 500 non poteva che seguire a ruota, mettendo a segno un progresso del 2,85% prima di consolidarsi. Anche in questo caso, l’analisi tecnica restituisce un quadro simile a quello del Dow Jones: le implicazioni strutturali restano ancora orientate negativamente, ma l’evoluzione degli indicatori a breve termine – quelli che misurano la velocità delle oscillazioni – suggerisce un rallentamento della fase discendente, se non un vero e proprio tentativo di inversione.
Il petrolio tiene e la criptovaluta riprende fiato
In questo contesto di rinnovato appetito per il rischio, non poteva mancare una reazione anche sul fronte delle materie prime e delle risorse digitali. Il petrolio, dopo aver superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, mantiene ancora stabilmente la testa sopra quel livello, confermando la propria tenuta in un quadro macroeconomico ancora complesso. Sul fronte parallelo delle criptovalute, il rimbalzo è stato presente ma meno vigoroso rispetto ai tradizionali mercati azionari. Bitcoin ed Ethereum hanno infatti registrato rialzi, ma di entità inferiore rispetto ai colossi del Nasdaq, segno forse di una maggior cautela degli speculatori in un segmento che, per sua natura, amplifica le fasi di incertezza. Un dato, quest’ultimo, che non sfugge agli osservatori attenti: mentre i listini tradizionali hanno beneficiato di una spinta omogenea, il mondo delle valute virtuali ha mostrato una reazione più timida, quasi a voler attendere conferme più solide dalla direzione che prenderanno gli eventi nei prossimi giorni.




