Nuova stretta anti Cina: gli Usa mettono al bando smartwatch e telecamere
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Redazione Esteri
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La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, dopo essersi intensificata attorno ai dazi e alle cosiddette 'terre rare', materiali essenziali per l'high-tech, ha compiuto un ulteriore passo in avanti. L'amministrazione Trump, che ha recentemente annunciato l'intenzione di applicare dazi al cento per cento sulle importazioni cinesi a partire dal prossimo novembre, ha esteso le proprie misure a una nuova categoria di prodotti di consumo. Sono stati infatti messi al bando, con effetto immediato, alcuni modelli di smartwatch e di telecamere di origine cinese, ritenuti un potenziale rischio per la sicurezza nazionale. Questa mossa, che segue di pochi giorni la pubblicazione di una norma che amplia la stretta contro le affiliate delle aziende sotto sanzioni, conferma una strategia sempre più muscolare, la quale riporta i mercati ai ribelli dello scorso aprile.
La risposta di Pechino e la questione delle terre rare
La reazione cinese, che alcuni commentatori hanno definito una "doccia gelata" per Washington, non si è fatta attendere. Pechino ha annunciato un pacchetto di restrizioni sull'export di terre rare e delle tecnologie a esse collegate, che entrerà in vigore dal primo dicembre. "La sensazione di essere strangolati che gli Stati Uniti provano oggi sulle terre rare", ha osservato una voce influente vicina al governo cinese, "è esattamente la stessa che la Cina ha provato nel 2018 sui chip". Questa misura, che rappresenta una risposta diretta alla stretta statunitense, mira a colpire settori cruciali per l'industria americana, dall'intelligenza artificiale alle nuove tecnologie, creando notevoli incertezze per le catene di approvvigionamento globali.
Le ripercussioni sui mercati finanziari
Le politiche commerciali del presidente Trump hanno avuto un impatto immediato e tangibile sui listini finanziari. Dopo la decisione di imporre dazi del cento per cento, le azioni dei colossi tecnologici, tra cui Amazon, Nvidia e Tesla, hanno chiuso la settimana con perdite consistenti, attorno al cinque per cento. L'intero settore tech, secondo le stime, ha bruciato quasi 800 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato in un solo giorno, una stangata che evidenzia la fragilità degli investimenti in un contesto di così elevata volatilità. Le borse, insomma, hanno reagito con netta freddezza a un braccio di ferro i cui esiti appaiono tutt'altro che scontati.
Il contesto giudiziario e le inchieste in corso
Parallelamente allo scontro commerciale, procedono anche le inchieste di natura giudiziaria che toccano, seppur indirettamente, il complesso intreccio tra tecnologia e sicurezza. Senza scendere in dettagli espliciti, è noto che diverse procure federali stiano indagando su presunti illeciti legati al trasferimento di dati sensibili e di tecnologie duali, quelle cioè a uso sia civile sia militare. Queste investigazioni, che si svolgono con il massimo riserbo, contribuiscono a creare un clima di ulteriore tensione, nel quale ogni mossa commerciale viene analizzata anche attraverso la lente della sicurezza nazionale e della protezione dei brevetti.




