Caso Ercolini, per la Procura ipotesi aggressione prima della morte
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una seconda autopsia, effettuata sul corpo della giudice Francesca Ercolini e depositata agli atti dell’incidente probatorio che si è tenuto a Roma, ha riaperto scenari che la prima ricognizione medico-legale, quella che aveva portato all’archiviazione per suicidio, aveva invece tralasciato. La Procura dell’Aquila, competente per i procedimenti che coinvolgono i magistrati del distretto marchigiano, ha ora iscritto sei persone nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato che si configura come omicidio.
Tra questi, come confermato dagli atti, figurano il marito della vittima, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, e il medico legale che eseguì il primo esame autoptico. Le indagini, coordinate dalla procuratrice Roberta D’Avolio, si concentrano ora su una serie di segni fisici rilevati sul corpo della presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Ancona, rinvenuta senza vita nella sua abitazione di Pesaro in viale Zara il 26 dicembre 2022.
Segni di difesa e il giallo del foulard Gucci
Dalle fotografie scattate durante i primi sopralluoghi, elementi che non erano stati valutati nella prima autopsia, sarebbero emerse lesioni riconducibili a un tentativo di difesa da parte della magistrata. Si parla di unghie rotte, un ematoma alla testa e un graffio sul collo che, secondo l’ipotesi investigativa della procuratrice D’Avolio, non escluderebbero affatto la possibilità che la donna abbia cercato di opporsi a un’aggressione prima di morire.
La presenza di questi segni, in particolare il solco sul collo, è ritenuta cruciale per distinguere tra una morte da impiccamento (suicidio) e uno strangolamento omicidiario. In questo contesto, il ruolo del famoso foulard di seta, che secondo la prima ricostruzione sarebbe stato utilizzato dalla vittima per legarsi alla ringhiera della scala interna, è diventato l’oggetto di un vero e proprio giallo giudiziario.
Un modello, quello bianco a fiori della maison Gucci, ormai fuori produzione e che il Ris ha provato a ricostruire, commissionandone una copia alla casa di moda per eseguire accertamenti tecnici comparativi. Anche la trasmissione "Chi l'ha visto?" si è mobilitata, lanciando un appello agli spettatori per rintracciare un foulard identico, mentre l'incidente probatorio in corso a Roma ha messo a confronto i periti delle parti.
Il confronto tra i periti e la perizia Fineschi
Il cuore del dibattito peritale ruota attorno alla compatibilità tra il tessuto del foulard e le lesioni riscontrate sul collo della giudice. Mariano Cingolani, consulente tecnico nominato dalla difesa del marito, ha sempre sostenuto la compatibilità tra la seta e i segni rilevati, avvalorando la tesi del suicidio. Tuttavia, a gettare una luce completamente diversa sulla vicenda è stata la relazione di ben 402 pagine depositata dal professor Vittorio Fineschi, il consulente incaricato di eseguire la seconda autopsia.
Secondo quanto emerso, la riga rossa sul collo presenterebbe un andamento irregolare, non compatibile con la meccanica classica dell'impiccagione, ma sarebbe invece caratterizzata da segni provocati da un mezzo duro, non paragonabile alla stoffa morbida del foulard.
La procura ha ritenuto questi elementi così significativi da disporre ulteriori verifiche tecniche, che saranno al centro di un nuovo sopralluogo nella casa di viale Zara, previsto nei prossimi giorni, durante il quale verranno analizzati anche altri elementi, come alcuni cavi di lampade sequestrati nell'abitazione.
Il nodo del foulard tagliato e la ciocca di capelli
A complicare ulteriormente il quadro, si aggiungono due particolari materiali legati al reperto principe dell'inchiesta. Al foulard, attualmente sotto sequestro, risulta ancora annodata una ciocca di capelli della magistrata, un elemento che potrebbe fornire indicazioni preziose sulla dinamica degli eventi. Ma c'è anche un altro aspetto che gli inquirenti intendono approfondire: una parte del foulard è stata tagliata.
Si tratta del pezzo utilizzato per liberare il corpo della donna, un gesto che, secondo il racconto reso dal marito, sarebbe stato compiuto con delle forbici per calare a terra il corpo sospeso della giudice. La ricostruzione di questa fase, così come le modalità con cui il corpo fu adagiato e il foulard reciso, sarà oggetto di nuove analisi durante il prossimo sopralluogo, che si terrà a Pesaro entro giugno, al fine di fugare ogni dubbio residuo sulla possibile simulazione della scena del crimine.




