Morte della giudice Ercolini, il Ris al lavoro sui due foulard: confronto decisivo per il giallo di Pesaro

Morte della giudice Ercolini, il Ris al lavoro sui due foulard: confronto decisivo per il giallo di Pesaro
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giallo della morte della giudice Francesca Ercolini, la 51enne originaria di Campobasso trovata senza vita nella villetta di viale Zara a Pesaro il giorno di Santo Stefano del 2022, si gioca ora su un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per la ricostruzione della dinamica: il confronto tra due foulard.

Da un lato c'è il reperto originale, il foulard Gucci con cui la magistrata sarebbe stata strangolata o si sarebbe tolta la vita secondo la prima ipotesi investigativa; dall'altro, il tessuto identico utilizzato dai carabinieri del Ris, il Reparto Investigazioni Scientifiche, per simulare e verificare la possibilità tecnica del suicidio per impiccagione. Gli esami, condotti nella sede di Tor di Quinto, a Roma, si sono protratti fino a tarda serata e rappresentano il capitolo più atteso di un'indagine che nelle scorse settimane ha cambiato radicalmente il proprio baricentro giudiziario.

Il ritorno del foulard e la svolta dell’Aquila

Dopo oltre un anno di indagini condotte dalla Procura di Pesaro, che avevano portato a ipotizzare inizialmente il suicidio, il fascicolo è stato trasferito alla Procura dell’Aquila, competente per i reati commessi da magistrati del distretto marchigiano, e da quel momento l’impostazione è radicalmente mutata. L’ipotesi di omicidio ha preso piede, spingendo gli inquirenti a tornare a esaminare con occhi diversi ciò che, in apparenza, sembrava un elemento secondario o già archiviato.

Quel foulard di seta, rinvenuto attorno al collo della giudice, non è più solo un presunto strumento del gesto estremo ma il possibile indizio di una violenza altrui, e gli accertamenti del Ris sono stati disposti proprio per sciogliere i nodi tecnici che ancora avvolgono quella scena.

La telefonata del figlio e la “corda” che non c’era

A riaccendere i riflettori su quella mattina del 26 dicembre, oltre alle evidenti incongruenze emerse in autopsia, sono stati i dettagli emersi dalle prime comunicazioni di soccorso. Fu il figlio sedicenne della giudice e dell’avvocato Lorenzo Ruggeri a comporre il numero del 112 alle 11.30, dichiarando al centralino che la madre si era impiccata. Quando l’operatrice ha richiamato per chiedere chiarimenti sul mezzo utilizzato, il ragazzo ha risposto con un generico “un cosino, non lo so… con una corda”.

Una definizione, quella di “corda”, che torna anche in una conversazione intercorsa poche ore dopo tra il padre del giovane, l’avvocato Ruggeri, e la cognata, sorella della vittima, gettando un’ombra di incoerenza su un particolare che gli investigatori non hanno mai smesso di ritenere cruciale. La presenza di un laccio o di un oggetto contundente, infatti, non trovava riscontro evidente se non in quel foulard, che però i primi rilievi descrivevano come un tessuto di seta, assai diverso per consistenza e resistenza da una tradizionale corda.

I dubbi sulla scena: la macchia di sangue e i graffi sulle mani

Ma gli elementi di frizione tra la tesi del suicidio e quella dell’omicidio non si fermano alla natura del presunto strumento. Gli inquirenti hanno da tempo puntato l’attenzione su alcune lesioni riscontrate alle mani della giudice, che secondo i consulenti della difesa e della parte civile sarebbero compatibili con un tentativo di difesa da un’aggressione piuttosto che con i segni lasciati da un anello al collo durante una caduta.

A complicare ulteriormente il quadro, una macchia di sangue di origine ancora da determinare, rinvenuta su una parete della villetta, che non trova una spiegazione lineare nella ricostruzione del gesto autolesivo. Tutti questi tasselli, accumulati nel corso delle settimane successive al ritrovamento, hanno spinto i magistrati aquilani a non escludere alcuna pista, nemmeno quella che coinvolgerebbe persone vicine alla vittima, e a richiedere un supplemento di analisi sui reperti già sequestrati.

La lettera anonima e il clima in famiglia

Nel frattempo, l’inchiesta si è arricchita di un altro elemento di rottura: una lettera anonima fatta pervenire in Procura dalla madre della giudice, nella quale si faceva esplicito riferimento a un clima di “violenze fisiche e verbali” all’interno delle mura domestiche. Pur con tutte le cautele del caso, trattandosi di uno scritto privo di firmatario, il contenuto ha orientato i pubblici ministeri a verificare la tenuta dell’ipotesi del suicidio, alla luce di un contesto familiare che, se confermato, avrebbe potuto offrire un movente diverso.

La stessa scelta di affidare al Ris di Roma il compito di confrontare il foulard originale con quello utilizzato per la simulazione, quindi, non è un mero esercizio tecnico, ma il tentativo di dare una risposta definitiva a uno dei punti più controversi dell’intera vicenda: se cioè fosse materialmente possibile, con quel tipo di tessuto e con quelle condizioni di ancoraggio, produrre le lesioni riscontrate sul corpo della magistrata o se, invece, quelle stesse tracce raccontino una storia del tutto diversa.

Accertamenti tecnici e attesa per gli esiti

L’attesa ora è concentrata sui risultati di questi nuovi accertamenti, che i periti del Ris hanno condotto con strumenti di rilievo e tecniche di comparazione avanzate, mettendo a confronto le fibre, le modalità di rottura e i carichi di trazione del foulard Gucci rinvenuto sulla scena del crimine con quelli del tessuto impiegato nella ricostruzione.

Si tratta di un passaggio obbligato, perché solo attraverso la verifica empirica delle ipotesi si potrà stabilire se la dinamica del suicidio regga all’esame dei fatti o se ceda definitivamente il passo all’ipotesi omicidiaria, che da mesi orienta le indagini. Per il momento, la Procura dell’Aquila mantiene il massimo riserbo, in attesa di depositare le relazioni peritali che, una volta acquisite, potrebbero finalmente imprimere una svolta al caso, chiudendo o spalancando scenari investigativi che, fino a oggi, sono rimasti sospesi tra due versioni opposte della stessa tragedia.

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