La morte della giudice Ercolini e il nodo della scena del crimine: i Ris non escludono il suicidio ma restano zone d'ombra
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Redazione Interno
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Sulla morte di Francesca Ercolini, la magistrata di 51 anni trovata senza vita nella sua abitazione di viale Zara a Pesaro la mattina di Santo Stefano del 2022, il lavoro dei Ris ha depositato un elemento destinato a pesare nelle valutazioni della Procura dell'Aquila. I consulenti dell'Arma, che hanno effettuato un sopralluogo della durata di circa sei ore nello stabile pesarese lo scorso ottobre, hanno consegnato una relazione tecnica di oltre 250 pagine all'interno dell'incidente probatorio disposto dal gip.
Secondo quanto emerso, le risultanze degli accertamenti non escluderebbero la compatibilità della scena con il suicidio, sebbene gli stessi esperti avrebbero segnalato la presenza di vuoti investigativi e dettagli che, a oggi, non trovano una spiegazione lineare. La consulenza, depositata nell'ambito del nuovo fascicolo aperto dopo la riapertura del caso, si concentra sulla dinamica e sulla ricostruzione degli ultimi istanti di vita della giudice, un passaggio cruciale per comprendere se si sia trattato di un gesto volontario o di un omicidio.
Il dolore della madre e il dubbio mai sopito
A tenere accesa l'attenzione sul giallo della morte della giudice Ercolini è soprattutto la voce della madre, Carmela Fusco, che in queste settimane ha moltiplicato gli appelli pubblici affinché chiunque disponga di informazioni utili si faccia avanti. Nel corso di una intervista andata in onda su Rai 3, all'interno della trasmissione "Chi l'ha visto?", la donna ha ribadito con forza la propria convinzione, spiegando di non aver mai prestato fede all'ipotesi del suicidio, quella inizialmente seguita dalla procura di Pesaro.
La signora Fusco ha definito la morte della figlia come un evento che non regge al vaglio della logica e dei fatti concreti, respingendo al contempo le dichiarazioni di Lorenzo Ruggeri, il marito della giudice oggi indagato per omicidio, che in una lettera inviata a un quotidiano locale aveva affermato che la stessa madre fosse a conoscenza delle presunte intenzioni suicide della donna.
Secondo la madre, si tratterebbe di un tentativo di deviare l'attenzione, poiché la figlia non le avrebbe mai confidato propositi del genere e anzi, nei giorni precedenti, si sarebbe mostrata preoccupata e provata, ma mai rassegnata o intenzionata a farla finita.
La scena del garage e il racconto della colf
Tra gli episodi più inquietanti emersi già nella prima fase delle indagini, quando si procedeva per maltrattamenti e istigazione al suicidio, c'è il racconto della colf della famiglia Ruggeri, la quale avrebbe trovato la giudice Ercolini da sola nel garage di casa, con una catena avvolta attorno al collo. Quella stessa catena è poi diventata uno degli elementi centrali della ricostruzione della dinamica, tanto che il racconto della collaboratrice domestica, che parlò di un ritrovamento drammatico e del pianto della magistrata, venne subito ritenuto meritevole di approfondimenti.
Dopo quell'episodio, la donna avrebbe effettuato una telefonata urgente alla madre di Francesca Ercolini, chiedendole di raggiungere Pesaro al più presto. Questo particolare, oggi, viene nuovamente passato al setaccio dagli inquirenti dell'Aquila, che coordinano il procedimento per omicidio, un fascicolo che vede nel registro degli indagati, oltre al marito Lorenzo Ruggeri, anche un ex poliziotto amico di famiglia. L'attenzione è puntata su quanto accadde in quei giorni e su eventuali pressioni o condizionamenti che avrebbero potuto precedere il tragico epilogo.
Le zone d'ombra nella consulenza dei Ris
Il sopralluogo dei Ris, come detto, ha restituito un quadro che non appare univoco. L'enorme mole di dati raccolti e la perizia di oltre 250 pagine hanno confermato che, da un punto di vista strettamente tecnico, gli elementi oggettivi non sono in contrasto con l'ipotesi del suicidio, ma al tempo stesso gli specialisti avrebbero rilevato anomalie e dettagli che non si incastrano perfettamente con una narrazione lineare del gesto volontario.
Proprio in virtù di queste discrepanze, gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione l'ultimo giorno di vita della giudice, passando al vaglio ogni singolo reperto e ogni testimonianza raccolta. Il fatto che la scena del crimine presenti aspetti che, secondo gli esperti, meriterebbero ulteriori verifiche, rafforza la posizione di chi, come la madre, chiede che non venga archiviata la pista dell'omicidio.
Le indagini, infatti, non si sono mai fermate e la decisione della Procura dell'Aquila di aprire un nuovo filone di inchiesta, dopo le prime conclusioni dell'autopsia e dei rilievi iniziali, testimonia quanto il caso sia ancora aperto e carico di interrogativi ai quali, a distanza di oltre un anno, non è stata ancora data una risposta definitiva.
Le indagini per omicidio e le figure centrali dell'inchiesta
La nuova imputazione per omicidio, che vede coinvolti il coniuge della vittima e il suo amico ex poliziotto, si basa su un insieme di riscontri che hanno indotto la magistratura aquilana a non escludere la possibilità che Francesca Ercolini sia stata uccisa. La figura di Lorenzo Ruggeri, in particolare, era già stata oggetto di attenzione nelle pregresse indagini per maltrattamenti, tanto che la sua lettera al quotidiano, nella quale tentava di ribaltare le responsabilità sulla madre, è stata letta dagli inquirenti come un tentativo di influenzare il corso delle indagini.
Parallelamente, il ruolo dell'ex agente di polizia, amico intimo della coppia, è al centro di una serie di verifiche che riguardano principalmente i giorni immediatamente antecedenti la morte e i rapporti intercorsi tra i tre. Le carte depositate dai Ris rappresentano ora un tassello fondamentale per il gip, che dovrà valutare la coerenza delle prove con le diverse ipotesi di reato.
Il quadro che emerge è quello di un'indagine complessa, nella quale la scienza e la tecnica si confrontano con una verità giudiziaria che, a tutt'oggi, appare ancora lontana dall'essere completamente acquisita, lasciando spazio a più di un dubbio su quanto realmente accaduto all'interno di quell'appartamento di viale Zara.




