Garlasco, l’accusa si riorganizza: movente sessuale e crudeltà, Sempio verso il giudizio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Le montagne russe giudiziarie, quelle che per quasi due decenni hanno trasformato l’omicidio di Chiara Poggi in un vero e proprio “luna park dell’orrore” mediatico, dovrebbero subire una brusca frenata. L’ipotesi del concorso di più persone – quelle suggestioni che coinvolgevano le sorelle Cappa, presunte complici, o la stessa ombra di Alberto Stasi – viene smantellata dalla procura di Pavia, che ora punta il faro su un unico sospettato. Il meccanismo delle accuse si riorganizza attorno alla figura di Andrea Sempio, il quale, secondo la ricostruzione dei magistrati guidati da Fabio Napoleone, avrebbe agito da solo spinto da una furia precisa e, a modo suo, “razionale” se cosi si può definire l’orrore. La nuova convocazione, fissata per il 6 maggio, non rappresenta solo un atto dovuto, ma la formalizzazione di un’ipotesi accusatoria che ha cancellato ogni traccia di quella nebulosa in cui si era persa l’opinione pubblica.

Se davvero la procura riuscisse a dimostrare quanto emerso dalle carte dell’inchiesta, bisognerebbe restituire merito a chi, in fondo, aveva intuito per prima la direzione tragica degli eventi. Paola Cappa, la cugina che insieme alla gemella Stefania apparve in quelle drammatiche ore successive al 13 agosto 2007, aveva già messo nero su bianco le sue sensazioni. In un verbale del 15 agosto, infatti, la donna espose una versione che oggi appare inquietante nella sua preveggenza, indicando in Sempio il volto nascosto di quella mattina d’agosto. Una testimonianza a lungo accantonata, relegata nel dimenticatoio dei faldoni, ma che l’evoluzione delle indagini tecniche – le tracce genetiche sotto le unghie della vittima, la famigerata impronta numero 33 sulla scala della cantina -10 – ha tragicamente rivalutato.

Il cuore della nuova imputazione, come si legge nell’invito a comparire notificato al 38enne, abbandona i contorni indefiniti del “concorso con ignoti” per scolpire un movente tanto classico quanto brutale: il rifiuto sessuale. Sempio, secondo i pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, si sarebbe accanito su Chiara dopo un approccio degenerato in violenza. L’aggressione, ricostruita come un massacro “a più fasi”, ha portato alla contestazione di due aggravanti pesantissime, la crudeltà e i motivi abietti, che in caso di condanna potrebbero aprire le porte all’ergastolo. I colpi, almeno una dozzina sferrati con una violenza inaudita, non si sarebbero esauriti nella zona d’ingresso, ma sarebbero proseguiti lungo le scale che conducono alla cantina, dove il della ragazza venne infine abbandonato. Un accanimento che la legge non può più ignorare e che modifica radicalmente il peso della scena del crimine.

Mentre l’attenzione si concentra Sempio, dall’altra parte della barricata processuale si registra l’emozione malcelata di chi ha sempre creduto in un errore giudiziario. L’avvocata Giada Bocellari, che insieme ad Antonio De Rensis segue le sorti di Alberto Stasi, fatica a trattenere la commozione, seppur celata dietro la rigida facciata professionale. Per il loro assistito, condannato in via definitiva a 16 anni e oggi in semilibertà, si profila la possibilità concreta di varcare la soglia del carcere senza fare più ritorno. La procura generale di Milano sta già studiando i fascicoli per valutare l’istanza di revisione del processo, una procedura che, se accolta, spazzerebbe via anni di detenzione per un delitto che l’attuale inchiesta attribuisce esclusivamente ad altri. Una prospettiva che trasforma l’ex fidanzato di Chiara da condannato definitivo a potenziale vittima di un ingiusto carcere, con quanto ne consegue in termini di indennizzo e riparazione.

Il silenzio della difesa e il nodo delle gemelle

Andrea Sempio, dal canto suo, si prepara all’interrogatorio di maggio con uno stato d’animo che i legali definiscono di “rassegnazione”. «Sono innocente», avrebbe ripetuto, «Chiara quasi non la conoscevo. Quando andavo a casa da Marco (il fratello della vittima, ndr.), lei spesso non c’era nemmeno». Una linea difensiva che fa leva sulla presunta occasionalità del rapporto, una strategia che dovrà confrontarsi con i dati oggettivi delle consulenze genetiche. La difesa, rappresentata dall’avvocata Angela Taccia, ha già annunciato che valuterà la condotta da tenere in aula, in attesa di prendere visione completa del materiale investigativo. Resta da chiarire, inoltre, il ruolo giocato dalle sorelle Cappa: sebbene le indagini le abbiano definitivamente escluse dai sospetti – il loro legale ha sempre parlato di “nessun rapporto” con Sempio -3 – la loro presenza nella narrazione mediatica di questi anni ha alimentato quelle “montagne russe” delle suggestioni che la procura cerca adesso di smontare, una per una, in vista della richiesta di rinvio a giudizio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.