L’ultimo saluto a Federico Frusciante, tra via Magenta e il silenzio del corteo funebre

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è chi era arrivato da fuori Livorno, chi invece ha approfittato della pausa pranzo per fare un salto in via Magenta, e molti altri che semplicemente non hanno saputo resistere alla tentazione di esserci, di portare un pensiero, un fiore o anche solo uno sguardo davanti a quel negozio che per 23 anni è stato molto più di un semplice videonoleggio. Il feretro di Federico Frusciante, lo youtuber e critico cinematografico scomparso domenica all’età di 52 anni a causa di un improvviso malore che lo ha colto nella sua abitazione, ha lasciato la camera mortuaria del cimitero dei Lupi per raggiungere il tempio crematorio, e l’intera città si è stretta attorno alla famiglia e alla compagna Eleonora in un abbraccio collettivo che aveva i toni sobri e partecipi delle occasioni vere. Non ci sono state esequie formali, nessuna funzione religiosa, ma solo un corteo silenzioso, e forse questa scelta, così laica e lineare, è apparsa a molti come la più adatta a ricordare un uomo che della schiettezza e dell’antiretorica aveva fatto la propria bandiera, anche e soprattutto quando si sedeva davanti a una telecamera per spiegarci, con quella sua parlata toscana e quel fare diretto, le meraviglie e le miserie del cinema.

Proprio di fronte a quello che fu il suo Videodrome, l’esercizio commerciale in via Magenta che aveva aperto nel lontano 1999 e che aveva resistito fino al 2022 all’avanzata inesorabile dello streaming e della pirateria, qualcuno ha attaccato un foglio con su scritto “Fede vive” e il suo volto sorridente, stampato in bianco e nero come piaceva a lui, e lì la gente si è fermata, spesso senza neanche conoscersi, scambiandosi ricordi e aneddoti. Quella vetrina, che per anni aveva esposto locandine di pellicole introvabili e cult movie di ogni genere, è diventata per un giorno l’altare laico di un pellegrinaggio che ha visto alternarsi non solo livornesi doc, ma anche tante persone arrivate da fuori regione, persino dall’estero alcuni, quasi a testimoniare quanto il raggio d’influenza del “Compagno Frusciante” – come amava definirsi con ironia e orgoglio – avesse varcato da tempo i confini cittadini. Moltissimi di loro lo avevano conosciuto e frequentato prima virtualmente, attraverso i suoi canali social e le celebri recensioni su YouTube, e poi dal vivo, magari durante le serate dei Criticoni, il collettivo che aveva fondato con Francesco Alò, Davide Marra e Mattia Ferrari, portando in giro per l’Italia un modo nuovo, irriverente e profondamente competente di parlare di cinema.

Dalla resistenza culturale del Videodrome alla piazza virtuale del web

Se n’è andato un pomeriggio di febbraio, stroncato da un malore che non gli ha lasciato scampo, e in molti, sui social, hanno ricordato come solo due giorni prima fosse a Bologna, presente a una serata con i suoi compagni di avventure per parlare di Blade Runner, e come fosse apparso in forma, vitale, appassionato come sempre. Il cordoglio, in queste ore, ha travalicato la cerchia degli appassionati cinefili per raggiungere anche politici e personalità dello spettacolo, a riprova del fatto che la figura di Frusciante era ormai diventata un punto di riferimento nel panorama culturale italiano, una voce libera capace di unire generazioni diverse attorno alla passione per la settima arte. Musicista post-punk, attore, compositore e collaboratore di riviste specializzate come Nocturno – la cui ultima uscita, guarda caso, si intitola “Passione & ossessione”, due termini che forse più di altri riassumono la sua intera esistenza –, Federico era riuscito nell’impresa non da poco di trasformare un piccolo negozio di periferia in un presidio di resistenza culturale, e successivamente il web in una piazza sterminata dove continuare a seminare la sua enciclopedica conoscenza.

Un’eredità di schiettezza e competenza lontano dai riflettori

Di lui, chi lo ha incrociato anche una sola volta, non dimentica facilmente lo stile: quella capacità di passare con disinvoltura da una monografia su Antonioni a un commento al vetriolo sull’ultimo blockbuster hollywoodiano, il tutto condito con un lessico che non faceva sconti a nessuno e che rifuggiva qualsiasi ipocrisia intellettuale. Nei suoi video, che molti hanno ricominciato a rivedere in queste ore come per tenerlo ancora un po’ vicino, c’era l’essenza di un uomo che del cinema aveva fatto una ragione di vita, e che probabilmente non avrebbe gradito gli stereotipi del caso o le celebrazioni retoriche. Preferiva di gran lunga i fatti alle parole, i film visti e rivisti alle chiacchiere da salotto, e forse è per questo che l’ultimo saluto silenzioso che gli è stato tributato oggi, senza discorsi ufficiali né cerimonie pubbliche, appare così autentico e commovente. Restano i suoi video, le sue analisi, quelle maratone da ore e ore in cui dissezionava pellicole e registi, e resta il ricordo di un uomo che amava la sua città, Livorno, e che sognava per lei una Casa del Cinema, un progetto mai realizzato ma che molti, ora, vorrebbero forse riprendere in mano.

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