Il critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante è morto a 52 anni, stroncato da un malore nella sua Livorno
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il malore che lo ha colto nella sua abitazione di via San Carlo, nel pomeriggio di domenica 15 febbraio, non gli ha lasciato scampo. Federico Frusciante, che di anni ne aveva 52, se n’è andato così, all’improvviso, lasciando la moglie Eleonora e un vuoto che dalle stanze di casa si è propagato in poche ore in tutto il web e nel mondo del cinema, quello vero, fatto di passione autentica e non di passerelle. Una partita a scacchi con la morte, per citare il bianco e nero del settimo sigillo di Bergman che tanto amava, che il critico livornese ha giocato fino all’ultimo, salvo poi alzarsi dal tavolo e andarsene, lasciando la Signora nella polvere. Ed è proprio questa la cifra della sua scomparsa: l’incredulità di chi lo ha incrociato, fosse stato al bancone del Videodrome in via Magenta o di fronte allo schermo di un computer, e non riesce ad accettare che quella voce fuori dal coro si sia spenta per sempre -3 -7.
Per ventitré anni, il Videodrome, nome rubato all’omonimo film di David Cronenberg, era stato molto più di un semplice negozio di noleggio. Un avamposto culturale, lo definiscono in molti, un argine contro l’omologazione del mercato e la pirateria dilagante, dove Federico non si limitava a passare un dvd, ma dispensava consigli, vivisezionava pellicole e costruiva il gusto di generazioni di cinefili con lo sguardo obliquo e la parlata schietta che solo un livornese verace poteva permettersi nel mondo spesso plasticato della settima arte -1 -2. Quando nel 2022 le serrande si sono abbassate per sempre, la sua battaglia non è finita; si è semplicemente spostata online, dove il bancone è diventato uno sfondo e la sua platea si è allargata a dismisura.
Dalla videoteca al web, l’ascesa di una voce libera e il progetto dei Criticoni
Sul suo canale YouTube, seguito da quasi centoventimila iscritti, le recensioni di Frusciante erano autentici monologhi di passione, capaci di spaziare dal cinema di genere alle produzioni indipendenti con un linguaggio diretto, a tratti sferzante e volutamente anticonvenzionale -2. Un approccio che gli aveva permesso di intervistare maestri come Dario Argento e George Romero e di diventare un punto di riferimento per chi del cinema voleva capire le pieghe più nascoste, senza sconti e senza piaggeria verso i colossi hollywoodiani. La sua ultima evoluzione, prima del malore, era stato il progetto collettivo “I Criticoni”, nato insieme a Davide Marra, Francesco Alò e Mattia Ferrari, con cui portava in teatri e cinema di tutta Italia un dibattito vivo, acceso e spesso polemico sulla produzione contemporanea, riempiendo sale e facendo appassionare anche i più giovani -4 -5. Un sodalizio, quello con Marra, che era diventato negli anni un’amicizia profonda, cementata da lunghe riunioni di giuria al FIPILI Horror Festival e da una stima reciproca che traspare dal dolore dei messaggi postati nelle ore successive alla notizia -8.
Tra i tanti attestati di stima apparsi sui social, che vanno da Marracash a Madame fino ai registi Manetti e allo stesso D’Innocenzo, spicca per intensità il ricordo di chi lo conosceva bene: “Amavi solo la tua Eleonora più del cinema”, ha scritto Marra, sintetizzando in poche parole la scala dei valori di un uomo che ha fatto della cultura e dell’amore le sue uniche, vere ragioni di vita -1 -9. La camera ardente, allestita presso il cimitero dei Lupi di Livorno, rimarrà aperta fino a martedì pomeriggio per permettere a chiunque lo desideri di portare un ultimo saluto a quello che molti considerano l’ultimo dei videotecari, colui che ha resistito ai giganti dello streaming e alle logiche del mainstream armato soltanto della sua sconfinata competenza e di un’onestà intellettuale fuori dal comune -6 -7.




