Federico Frusciante, l'ultimo saluto di Livorno e dei cinefili di tutta Italia al critico youtuber

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un silenzio, nel corteo che si è snodato verso il tempio crematorio di Livorno, che somiglia a quello che si fa in sala quando stanno per spegnersi le luci e il film sta per cominciare. Un silenzio carico di attesa, di rispetto, di qualcosa che assomiglia all’incredulità. Sono state tante, tantissime, le persone che hanno voluto esserci: livornesi, certo, ma anche chi da fuori regione è partito per portare l’estremo saluto a Federico Frusciante, quel critico cinematografico e youtuber capace di trasformare la passione – o forse, come avrebbe detto lui stesso, l’ossessione – per il cinema in un racconto popolare e colto al tempo stesso. Non c’è stata una funzione religiosa, e forse questo è paradossale solo in apparenza per un uomo che della laicità e della schiettezza aveva fatto un tratto distintivo; solo un corteo silenzioso, un accompagnamento privo di orpelli, prima che la salma venisse affidata al tempio per la cremazione. Un gesto essenziale, asciutto, che in fondo gli somigliava -2-3.

E dire che la storia di Frusciante, classe 1973, era cominciata proprio lì, a Livorno, in quel negozio di via Magenta che per ventitré anni è stato molto più di un semplice videonoleggio. Il “Videodrome” – nome che era già un programma, un omaggio al Cronenberg più visionario – non era solo un posto dove noleggiare una cassetta o un dvd, ma un vero e proprio avamposto culturale, un luogo fisico dove la cinefilia diventava dialogo, scontro, scoperta. Da quel bancone, Federico dispensava consigli, stroncava blockbuster con la sua proverbiale franchezza e accendeva riflessioni su pellicole che altrimenti, chissà, forse nessuno avrebbe mai cercato. Poi il negozio ha chiuso, come tanti, schiacciato dallo streaming e dai cambiamenti del mercato, ma la sua voce non si è spenta: ha solo cambiato piattaforma, trovando in YouTube e nei social quella piazza virtuale dove continuare a fare ciò che aveva sempre fatto, parlare di cinema con una competenza enciclopedica e un trasporto emotivo fuori dal comune -1-3-8.

Negli ultimi tempi, quella voce si era fatta coro, unendosi a quelle di Francesco Alò, Davide Marra e Mattia Ferrari nel progetto dei “Criticoni”. Un collettivo che portava il dibattito cinematografico fuori dagli schemi tradizionali, nei teatri, nei festival, e che proprio due giorni prima della sua scomparsa era a Bologna per un incontro con il pubblico. Un impegno costante, il suo, che lo aveva portato a intervistare maestri come Dario Argento e George Romero, a collaborare con riviste come FilmTv e Nocturno – che nell’ultimo numero lo ha ricordato con un editoriale intitolato “Passione & ossessione”, parole che sembrano cucite addosso a lui – e a diventare un punto di riferimento per quasi centoventimila iscritti al suo canale personale. Gente che nei suoi monologhi in bianco e nero, in quelle analisi profonde e mai banali, trovava una chiave per guardare i film (e il mondo) con occhi diversi, più obliqui e veraci -2-3-5.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.