È morto Federico Frusciante, il critico che dal bancone del Videodrome di Livorno aveva conquistato il web

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La partita a scacchi con la morte, per usare un'immagine che lui stesso avrebbe potuto trarre da quel Settimo sigillo di Bergman che tanto amava, qualcuno l’ha vista come una sconfitta. Ma per Federico Frusciante, per il suo sguardo sempre obliquo e la sua parlata tagliente, viene quasi naturale pensare che sia stato lui, piuttosto, a rovesciare il tavolo. Se n’è andato domenica 15 febbraio, nella sua abitazione di Livorno, stroncato da un malore a soli 52 anni, lasciando la morte lì, incredula, proprio come increduli sono rimasti tutti coloro che lo hanno incrociato – di persona o attraverso uno schermo – in quel suo vivisezionare la storia della settima arte senza mai concedere nulla al politicamente corretto o al mondo plasticato dell’industria cinematografica -1-3.

Nato a Pontedera il 28 agosto del 1973, Frusciante era livornese d’adozione e di sostanza, di quella sostanza ruvida e autentica che metteva in ogni sua recensione. A soli 25 anni aveva aperto un negozio di noleggio video in via Magenta, inizialmente affiliato a un franchising, per poi ribattezzarlo con un nome che era già un programma: “Videodrome”, chiaro omaggio al film di David Cronenberg -1-2. Quella videoteca, per oltre vent’anni, non è stata un semplice luogo commerciale, ma un vero e proprio presidio culturale. Entravi per prendere una cassetta e ne uscivi dopo un’ora, con le orecchie piene di consigli e la borsa piena di film che non avevi previsto di noleggiare, perché Federico non vendeva semplicemente prodotti: dispensava passione, insegnava a distinguere un buon film da uno fatto bene, e lo faceva con una competenza enciclopedica che pochi potevano vantare -8. Ha resistito alle grandi catene, all’avanzata dello streaming e alla pirateria, fino alla chiusura definitiva nel 2022, un evento che per lui e per i suoi affezionati era stato come una piccola, grande ferita -1-2.

Quando il negozio ha chiuso i battenti, però, la sua voce non si è spenta. Anzi, dal bancone del Videodrome era già migrata in rete da tempo, e su YouTube aveva trovato una nuova, vastissima platea. Il suo canale, seguito da quasi 120 mila iscritti, era diventato un appuntamento fisso per gli amanti del cinema di genere, dell’horror e delle pellicole indipendenti, ma anche per chi voleva sentire un parere libero sui blockbuster hollywoodiani -1-4. Le sue analisi, spesso monografiche e dalla durata fuori dal comune – capitavano maratone video di dieci o venti ore sui migliori e peggiori film dell’anno – erano condite da quel suo stile diretto, sferzante, volutamente lontano dal linguaggio accomodante della critica tradizionale, che lui accusava di essere troppo allineata alle logiche di mercato -2.

Una voce libera, tra cinema, musica e l’avventura dei Criticoni

Del resto, la sua era una cifra stilistica che non conosceva mezze misure. Musicista post-punk, attore e compositore, aveva collaborato con riviste del settore come FilmTv e Nocturno, riuscendo a intervistare maestri del calibro di Dario Argento e George A. Romero. La sua fama di divulgatore aveva varcato i confini del web, portandolo a tenere lezioni fuori dagli schemi in ambito universitario e a sedere come giurato in festival internazionali. Nell’ultimo periodo, la sua vena polemica e la sua voglia di confronto avevano trovato nuova linfa nel progetto collettivo “I Criticoni”, nato insieme a Francesco Alò, Davide Marra (noto come Mr. Marra) e Mattia Ferrari (Victorlaszlo88). Con loro portava in teatro e al cinema dibattiti sulle nuove uscite, discussioni animate e spesso rusticane – soprattutto con Alò – che erano il riflesso di un’idea di cinema come qualcosa di vivo, pulsante, su cui era giusto anche azzuffarsi pur di difendere la propria visione. Solo due giorni prima di morire, venerdì 13 febbraio, era a Bologna per una serata proprio con i Criticoni, con tanto di introduzione e discussione su *Blade Runner* dopo la proiezione: un impegno che dimostra quanto fosse attivo e quanto avesse ancora da dire.

A dare l’annuncio della scomparsa, avvenuta nella sua casa di via San Carlo a Livorno, sono stati i profili social ufficiali con un messaggio stringato e denso di dolore da parte della famiglia e, in particolare, della moglie Eleonora -3-8. E proprio alla compagna della sua vita ha pensato Mr. Marra in uno dei primi e più toccanti ricordi pubblici, scrivendo che Federico amava solo lei più del cinema -1-4. La salma è stata esposta alla camera mortuaria del cimitero dei Lupi di Livorno nella giornata di lunedì 16 febbraio e resterà a disposizione di chi vorrà portargli l’estremo saluto fino a martedì 17 -1-4. Tra i tanti messaggi di cordoglio, spicca quello del regista Fabio D’Innocenzo, che l’ha ricordato come una persona profondamente sensibile -1. Con la sua scomparsa, il panorama della critica indipendente perde una delle sue voci più autentiche e riconoscibili, quelle voci che sembravano destinate a durare per sempre, proprio perché costruite sulla passione vera e non sul consenso facile.

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