Silvia Salis, l’ultima papessa Pd
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Redazione Interno
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Da anni, ogni volta che un nuovo leader emerge all’orizzonte, la sinistra italiana si lascia sedurre dall’illusione di aver trovato il proprio salvatore, colui – o, in questo caso, colei – che saprà ridare smalto a una galassia progressista spesso frammentata e in cerca di identità. Silvia Salis, neoeletta sindaca di Genova, sembra essere l’ultima incarnazione di questa dinamica, che negli anni ha prodotto più delusioni che risultati concreti. La sua vittoria, netta e senza bisogno di ballottaggio, ha spiazzato il centrodestra, già in difficoltà dopo la sconfitta del candidato Pietro Piciocchi.
Ma mentre Salis si prepara a formare la sua giunta, emergono i primi nodi amministrativi. A Genova Levante, il conteggio delle preferenze in due seggi – il 9 e il 650 – non torna, creando tensioni in un centrodestra che fatica a riorganizzarsi. Il “pasticcio” elettorale, come è stato definito, rischia di rallentare ulteriormente un quadro politico già complesso, in cui la nuova sindaca dovrà muoversi con pragmatismo.
Intanto, i nomi per la giunta cominciano a circolare: tra i più papabili figurano Lodi, Coppola e Ferrante, mentre la delega alla sicurezza potrebbe andare a un esterno. Salis, che avrebbe già in mente metà della squadra, sembra voler accelerare i tempi: se venerdì sarà ufficialmente proclamata, il primo consiglio comunale dovrà tenersi entro due settimane. Un lasso di tempo breve, che lascia intendere come l’amministrazione Salis punti a evitare lunghe trattative.




