Silvia Salis, l’ultima papessa Pd: tra ambizioni negate e pasticci elettorali
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Redazione Interno
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È un copione che si ripete, quasi una liturgia politica: ogni volta che la sinistra italiana sembra affondare, ecco spuntare una figura nuova, un presunto salvatore capace di ridare slancio a un campo progressista sempre più frammentato. Stavolta tocca a Silvia Salis, neosindaca di Genova, vittoriosa al primo turno con un margine netto, diventata in poche ore il simbolo di un centrosinistra alla ricerca di rilancio. Ma lei, almeno a parole, non ci sta. «Parlare di un mio ruolo nazionale è prematuro», ha tagliato corto, sottolineando come il suo unico obiettivo sia governare la città. Eppure, c’è chi già immagina scenari più ampi, mentre il Pd – reduce da sconfitte e divisioni – sembra aggrapparsi a qualsiasi barlume di speranza.
La sua ascesa, però, non è l’unico elemento che tiene banco a Genova. Nelle retrovie del centrodestra, intanto, si consuma un piccolo giallo elettorale. Nel municipio Levante, due seggi – il 9 e il 650 – restano bloccati per irregolarità nel conteggio delle preferenze, un pasticcio che alimenta tensioni in una coalizione già provata dalla débâcle del candidato sindaco Pietro Piciocchi. Un episodio che rischia di diventare emblematico della fragilità di un blocco incapace di capitalizzare il malcontento verso il precedente governo.
Dall’altra parte, però, c’è chi festeggia senza riserve. Simona Cosso, insegnante ed esponente di Sinistra Italiana, ha strappato il municipio Centro Est con il 55,4% dei voti, imponendosi sulla rivale di centrodestra Federica Cavalleri. Un risultato che conferma come, almeno a livello locale, alcune aree della città restino roccaforti progressiste. La sua priorità, ha annunciato, sarà la manutenzione del territorio e la creazione di spazi per i giovani.




