Hormuz, Iran e Oman trattano il futuro della porta energetica del Golfo
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Redazione Esteri
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Lo Stretto di Hormuz torna al centro della geopolitica mondiale. Iran e Oman hanno avviato un gruppo di lavoro congiunto per definire le future regole di amministrazione della navigazione nel passaggio marittimo attraverso il quale transita una quota essenziale delle esportazioni energetiche del Golfo. L'iniziativa, che fa seguito al memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran siglato la scorsa settimana, apre una partita complessa che coinvolge petrolio, gas, sicurezza marittima, diritto internazionale ed equilibri strategici tra Teheran, Washington e le monarchie arabe.
Il ruolo centrale dell'Oman e il corridoio temporaneo
L'Oman, storicamente mediatore neutrale nella regione, si è mosso con prontezza per facilitare il deflusso delle navi rimaste bloccate nel Golfo dopo mesi di tensioni. In coordinamento con l'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), il Sultanato ha annunciato l'attivazione di un corridoio marittimo temporaneo per tutte le navi, sulla base di coordinate comunicate dall'ente internazionale e dalle autorità omanite.
Una nota ufficiale di Muscat ha ribadito l'impegno a garantire la libertà di navigazione senza imporre tariffe di transito, in linea con il diritto internazionale e con i risultati degli sforzi diplomatici compiuti da Stati Uniti e Iran. Secondo l'IMO, oltre undicimila marinai sono ancora bloccati nella regione e dovrebbero essere assistiti nell'ambito di un piano di evacuazione e transito graduale.
Il gruppo di lavoro congiunto e le rivendicazioni iraniane
Parallelamente, Iran e Oman hanno formalizzato l'istituzione di un gruppo di lavoro congiunto tra i rispettivi ministeri degli Esteri. L'obiettivo dichiarato è raggiungere un accordo sulla futura gestione della navigazione, sui servizi che verranno forniti e sui relativi costi, nel rispetto degli standard internazionali. In una nota congiunta, i due Paesi hanno sottolineato i loro "diritti sovrani sulle acque territoriali dello Stretto" e ribadito l'impegno a mantenerlo come via marittima sicura e aperta.
Tuttavia, la posizione di Teheran si è fatta subito assertiva: il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito che la gestione dello Stretto "non tornerà mai più alla situazione precedente al conflitto". Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha inoltre respinto le rotte alternative annunciate da altre autorità, definendole "inaccettabili ed estremamente pericolose" e ribadendo che solo i percorsi designati dall'Iran sono consentiti.
La partita giuridica e gli equilibri regionali
Il nodo centrale della trattativa rimane quello giuridico. Hormuz non è un canale artificiale come Suez o Panama, ma uno stretto naturale utilizzato per la navigazione internazionale. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 riconosce il diritto di passaggio in transito, che gli Stati costieri non possono limitare arbitrariamente.
Tuttavia, l'Iran ha firmato la Convenzione ma non l'ha ratificata, sostenendo di non essere vincolata al più ampio diritto di passaggio in transito e richiamando il concetto più restrittivo di passaggio inoffensivo, subordinato alla sicurezza dello Stato costiero. Questa divergenza interpretativa apre scenari complessi: Teheran punta a essere riconosciuta come attore indispensabile per la sicurezza marittima, mentre gli Stati Uniti e gli alleati del Golfo sostengono che tale controllo non possa tradursi in un potere di bloccare, selezionare o tassare il traffico.
I prossimi passi e la dimensione economica
L'agenda diplomatica è fitta. Il primo ministro del Qatar si è recato a Muscat per avviare le consultazioni tra Iran, Paesi del Golfo e Iraq sull'operatività dello Stretto, come previsto dal memorandum di Islamabad. L'accordo tra Washington e Teheran prevede una finestra di 60 giorni per arrivare a un'intesa più ampia, durante la quale il transito dovrebbe rimanere libero da pedaggi. Pakistan, che ha mediato i negoziati, si è detto favorevole a un transito libero senza permessi o costi aggiuntivi.
Sul fronte economico, l'incertezza continua a pesare: se la situazione dovesse stabilizzarsi su due rotte parallele, una coordinata dagli Stati Uniti e l'altra dall'Iran, l'efficienza del passaggio ne risentirebbe, aumentando i costi assicurativi e rallentando le catene di approvvigionamento energetico, con effetti potenzialmente duraturi sui mercati globali.




